E’ durata circa 90 minuti la maxi call conference con cui oltre 100 giocatori NBA hanno dibattuto sull’opportunità di riprendere la stagione a Orlando, al Walt Disney World Resort seguendo il piano approvato dal board of governors NBA e dalla NBPA.
Come noto, il motore dell’opposizione al piano Silver è stato Kyrie Irving, star dei Brookly Nets e uno dei vice presidenti della NBPA, ed attualmente infortunato.
Durante la chiamata, diversi giocatori hanno confermato la loro volontà di restare fuori dai giochi. I giocatori hanno discusso delle implicazioni, importanti, economiche soprattutto in caso di “sciopero”, e sono giunti alla conclusione che ogni decisione dovrà essere presa in modo unitario.
Per i giocatori NBA, a grande prevalenza neri, ai timori per il virus e l’impossibilità di avere con sé le proprie famiglie a Orlando, si è aggiunto con forza l’urgenza di un gesto che sarebbe eclatante: quello di non giocare e scegliere di continuare a supportare le proteste pacifiche negli Stati Uniti ed il movimento Black Lives Matter, dopo l’omicidio di George Floyd a Minneapolis dello scorso 25 giugno.
Ed è qui che la posizione di Irving si è fatta oltranzista. Durante la riunione, Kyrie Irving si è detto “disposto a dare tutto quello che possiede” per supportare la causa e combattere il razzismo endemico nella società americana. “Non supporto la decisione di andare a Orlando (…) qualcosa puzza“.
Un altro vice presidente della NBPA, C.J. McCollum dei Portland Trail Blazers, ha ricordato ai colleghi del danno economico rilevante che chi sceglierebbe di non giocare potrebbe subire. Uno sciopero che potrebbe pesare anche sulle trattative di rinnovo del contratto collettivo di lavoro, che scadrà nel 2022.
Kyrie Irving told NBA players on call Friday, sources tell @TheAthleticNBA @Stadium: "I don’t support going into Orlando. I’m not with the systematic racism and the bullshit. Something smells a little fishy."
— Shams Charania (@ShamsCharania) June 13, 2020
Tra le voci più forti a favore dello stop c’è stata quella di Dwight Howard dei Los Angeles Lakers, che ha definito la ripresa della NBA “una distrazione” dalle proteste e dalla battaglia per i diritti in corso. Secondo Howard, come riportato da Shams Charania di The Athletic, “noi giocatori dovremmo unirci e creare quel cambiamento che chiediamo“.
Chi già in tempi “non sospetti” ed ancora oggi chiarisce la sua posizione contraria è il veterano dei Milwaukee Bucks George Hill: “Oggi, il basket è l’ultimo dei miei pensieri. E’ un gioco a cui sono abbastanza fortunato di poter giocare. Oggi ci sono problemi ben più grandi, nella vita di ognuno di noi, che è più grande di una partita di basket. Naturalmente è solo la mia opinione (…) resto un giocatore, mi sono tenuto in allenamento e quando la palla è in gioco, si gioca“.
“Se non avessi giocato a basket, avrei potuto essere io George Floyd, o un’altra di quelle persone uccise a colpi d’arma da fuoco a Indianapolis. Per me questo momento ha un impatto forte perché sono cose che ho visto, la violenza e la brutalità della polizia“.
A parlare, anche veterani come Avery Bradley (Lakers) e Carmelo Anthony. Melo ha invitato la nuova generazione di giocatori a prendere l’iniziativa e guidare il gruppo, secondo Charania. Altri giocatori eminenti come Donovan Mitchell degli Utah Jazz avrebbero posto l’accento sull’alto rischio di infortuni derivato dalla lunga ed insolita pausa e dall’inattività fisica.
Donovan Mitchell, Carmelo Anthony, Dwight Howard among others spoke out about possibly sitting out due to social/COVID-19 issues, per sources. NBPA leadership, Paul/Garrett Temple, provided insight too. Every player had a voice — wants to find purpose, whether they play or not.
— Shams Charania (@ShamsCharania) June 13, 2020
NBA, la maggioranza dei giocatori non è d’accordo con Irving
La maggioranza dei giocatori NBA, pur riconoscendo la bontà delle istanze di Irving, non sarebbe d’accordo con la star dei Brooklyn Nets.
I giocatori sono convinti che il campo e la visibilità siano un veicolo importante per supportare e diffondere il messaggio di cambiamento per il quale tanti atleti si sono attivati durante la pausa forzata e dopo l’omicidio Floyd. Con la ripresa della stagione a fine luglio, la NBA godrà di una vetrina pressoché unica in America, almeno fino all’inizio della stagione 2020\21 della NFL.
“Non esiste piattaforma migliore che giocare e diffondere il proprio messaggio dal li“, così un executive NBA anonimo a Yahoo Sports “Che ci siano delle preoccupazioni è comprensibile, soprattutto per quei giocatori che hanno una famiglia e dei figli. Alcune misure di sicurezza della ‘bolla’ andranno ridiscusse“.
Ad inizio giugno, la NBPA aveva approvato con un voto di 28-0 il piano Silver per la ripresa della stagione a Orlando. Voto su cui, si era precisato, pendeva però la forte necessità di discutere dei tanti dettagli logistici e tecnici per i giocatori all’interno dell’ormai famosa “bolla” di Disney World.
La battaglia di Irving da vice presidente dell’Associazione va in questo senso, ma il tono troppo “separatista” dell’ex Cavs potrebbe averlo messo in netta minoranza.
Yahoo Sources: Kyrie Irving led inspiring conference call centered on unity, systemic racism, investing in communities with 80-plus players that included WNBA players. Opinions were voiced, questions answered and a common theme established: Whatever we do, we’re in this together.
— Chris Haynes (@ChrisBHaynes) June 13, 2020

