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La guida al draft NBA 2020, prima parte

di Giovanni Oriolo
guida draft nba 2020

Il draft NBA 2020 si terrà il prossimo 18 novembre, sarà il primo appuntamento formale della stagione 2020\21 che inizierà il prossimo 22 dicembre, mentre la lega cerca di capire se e quando le squadre potranno tornare a giocare nelle arene di casa in presenza di pubblico.

In origine, il draft si sarebbe dovuto tenere come ogni anno a giugno, la pandemia da coronavirus e la sospensione di 4 mesi della NBA hanno rinviato il draft prima al 18 ottobre, e quindi al 18 novembre 2020.

Anche la sede del draft NBA 2020 è stata spostata. In programma da principio al Barclays Center di Brooklyn (NY), la casa dei Nets, il draft si svolgerà invece in video conferenza in diretta dagli studi ESPN di Bristol, Connecticut, e trasmesso in TV dallo stesso network.

Come funziona il draft NBA?

Ogni anno le squadre NBA scelgono i nuovi giocatori da un bacino di atleti usciti dalle università americane o dai campionati internazionali, che abbiano compiuto i 19 anni di età nell’anno di svolgimento del draft stesso per essere eleggibili.

A turno, ciascuna delle squadre NBA “chiama” il giocatore prescelto, l’ordine di scelta dei giocatori è decretato da una lottery (un’estrazione) tra le peggiori 14 squadre della stagione, dalla 15esima all’ultima, mentre per le restanti 16 che hanno partecipato ai playoffs o vi sono avvicinate di più vale il record con cui hanno concluso la stagione regolare, dal peggiore al migliore.

Nel 2020, la prima scelta assoluta toccherà ai Minnesota Timberwolves, vincitori lo scorso 20 agosto della lottery. Dopo i Twolves toccherà a Golden State Warriors e Charlotte Hornets.

Durante il draft, alle squadre è consentito effettuare scambi sia tra le rispettive scelte (sia prima che dopo aver selezionato un giocatore) che tra i giocatori già sotto contratto. Per via di scambi e trade effettuate nei mesi e anni precedenti, non è inusuale che una squadra abbia ceduto la propria scelta al primo o secondo giro in un dato anno ad un’altra squadra. Ecco perché a volte una squadra beneficia di più di una scelta in uno dei due giri.

Al termine dei due giri previsti, saranno 60 i giocatori scelti dalle 30 squadre. I giocatori non scelti diventeranno free agent e potranno comunque firmare un contratto con un team NBA o un altro team professionistico in un qualsiasi campionato.

Quali giocatori sono eleggibili al draft NBA?

Nell’edizione 2020 saranno ben 101 i prospetti che si sono iscritti al draft prima di aver completato i 4 anni di college (underclass men o early entrants), in aggiunta gli atleti iscritti dopo aver completato l’università. Sono invece 35 i giocatori internazionali iscritti e provenienti dai vari campionati europei ed esteri.

L’italia sarà rappresentata al draft 2020 da due giocatori: Nico Mannion, freshman da Arizona, e l’ex Virtus Pesaro Paul Eboua, che potrebbero raggiungere gli azzurri Danilo Gallinari, Nicolò Melli e Marco Belinelli nella NBA. Mannion avrà la possibilità di essere scelto al primo giro, e probabilmente tra le prime 20 chiamate. Eboua spera invece in una chiamata al secondo giro.

Tra i giocatori internazionali più attesi ci sono l’israeliano Deni Avdija (Maccabi Tel Aviv), i francesi Theo Maledon (Asvel) e Killian Hayes (Ulm) e il nigeriano Preciuos Achiuwa da Memphis University.

Draft NBA, chi sono i favoriti per la prima scelta assoluta?

I nomi dei candidati alla prima scelta assoluta al draft NBA 2020 sono soprattutto quattro: LaMelo Ball (Illawarra Hawks), Anthony Edwards (Georgia), James Wiseman (Memphis) e Obi Toppin (Dayton).

