I Memphis Grizzlies hanno un problema; anzi, hanno diversi problemi. Quello originario si chiama record e, al momento, recita 7-12, con ben otto sconfitte in fila. Le cause stanno nelle difficoltà tecniche, fisiche e ora anche ambientali. La conseguenza diretta è stata l‘esonero di coach David Fizdale.
Partiamo proprio da quest’ultimo elemento. Certamente, i pessimi risultati hanno contribuito a far saltare la panchina di Fizdale, ma l’esonero è anche indicativo delle difficoltà ambientali che si stavano creando ultimamente nello spogliatoio dei Grizzlies. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le dichiarazioni di Marc Gasol, leader della squadra, indignato per essere stato lasciato panchina nel quarto decisivo dell’ennesima sconfitta, nell’ultimo match contro i Brooklyn Nets. A nulla sono valse le giustificazioni tecniche del coach ex Miami e la stella spagnola ha avuto la meglio in questo ridicolo braccio di ferro. Forse la squadra non sentiva più suo il basket proposto dal coach? Forse i numerosi cambiamenti estivi hanno intaccato la famosa mentalità del Grit and Grind tipica della squadra del Tennessee? Forse semplicemente il basket vintage dei Memphis Grizzlies non tiene più il passo col resto della lega e il roster non si addice più del tutto a questo modo di giocare. Tanti allenatori hanno fallito a causa dell’incapacità di adattarsi alle caratteristiche degli uomini a disposizione. E questo potrebbe essere stato il caso anche di Fizdale.

I pessimi risultati e il diverbio con Marc Gasol hanno spinto i Memphis Grizzlies ad esonerare David Fizdale
Entriamo proprio nei problemi tecnico-tattici dei Grizzlies. Tutto sommato, la loro idea di una pallacanestro che partisse da dietro, dalla difesa, ha funzionato alla grande nelle prime undici partite e la squadra presenta la sesta miglior difesa per punti concessi a partita (100.9). E a mancare non è nemmeno la costanza nel difendere il proprio canestro, dato che i punti concessi nelle sconfitte sono solo quattro in più rispetto a quanto accade in caso di vittoria (103.3 contro 99.2). E allora i problemi stanno da altre parti. E queste parti sono identificabili con la metà campo avversaria. I Memphis Grizzlies presentano il terzultimo attacco della lega, con 98.8 punti segnati a sera. Non è un problema di mancanza di talento, ma di distribuzione delle responsabilità di sicuro. Sono solo quattro gli uomini in doppia cifra di media: Conley, Evans, Gasol, Green. I primi tre in particolare mostrano una certa tendenza ad accentrare su di loro la gran parte delle conclusioni: i dati dicono che prendono più del 50% dei tiri del team (43 su 80.7). Il movimento di palla è spesso sterile e ciò è testimoniato dal dato degli assist: appena 20.8, ventiquattresimo dato di tutta la NBA. Essendo nella città del Blues, si potrebbe dire che il problema dei Memphis Grizzlies sta nel ritmo. Questo pare troppo basso (97.36 possessi a partita), non tanto perché le mode dicano che ora si gioca più velocemente, ma per i giocatori che si trovano a roster. Se ciò non vale per Conley e Gasol, pesa sicuramente sul rendimento dei comprimari: giocatori atletici come McLemore, Wright o Green gioverebbero molto della possibilità di andare al ferro in transizione. Mentre due elementi come Evans e Chalmers sono molto bravi a creare per i compagni in situazioni di contropiede, facendo fatica a farlo a difesa schierata. Lo stesso Parsons, con la difesa rientrante, potrebbe trovare più tiri aperti, di cui necessita per ritrovarsi.
Quando giocano in transizione i Memphis Grizzlies riescono a costruire più tiri in ritmo.


1 commento
Grazie. Bell’articolo e scritto anche molto bene. Complimenti Andrea. Buon lavoro.
Cordialmente.
Aleksandar