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Crisi con la Cina e ascolti giù, la NBA taglia le stime per il salary cap 2021

di Michele Gibin
golden state warriors russell

La crisi diplomatica con la Cina, scatenata dal famoso tweet pro Hong-Kong di Daryl Morey a ottobre, presenta il conto alla NBA che è pronta a rivedere al ribasso le stime su salary cap e luxury tax 2021.

I mancati proventi derivati dal ritiro di alcune sponsorizzazioni sul mercato cinese a seguito delle proteste di Pechino contro la NBA, hanno generato in pochi mesi un “buco” da 150-200 milioni di dollari di mancati guadagni, cifra che unita alla flessione negli ascolti TV registrata nei primi mesi di regular season 2019\20, forzerà la NBA a correggere il tiro.

Stimato in circa 3 milioni di dollari il taglio: da 116 a 113 milioni di spazio salariale, una riduzione che avrà effetti su free agency 2020 e contratti dei giocatori, il cui ammontare è calcolato su date percentuali del monte stipendi totale a disposizione. Mossa che, come riportato da Adrian Wojnarowlsi e Bobby Marks di ESPN, era nell’aria da tempo tra gli executive NBA.

Un “sottoprodotto” di tale flessione è un mercato NBA 2020 finora sottotono, a pochi giorni dalla trade deadline del prossimo 6 febbraio: le poche squadre che potrebbero cercare rinforzi restano “abbottonate”, ed è possibile che per veder muoversi i grandi nomi (Andre Drummond, Kevin Love, Steven Adams, Robert Covington, D’Angelo Russell) si debba attendere il draft e l’estate 2020. Solo 7 però le squadre oggi con spazio salariale sufficiente a cercare il grande nome durante la free agency 2020.

Il ribasso del salary cap 2021 peserà soprattutto su quelle squadre NBA già oggi oltre la soglia della luxury tax: team come Golden State Warriors, Houston Rockets, Miami Heat e Oklahoma City Thunder si ritroverebbero l’anno prossimo a pagare ancora più salata la tassa di lusso prevista per chi “sfora” il tetto salariale, a maggior ragione in caso di “recidività”. Un salary cap ribassato comprimerà giocoforza la possibilità per le squadre che ne beneficiano, di utilizzare la propria “mid-level exception“, col rischio di entrare in territorio di luxury tax.

Una comunicazione ufficiale della NBA è prevista a breve, forse già nella giornata di giovedì.

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