La guida al draft NBA 2020 di NBAPassion.com

A pochi giorni dall’evento, NBAPassion.com  vi presenta una guida definitiva al draft NBA 2020: le scelte a disposizione di ognuna delle 30 squadre, la situazione dei roster e su quali giocatori ogni squadra dovrebbe puntare il prossimo 18 novembre, e i possibili movimenti di mercato che coinvolgano le scelte al draft.

Le 30 squadre saranno divise per tier, dalla fascia di team meno “interessati” al draft di quest’anno a quelli che tenteranno di trovare la prossima stella della squadra, o il giocatore giusto per fare un salto di qualità.

Iniziamo dunque col primo tier, e scopriamo tutte le strategie di scelta delle 30 squadre che il 18 novembre selezioneranno i nuovi giocatori NBA.

Vuoi passare al secondo tier della nostra guida? Fai clic qui! Per scoprire tutti i candidati alla prima scelta assoluta, cliccate qui per passare alla terza e ultima parte della guida!

1. Houston Rockets

Scelte: Nessuna

La situazione a roster: In poche ore il panorama per i Rockets è cambiato: Russell Westbrook vuole voltare pagina e avrebbe chiesto di essere ceduto, di nuovo, verso destinazione di suo gradimento. Organizzare una trade per Russ sarà impresa difficile, i report degli ultimi giorni hanno descritto una squadra sfibrata e con tensioni tra star (Harden, Westbrook), comprimari di lusso (Gordon, Rivers) e panchina (ancora con D’Antoni). Westbrook ha un contratto pesantissimo, Austin Rivers ha annunciato che intende sondare il mercato dei free agent, PJ Tucker vuole un rinnovo contrattuale che tarda però ad arrivare. L’unico punto fermo è James Harden mentre il destino di Thabo Sefolosha e Tyson Chandler sembra segnato. Free agent saranno anche Jeff Green e DeMarre Carroll, oltre al brasiliano Bruno Caboclo. E’ possibile che la situazione Westbrook possa anche ricucirsi e rientrare, in caso contrario i Rockets punteranno a ottenere almeno una futura prima scelta per l’MVP 2017.

Su quali giocatori punteranno? I Rockets non avranno scelte al draft per la quarta volta nella loro storia. Addirittura, l’ultima volta che la squadra scelse al primo round fu il draft 2015, quando chiamarono Sam Dekker. La prima scelta di quest’anno è nelle mani dei Nuggets (arrivata nella trade che ha portato Covington ai Rockets e spedito Capela ad Atlanta). Mentre la seconda è in possesso dei Kings. Con ogni probabilità i texani non proveranno a mettere su qualche trade neppure per arrivare a un secondo turno. I Rockets si limiteranno a seguire e in caso mettere sotto contratto per il training camp i migliori giocatori “undrafted”.

Tra i lunghi che potrebbero non essere scelti al draft interessante è il profilo di Kaleb Wesson. Il giocatore dei Buckeyes ha caratteristiche che potrebbero intrigare gli scout dei Rockets. 206 cm di altezza per 122 kg, è un centro moderno che nei suoi tre anni al college ha messo su un tiro più che accettabile dalla lunga distanza, sapendo però anche stare bene sotto canestro. Il 42.5% dalla lunga distanza su 3.5 tentativi a partita dell’anno scorso ne sono la dimostrazione. Nel caso in cui i Rockets preferissero una guardia, i nomi più gettonati sono quelli di due guardie senior come Markus Howard (Marquette) e Myles Powell (Seton Hall). Due showman con capacità di segnare da ovunque, fantasia e buona visione di gioco.

Su tutto questo, pende però la situazione Westbrook e le possibili implicazioni già in sede di draft…

2. Los Angeles Clippers

Scelte: 27° secondo giro (57° assoluta)

La situazione a roster: Cambio in panchina, via Doc Rivers dentro Tyronn Lue, ma non cambia l’idea del front office. Bisogna vincere e farlo con Kawhi Leonard e Paul George. Qui ci sono meno certezze che a Houston. Non pare si stiano cercando trade per i vari Landry Shamet, Ivica Zubac, Rodney McGruder, Lou Williams e Patrick Beverley, ma il rischio di essere inseriti in qualche scambio per migliorare il roster (soprattutto per Beverley potrebbe essere sacrificato visto il suo contratto da 13 milioni di dollari) è sempre dietro l’angolo. Terrence Mann e Mfiondu Kabengele, dopo un primo anno di solo garbage time, potrebbero ritagliarsi minuti in più. Presente a roster anche un redivivo Joakim Noah con un contratto al minimo.

