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Golden State Warriors, Kerr: “I miei ragazzi come il Liverpool, siamo dei f*****i giganti!”

di Michele Gibin

Probabilmente la vittoria più difficile per i Golden State Warriors versione Curry-Durant-Thompson, gara 5 delle semifinali della Western Conference contro gli Houston Rockets.

Prima le persistenti difficoltà al tiro ed i problemi fisici di Steph Curry, la panchina sempre più corta e poi l’infortunio di Kevin Durant, che a 2 minuti dalla fine del terzo quarto prende la via degli spogliatoi toccandosi la gamba destra tra caviglia e polpaccio.

Un momento – sportivamente d’intende – drammatico. Il primo pensiero è il tendine d’Achille, ma gli esami preliminari effettuati in spogliatoio escludono con certezza un problema tendineo: la rima diagnosi è una contrattura muscolare al polpaccio.

In campo è lo stesso Curry ad ammettere l’attimo di sconforto che ha assalito i compagni di KD: “Per un secondo ci siamo sentiti davvero svuotati” Così Steph “Poi ci siamo ricompattati ed abbiamo fatto un parziale, dovremo ora combattere con le unghie e con i denti per strappare un’altra vittoria“.

Durant si sottoporrà a risonanza magnetica nella giornata di giovedì, ma il team sanitario degli Warriors ha già escluso con la quasi assoluta certezza l’ipotesi peggiore: “Mi hanno detto che non è il tendine d’Achille” così Steve Kerr “Avevamo pensato tutti a quello, anche rivedendo le immagini, in cui sembra che (Durant, ndr) si giri come se avesse ricevuto un calcio (sensazione tipica dalla dalla rottura del tendine d’Achille, ndr). Dovrebbe trattarsi di un problema al polpaccio“.

Dovremo trovare un modo per giocare senza Kevin, oggi lo abbiamo fatto. Ieri (martedì, ndr) l’allenatore del Liverpool Jurgen Klopp ha detto una frase del genere: ‘I bambini a Liverpool sono probabilmente tutti a letto a quest’ora, quindi lo posso dire: i nostri ragazzi sono dei f*****i giganti’. Proprio così, ed quello che provo io per i mie giocatori ora“.

L’infortunio di Durant ha chiuso un terzo quarto difficile per gli Warriors, chiuso dai Rockets con un parziale 29-15 che ha rimesso in partita gli uomini di coach Mike D’Antoni.

Con la probabile assenza di Durant per gara 6 (e per un’eventuale gara 7), gli Houston Rockets si trovano oggi, a parti invertite, nella stessa situazione in cui James Harden e compagni vennero a trovarsi un anno fa in finale di conference, quando un infortunio muscolare fermò Chris Paul dopo gara 5 “Una occasione persa” Così Paul “Eravamo lì, a rimbalzo c’eravamo, ma dobbiamo fare meglio in difesa e con le palle perse. Non siamo riusciti a fermarli quando ne avremmo avuto bisogno“.

Andre Iguodala ha spiegato a fine partita come sia stato DeMarcus Cousins – oggi infortunato – a portare calma all’interno della squadra dopo l’uscita di scena di Durant: “Che spavento, per fortuna non si tratta del tendine d’Achille. DeMarcus (Cousins, ndr) è stato bravissimo nel tenerci assieme in quei minuti, dicendoci: ‘state tranquilli, andrà bene, pensate solo alla partita’. Il suo messaggio ci è servito molto“.

Steph Curry è riuscito a scuotersi nel secondo tempo di una partita difficilissima, all’interni di una serie di playoffs davvero impegnativa fisicamente per il due volte MVP: “Chiunque abbia il pallone, che sia dal pick and roll, che sia su un movimento, se facciamo lavorare la difesa e prendiamo buone decisioni, abbiamo comunque tante opzioni per creare attacco. Oggi la difesa ci ha dato una chance di vincere, nasce tutto da lì. E ci servirà ancora quando non potremo dare la palla in attacco a K(evin Durant, ndr), dovremo adeguarci“.

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