I canali ufficiali NBA ancora una volta non si pronunciano sulle prospettive di una ripartenza per la stagione NBA 2019\20, nonostante il pressing su una riapertura graduale ma totale del paese negli Stati Uniti, e le richieste (che giungono anche da molto in alto, a partire dal presidente USA Donald Trump) di riportare il grande sport in TV, come segno di graduale ritorno alla normalità dopo la grande pandemia.
Per Adam Silver, che dopo una riunione del board of governors della NBA ha conferito con i media, “Non siamo ancora in una posizione tale da prendere alcuna decisione, né è chiaro quando lo saremo. Questo basandosi sui report che abbiamo ottenuto dalle autorità sanitarie pubbliche“. Le problematiche di fondo legate ad una ipotetica ripartenza della stagione sono sempre le medesime: l’andamento generale delle curve epidemiche in tutto il paese, da cui dipendono durata ed estensione delle misure restrittive e di contenimento, la necessità di garantire con test rapidi ed affidabili la salute di atleti, staff e personale necessario allo svolgimento della stagione, e la reperibilità sul mercato di tali test. Ancora, le diverse politiche adottate dai vari stati federali in materia di spostamenti, contenimento e chiusure.
“I dati che ci servono per prendere una decisione sono molteplici, e questo genera parte dell’incertezza oggi. Come detto, la prima cosa da garantire è la sicurezza, la salute di tutte le persone coinvolte, confermo che ad oggi c’è ancora troppa incertezza per parlare di date“.
Adam Silver: “Più casi positivi di quelli riportati tra i giocatori NBA”
Come sempre, per Adam Silver “Tutte le opzioni restano sul tavolo“, compreso l’ambizioso progetto di trasferire le squadre in una unica location (Las Vegas?) e disputare il resto della stagione in una sorta di maxi-quarantena, una “bolla” come è stata definita dai media nei giorni scorsi. “La NBA ha ascoltato tutte le ipotesi, compresa questa, non sappiamo ancora dire però con precisione cosa effettivamente serva per farlo, per garantire sicurezza e salute a tutti“.
“Per esempio, c’è ancora molta incertezza sullo stesso virus“, continua Silver “Nelle prossime settimane potremmo trovarci in una situazione del tutto diversa da oggi, ma come già detto nel mese di aprile non arriverà alcuna decisione“. Il commissioner ha inoltre aggiunto che il numero di giocatori risultati positivi al virus Sars-CoV2 è superiore a quello dei casi riportati ufficialmente, e che i dati non sono stati forniti per ragioni di privacy.
Giocatori NBA, da maggio -15% sullo stipendio
Accordo raggiunto nel frattempo tra NBA e associazione giocatori (NBPA) su modi e tempi della necessaria decurtazione delle paghe degli atleti: la lega tratterrà a partire dal prossimo 15 maggio il 15% degli stipendi dei giocatori, i giocatori percepiranno le intere somme fino al 1 maggio.
NBA e NBPA si sono accordate per una riduzione graduale degli stipendi, che possa avere un impatto minore nel tempo. In caso di ripartenza della stagione, i giocatori potranno riavere le somme trattenute come stabilito dal contratto collettivo di lavoro. Come riportato da Adrian Wojnarowksi di ESPN, la NBA non ha al momento alcun piano per la cancellazione della stagione, ma i tempi potrebbero essere lunghi: il 15 giugno è indicato come deadline preliminare per una decisione definitiva sul numero di partite cancellate (la stagione è stata sospesa con ancora 18-20 gare da disputare per ogni squadra).