Tra i giocatori che hanno finito il loro contratto, la situazione più delicata è senza dubbio quella di Montrezl Harrell. Il lungo ex Rockets, dopo delle ottime stagioni e la vittoria del premio di sesto uomo, cercherà il contrattone e difficilmente i Clippers lo potranno accontentare (visto i due max già presenti sul cap). L’addio di Marcus Morris libererà diverso spazio, che la squadra losangelina preferirebbe usare per firmare un terzo violino. Mentre è possibile una conferma al minimo per i due veterani Patrick Patterson e Reggie Jackson. L’ultimo dubbio a roster è se JaMychal Green sfrutterà la sua player option, come sperano i Clippers, o cercherà maggior fortuna da free agent.

Su quali giocatori punteranno? I Clippers devono vincere subito e puntano a giocatori già consolidati (i rookie dell’anno scorso hanno giocato veramente poco). Anche i Clippers sono senza prima scelta, ceduta ai Knicks nella trade Morris. Con la numero 57 il miglior prospetto che potrebbe arrivare è Jordan Nwora. L’ala ex Louisville dovrebbe finire a metà secondo giro, ma negli ultimi mesi è calato tanto (a inizio anno era un possibile top 20). Se arrivasse fino ai Clippers sarebbe sicuramente un giocatore da non passare.

Il nigeriano è sicuramente uno dei più pronti tra quelli presenti al draft per un palcoscenico come la NBA, visto la sua esperienza in un contesto professionistico come il mondiale FIBA 2019. La sua media al terzo anno parla di 18 punti e 7.7 rimbalzi, con il 40.2% da tre. In più, insieme a giovani come Mann, Shamet, Kabengele e Zubac, formerebbe una buona base di ripartenza nel caso in cui il progetto Kawhi-George dovesse fallire anche quest’anno. Le ipotesi secondarie potrebbero essere Elijah Hughes (Syracuse), Lamine Diane (CSU Northtidge) e Corey Kispert (Gonzaga).

3. Los Angeles Lakers

Scelte: 28° primo giro 

La situazione del roster: Squadra che vince non si cambia… ma si può aggiustare. Questa è l’idea del front office dei Lakers. A conferma che la NBA è una lega delle grandi coppie di stelle anche i giallo-viola ripartiranno dalla stesso duo che li ha portati al titolo: LeBron James e Anthony Davis. AD deve ancora decidere se esercitare la sua player option da 28 milioni, o se uscire dal contratto e firmarne uno più lungo e proficuo. Oltre all’ex Pelicans, pure Avery Bradley e JaVale McGee hanno un opzione giocatore per il prossimo anno, ma è molto probabile che entrambi la riscatteranno. Gli altri giocatori sotto contratto sono Danny Green, Kyle Kuzma, Alex Caruso e Talen Horton-Tucker. Questi quattro giocatori potrebbero anche essere messi in qualche trade per arrivare al famoso terzo violino.

Importante sarebbe riuscire a rifirmare soprattutto Kentavious Caldwell-Pope e Rajan Rondo. Il primo ha dimostrato di essere un giocatore che può stare in campo ai playoffs e giocare anche palloni importanti. Mentre sul secondo c’erano pochi dubbi. Diverse la situazione di Dwight Howard, diverse squadre (tra cui gli Warriors) hanno mostrato interesse e potrebbero portarlo via in free agency.

Tre Jones draft 2020

Tre Jones, point guard da Duke

Su quali giocatori punteranno? Le probabilità che quella scelta numero 28 non venga utilizzata dai Lakers sono molte. Visto i pochi free agent di peso in questa sessione potrebbe essere una buona carta da usare per migliorare il roster, o la potrebbero cedere per ottenere un’altra prima scelta di un draft futuro. Questa potrebbe essere la carta giusta per arrivare a una point guard titolare tanto cercata alla deadline (anche se è già ripartita la caccia a Derrick Rose) o ad un’ala tiratrice (dopo la definitiva bocciature di Kuzma).

