Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsSteve Kerr sulla vicenda Suns: “Viviamo in un mondo folle”

Steve Kerr sulla vicenda Suns: “Viviamo in un mondo folle”

di Simone Massari

Nemmeno lui si aspettava un eco di queste dimensioni, infatti Steve Kerr sulla vicenda Suns torna a parlare in modo polemico. Quel gesto di lasciare la lavagnetta in un time-out ad Andre Iguodala ha fatto il giro del mondo e ha sollevato non poche critiche.

Forse perchè dall’altra parte c’era una delle squadre peggiori della lega? Probabilmente è stato interpretato come un gesto di superiorità. Phoenix ha perso quella partita per 129-83, 46 punti di distacco che hanno reso quel gesto ancora più amaro. L’avesse fatto contro Cleveland? Sarebbe passato lo stesso messagio? Difficile dirlo.

Sicuramente stando alle parole post-partita di Kerr, non sarà l’ultima volta che farà gestire la partita ai propri giocatori, anche perchè secondo l’ex giocatore dei Bulls, la squadra appartiene ai giocatori, non è nè sua, nè del GM e nè di Joe Jacob (il proprietario).

Le parole di Steve Kerr sulla vicenda Suns

Kerr si rivela sbigottito dai giudizi provenienti dalla NBA riguardo la scelta di autogestione dei timeout da parte della squadra. Queste le sue parole ai microfoni di 95.7 The Game:

Oggi mi sono reso conto ancora di più di quanto sia folle questo mondo e di come tutto sia una storia che viene giudicata costantemente. Non penso che sarà una cosa che faremmo spesso, ma è un buon esercizio. E’ una stagione lunga nove mesi, devi dare il meglio per mantenere le cose chiare, per questo ogni tanto bisogna lasciare la palla alla squadra. Posso farlo ancora una volta, magari due. Vedremo.

Steve Kerr sulla vicenda Suns sembra molto seccato, soprattutto sul giudizio verso un allenatore che da poco ha raggiunto 250 vittorie in panchina. Il suo comportamento sul campo non ha mai fatto trasparire spocchiosità o superiorità ed è questo il motivo per cui Kerr si è trovato spiazzato davanti alle critiche ricevute.

Sono 82 partite di regular season, il suo metodo non è di certo da configurarsi come un atto di superiorità verso gli altri, ma può mantenere alta la concentrazione di una squadra “troppo abituata a vincere”.

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