Stava iniziando a mancare la serie più incredibile e, probabilmente, la più equilibrata di tutti i Playoff NBA 2014, stanotte il terzo appuntamento: CP3 e compagni faranno visita ai Warriors nella caldissima Oracle Arena sull’1-1.
Imprevedibile come non mai l’esito di tale gara: nelle prime due partite sono un po’ mancati sia Andre Iguodala sia soprattutto il n° 30 di quelli del ponte; ci si potrebbe anche azzardare a dire che allo Staples Center, sebbene la grossa prestazione dei ragazzi del Reverendo, la gara sia stata persa dai Clippers più che vinta dai Warriors: i due tiri liberi sbagliati nel finale da Paul sono follia purissima quotati come non mai tra i vostri allibratori preferiti, altrettanto gli errori inspiegabili nel finale di Darren Collison, playmaker rispettabilissimo nel panorama NBA, i 6 falli di Griffin tra i quali si fatica a trovare il più sensato ed il più vicino all’essere effettivamente un fallo sono la causa per il quale il risultato finale ha detto Golden State Warriors; tanto premesso, guai a sottovalutare la quantità di sangue e sudore versata sopra il campo da David Lee, la mole di punti di Klay Thompson che sebbene un po’ di appannamento ha risposto “presente” quando contava ed ancora il lavoro di Draymond Green, gli attributi di HB40 ed il supporto di un veterano quale Jermain O’Neal… dalla presenza di Jermain O’Neal si presume l’assenza di Andrew Bogut: il centro australiano-croato infatti è, giusto per variare un po’ il copione, vittima di una grave anziché no frattura alla costola e responsabile del gioco più “meditato” dei gialloblu che si precludono la possibilità di prendere dei rischi sulle linee di passaggio data l’assenza del gigante nel frontcourt, nonostante le 23 palle perse di gara-1 possano indurre a pensarla diversamente.
Dall’altra parte abbiamo una franchigia che in fatto di talento non ha da invidiare davvero a nessuno all’interno della lega e i numeri offensivi della compagine “sfigata” di Los Angeles parlano chiarissimo: con 109.4 punti per possesso i Clippers sono, la migliore squadra d’offesa della lega, capaci di segnare 138 punti alla terza difesa di tutta la NBA in gara-2… Ma le partite non si vincono con il talento e non si vincono necessariamente segnando né 140 né 150 punti in 48 minuti, tuttavia non si può neanche dire che manchi esperienza in tale squadra: sul pino uno dei migliori allenatori degli ultimi 10 anni, in panchina un giocatore esperto che con Rivers un titolo l’ha pure vinto vale a dire Glen Davis, un altro veterano che stanno tanto rimpiangendo ad Indianapolis secondo me, in campo un Chris Paul mai campione NBA ma da sempre un giocatore decisivo quando conta e poi quei due ragazzoni tanto giovani quanto bistrattati…
Jordan e Griffin, Griffin e Jordan, i responsabili di Lob City, quelli che tirano male i liberi, quelli con cui non si vincerà mai e bla bla bla… smettiamola, vi prego: sarebbe il caso che molti, non tutti ma molti, di quelli che criticano con smodata leggerezza questi due giocatori inizino a guardare qualche partita in più e non di pallavolo ma di basket: DeAndre Jordan è, numeri alla mano, tra i lunghi, il secondo miglior difensore NBA sotto i tabelloni, dietro al solo Serge Ibaka, sebbene le percentuali avversarie nel pitturato mantenute dal 6 siano mediamente più alte di quelle dei vari Hibbert, Davis, Noah, Duncan ecc. le stoppate del ragazzone di Houston sono 2.5 a partite, le palle rubate 1.0 numeri che combinati ai 13.6 rimbalzi per gara (con la percentuale di rimbalzi presi in rapporto alle opportunità più alta della NBA) ne fanno uno dei lunghi più efficaci in assoluto: 5 le stoppate in entrambe le partite contro i Warriors ed una presenza sotto canestro che in pochissimi possono dare; magari gioverebbe ricordarlo quando si sorride per un suo tiro libero troppo corto, del resto se non fosse per quel 42,8% dalla lunetta sarebbe lecito reputarlo il miglior numero 5 in circolazione, o forse no… perché è giusto dare attenzione a chi prende più soldi ed ha più appeal mediatico, senza fare nomi… citofonare Houston…
Il discorso è similare per Blake Griffin, un giocatore di cui spesso sfuggono i miglioramenti e che soltanto da un anno a questa parte sta compiendo un sensibile miglioramento nel suo tiro in sospensione, ancora manchevole di continuità ma comunque in upgrade:
Questi i numeri nell’ultima regular season della prima scelta assoluta del draft NBA 2009, mentre di seguito, quelli della regular season dello scorso anno:
Il giocatore tra l’altro ha portato il 66% dalla lunetta dell’anno passato fino al 71% di quest’anno, ottimi numeri considerando i ben 3.4 tentativi in più ad ogni gara.
Griffin e Jordan non sono Robinson e Duncan, no, questo mai, ma da qui ad essere considerati il problema dei Clippers nel postseason di acqua ce ne passa sotto i ponti. Cosa manca davvero a questi Clips? Forse davvero nulla, forse un po’ di attenzione ed un po’ di fortuna… quella che dall’altra parte di LA è sempre mancata; azzardandomi in un paragone calcistico che a molti suonerà scomodo e forse inappropriato mi permetto di dire che i Clippers sono la Roma della NBA: una squadra bella da vedere e simpatica, sì… perché non vince mai. Dopo l’esperienza di Iverson volete vederlo un giocatore come Chris Paul terminare la carriera senza neanche un anello?! Io no, quindi mi schiero dalla loro parte…