Nel caso remoto in cui Rob Pelinka decidesse di usufruire della chiamata 28, il prospetto più intrigante per la squadra di Los Angeles sarebbe Jahmi’us Ramsey da Texas Tech, un giocatore molto atletico e esplosivo. Non è un playmaker puro, ma ha un discreto feeling con l’assist. Ottimo difensore, come dimostrano le 1.3 palle rubate a gara, ed è un buon tiratore da 3 (l’anno scorso ha chiuso con il 42.6% dalla lunga distanza con 5.2 tentativi a match). Deve assolutamente migliorare nel selezionare i tiri (spesso e volentieri prende conclusione che non gli spettano), ma il talento è evidente. Una valida alternativa sarebbe Tre Jones (in uscita da Duke).

Se invece i Lakers volessero virare su un’ala, interessante sarebbe la scelta di Killian Tillie (Gonzaga) o Paul Reed (De Paul). Entrambi sono considerati giovani più da inizio secondo giro che fine primo, nonostante siano due prospetti con un enorme potenziale.

4. Milwaukee Bucks

Scelte: 24° primo giro

La situazione del roster: La offseason dei Bucks è sicuramente tra le più attese, visto che nonostante la vittoria dell’MVP della regular season di Giannis Antetokounmpo per il secondo anno consecutivo, Milwaukee è nuovamente uscita ai playoffs prima di arrivare alle Finals. Coach Budenholzer sembra aver creato un sistema che funziona solo fino ad aprile, ora tocca fare il salto di qualità e la rivoluzione è possibile. Gli unici punti fermi sono Antetokounmpo, Khris Middlenton e Brook Lopez (troppo importante per il modo di giocare dei Bucks). Tutti gli altri giocatori sotto contratto potrebbero fare le valigie se servisse per rinforzare il roster. Da George Hill a Ersan Ilyasova, da DJ Wilson a Donte DiVincenzo. Chi invece sembra proprio in uscita (già valutate diverse possibili trade) è la point guard Eric Bledsoe e il suo contrattone da 16 milioni di dollari l’anno.

Tra i giocatori in scadenza, Robin Lopez e Wesley Matthews  dovrebbero esercitare la loro player option (rispettivamente di 5 e 2.5 milioni di dollari). Ciò, però, li porterebbe a essere nel circolo dei sacrificabili. Mentre tra i giocatori senza opzioni sulla prossima stagione Pat Connaughton sembra il più papabile a firmare un nuovo contratto.

Su quali giocatori punteranno? Per i Bucks vale lo stesso discorso fatto per i Lakers. La prima scelta non serve a una squadra che vuole giocarsi le Finals, sarebbe più utile uno scambio (magari proprio per “scaricare” Bledsoe). Restando nel mondo in cui i Bucks decidono di tenersi la scelta, la chiamata migliore è Tre Jones. L’ex Duke, e fratello di Tyrus, non è un point guard spettacolare o con grandi margini di miglioramento. Però è il prospetto più pronto al grande salto, da cui sai cosa aspettarti e che sicuramente non si potrà rivelare un flop (ma neanche un top). Jones è il classico giocatore che le contender chiamano con la loro late pick al primo giro. Era tra i quattro freshman a cinque stelle del college di Durham due anni fa (insieme a Zion, Barrett e Reddish) è voluto restare un anno in più al “piano di sotto” per mettersi  in mostra. Jones è uno dei migliori difensori sull’uomo, un cagnaccio di quelli che nessuno vuole contro (1.8 palle rubate a partita commettendo meno di 2 falli di media) e in fase offensiva ha mostrato di avere buona visione di gioco.

Le alternative potrebbero essere due giocatori invece molto talentuosi, ma ancora tanto da sgrezzare come Theo Maledon (l’anno scorso nel campionato francese con l’ASVEL) e Tyrese Maxey (Kentucky). Suggestiva, ma forse meno adeguata, sarebbe la scelta di Nico Mannion (il giocatore italiano in uscita da Arizona) che con DiVincenzo creerebbe un backcourt azzurro, ma troppo leggero per la NBA.

5. Utah Jazz

Scelte: 23° primo giro

La situazione del roster: Da tanti anni, forse troppi, i Jazz arrivano ai playoffs, ma di più non riescono. Per la squadra di coach Quin Snyder è arrivata l’ora della svolta. Anche perché Donovan Mitchell e Rudy Gobert hanno voglia di vincere, Mike Conley e Bojan Bogdanovic vanno sempre più avanti con l’età e restare per sempre in questo limbo non serve a nulla. Squadra già solida e con una struttura ben delineata. I quattro sopra citati sono le stelle della squadra e tutti sotto contratto per il prossimo anno. L’unica grande gatta da pelare per il front office dei Jazz sarà la rookie scale extension di Mitchell. Sicuri di trovare un posto a roster per il prossimo anno anche due ottime role player come Royce O’Neale e Joe Ingles e i due lunghi Ed Davis e Tony Bradley (forse uno dei due potrebbe anche essere messo in qualche trade).

Tra i free agent il giocatore che ha più chance di rifirmare è Jordan Clarkson (anche se l’ex Cavs e Lakers sembra interessare anche ad altre squadre). Da capire anche se verranno confermati o meno di Emmanuel Mudiay e Juwan Morgan (che ha addirittura trovato spazio nel quintetto titolare agli ultimi playoffs).

Su quali giocatori punteranno? Anche qua la solfa si ripete, la prima serve e probabilmente verrà scambiata. Però, i Jazz, ci hanno abituato a tenersi almeno una prima scelta e in caso scambiare il giocatore dopo il draft. Azzeccando spesso e volentieri la mossa. Negli ultimi 4 anni la franchigia dello Utah ha chiamato Taurean Prince con la 12esima scelta del 2016 (poi ceduto agli Hawks), Tyler Lydon con 24esima del 2017 (poi ceduto ai Denver per Mitchell), Grayson Allen alla 21esima del 2018 (ceduto a fine anno ai Grizzlies nella trade di Conley) e Darius Bazley alla 23esima del 2019 (anche lui oggi in Tennessee).

Desmond Bane

I Jazz sono alla ricerca disperata di un’ala (che sappia giocare sia da 3 che da 4) e che possa dare minuti di riposo a Bogdanovic. Tra le ali quella che meglio si può adattare al gioco del squadra di coach Snyder è Desmond Bane. L’ex TCU è uno dei 3&D più puri della classe ed è un giocatore che è cresciuto molto nei quattro anni di college. Nell’ultima stagione ha tenuto una media 16.6 punti, 6.4 rimbalzi, 3.9 assist e 1.5 rubate, con il 44.2% da oltre l’arco (con 6.5 tentativi a gara). Bane è principalmente uno scorer, ma come dimostrano le statistiche ha anche una buona propensione all’assist e sotto canestro sa far valere il suo fisico. L’altro nome papabile per la chiamata è Leandro Bolmaro (Barcellona) che ha numeri decisamente inferiori, ma è anche un classe 2000 e deve ancora crescere molto. Dell’argentino sono soprattutto le qualità di playmaking secondario e un tiro che deve migliorare, ma che sembra buono, a poter interessare ai Jazz.

6. Denver Nuggets

Scelte: 22° prima giro

La situazione del roster: Dopo aver raggiunto le Finali di Conference i Nuggets si sono finalmente liberati di un peso (dopo averle mancate per pochissimo l’anno prima), ma ora ci voglio ritornare per fare meglio. Anche qua l’ossatura del roster c’è. Le due stelle sono Nikola Jokic e Jamal Murray, i comprimari sono i soliti Gary Harris e Will Barton, la scommessa vinta Michael Porter Jr e il duttilissimo Monte Morris. Importante sarà capire la scelta di Jerami Grant. L’ex Thunder può esercitare una player option da 9 milioni di dollari oppure uscire dal contratto e firmare (in Colorado o altrove) per una cifra superiore. Tra i giocatori che potrebbero trovare più minuti nella prossima stagione occhio a PJ Dozier e Bol Bol. Soprattutto il figlio di Manute, dopo un anno in G-League per rimettersi da un infortunio, potrebbe trovare spazio.

La trattativa più importante da seguire, tra quelle che coinvolgerà i Nuggets, sicuramente è quella di Paul Millsap. L’ex Hawks esce da un contratto triennale da 90 milioni, ma l’età impone un contratto di minor lunghezza e guadagno. Da seguire anche le scelte di Mason Plumlee e Torrey Craig. Soprattutto il secondo si è rivelato un giocatore importante per la panchina della squadra di coach Michael Malone.

Su quali giocatori punteranno? Inutile dire che anche qua la possibilità della trade sussiste (come per tutte le squadre di questo tier). Quindi passiamo alla possibile chiamata. Nonostante l’altezza lasci qualche dubbio, Cassius Wiston, point guard da Michigan State, potrebbe essere il miglior prospetto per i Nuggets. Anche per lui quattro anni al college nei quali ha giocato con tanti ragazzi, che passati, si sono fatti notare subito per maturità e prontezza. Tom Izzo è uno dei miglior coach universitari e con Winston ha lavoro nell’esaltare le sue qualità. Nell’ultimo anno ha chiuso con 18.6 punti, 5.9 assist e 1.2 rubate, tirando con il 43.2% da 3 punti.

C’è il rischio che si pesti i piedi con Monte Morris e che insieme formino una coppia di backup troppo bassa, i Nuggets potrebbero scegliere Wiston e poi valutare chi dei due varrà di più, scambiando l’altro. Le alternative all’ex Michigan State potrebbero essere due guardie molto diverse tra loro come RJ Hampton (che l’anno scorso ha giocato in Australia) e Robert Woodard II (Mississippi State). I due hanno abilità e stili di gioco diversi, ma entrambi si potrebbero accoppiare bene con le point guard presenti a roster.

7. Miami Heat

Scelte: 20° primo giro

La situazione del roster: Butler ha promesso ai Miami Heat di portarli alla vittoria dell’anello e che non si accontenterà della partecipazione alle Finals. Non sappiamo se la squadra della Florida potrà ripetere la stagione appena vissuta, ma nell’ambiente Heat c’è tanta positività. Ovviamente confermati i vari Jimmy Butler, Tyler Herro, Bam Adebayo (con il quale dovranno trattare l’estensione del contratto), Duncan Robinson e Kendrick Nunn. A parte l’ex Bulls gli altri giocatori hanno tutti contratti bassi o da rookie, quindi di cap space ce ne sarebbe molto da investire per la free agency. Però lo spazio salariale potrebbe diminuire drasticamente con la decisione di Kelly Olynyk di esercitare la player option (da 13 milioni) e con l’entrata in vigore dell’estensione del contratto di Andre Iguodala (da 15 milioni l’anno). A roster anche i giovani KZ Opala e Chris Silva.

Tra i giocatori in scadenza le priorità sono i rinnovi di Goran Dragic e Jae Crowder (chiamati a gran voce da tifosi e compagni). Più difficile un ritorno di Derrick Jones Jr, il quale sembra interessare a diverse squadre. Al capolinea dovrebbe essere l’avventura di Meyers Leonard e Solomon Hill (che hanno dimostrato di non essere all’altezza nelle partite importanti di post-season). Per il 40enne Udonis Haslem, invece, quella dell’anno scorso è stata l’ultima cavalcata.

Su quali giocatori punteranno? Gli Heat puntano alla vittoria nel breve e non hanno bisogno di un’ennesimo giovane da buttare subito in campo. Pat Riley potrebbe puntare su qualche giocatore con evidente potenziale, ma che necessiti di tempo prima di entrare in una rotazione NBA. Solitamente questo è un ragionamento da scelte di secondo giro, ma c’è un giocatore troppo talentuoso per uscire dai 30 e troppo grezzo per giocare subito che farebbe al caso loro: Jaden McDaniels da Washington University. Lo one and done degli Huskies avrebbe forse fatto meglio a restare un secondo anno al college, con una stagione in più avrebbe sicuramente anche potuto ambire ad una posizione migliore.

McDaniels era arrivato al college con grandi aspettative e considerato da papabile top ten. Le prestazioni altalenanti, incapacità di riuscire a tenere alta la concentrazione per tutta la partita (come dimostrano le 3.2 palle perse a partita) e la fama da “testa calda” gli hanno fatto perdere tante posizioni al draft. Ma a Miami (soprattutto con Butler in squadra) potrebbe maturare e aumentare la concentrazione. Perché è la tenuta mentale il principale ostacolo tra lui capacità di far parte di una rotazione NBA, il talento non si discute. McDaniels ha capacità atletiche fuori dal comune, discreta visione di gioco per essere un’ala, killer istinct da scorer puro e pure un discreto tiro dalla distanza (su cui si può e si deve lavorare molto). In alternativa potrebbero tornare utili degli spara tutto come i già citati Desmond Bane e Robert Woodard II.

8. Brooklyn Nets

Scelte: 19° primo giro, 25° secondo giro (55° assoluta)

La situazione del roster: Dopo una stagione in “attesa” della successiva, quest’anno i Nets non hanno scusanti per non far bene come non fanno da tempo. Kyrie Irving è rientrato dall’infortunio che gli ha fatto saltare playoffs e gran parte di regular season, Kevin Durant non gioca da gara 6 delle Finals 2019, ma i tifosi dei Nets quest’anno pretendono di togliersi tante soddisfazioni. Il roster della squadra di New York è già abbastanza pieno e ben impostato, con 10 giocatori sotto contratto. Spencer Dinwiddie e Caris LeVert, le ali Taurean Prince, Rodions Kurucks e Dzanan Musa, e i centri DeAndre Jordan, Jarrett Allen e Nicolas Claxton. Ad essi potrebbe aggiungersi Garrett Temple se la franchigia di Brooklyn accetterà la team option presente nel suo contratto. Tolte le due stelle gli altri giocatori dei Nets possono tutti essere rischio trade e inseriti in trattative per arrivare al terzo violino di peso che manca a questa squadra.

Tra i giocatori che diventeranno free agent importante sarebbe riuscire a trovare un nuovo accordo con Joe Harris. Possibile dopo le buone prestazione nella bolla un contratto per Tyler Johnson e Thimote Luwawu-Cabarrot. Difficilmente, invece, vedremo ancora Wilson Chandler con la canotta nera e bianca.

Su quali giocatori punteranno? Il ruolo di ala piccola è forse quello più sguarnito, ma a quest’altezza (di un livello degno) non ne dovrebbero rimanere. Visto che tale buco potrebbe essere ricucito con qualche trade, i Nets farebbero bene a lanciarsi su RJ Hampton.  Il nativo del Texas, l’anno scorso, ha preferito giocare in Australia piuttosto che al college (scelta poi seguita anche da LaMelo Ball). Un brutto infortunio gli ha fatto chiudere la stagione in anticipo e lo ha costretto ad una lunga assenza dal campo da gioco. Un aspetto che pagherà tanto in sede di draft. Nelle 15 partite giocate in NBL, Hampton ha mostrato buone qualità atletiche e cestistiche. Ha chiuso la stagione con 8.8 punti, 3.9 rimbalzi, 2.1 assist e 1.1 rubate (tirando anche con un onesto 47% dal campo).

Le alternative più realistiche sono Josh Green (Arizona) o Saddiq Bey (Villanova). L’ala ex Wildcats sarebbe il complemento ideale per la squadra del neo-coach Steve Nash, ma sarà molto difficile che sopravviva fino alla 19esima scelta. Per la scelta al secondo giro, invece, i Nets potrebbero provare a prendere l’ala che mancherebbero al primo giro. Il nome migliore potrebbe essere quello di Naji Marshall. Dopo tre buoni anni con la canotta dei Musketeers Marshall ha deciso che era ora del grande salto. I suoi numeri, le sue prestazioni, sono andate in crescendo stagione dopo stagione e (dopo un periodo di “prova” in G-League) potrebbe trovare spazio in una rotazione NBA.

9. Dallas Mavericks

Scelte: 18° primo giro, 1° secondo giro (31° assoluta)

La situazione del roster: Il front office dei Mavs è stato abbastanza chiaro, esclusi Luka Doncic e Kristaps Porzingis, tutti gli altri giocatori e le scelte sono sul mercato. L’obiettivo è formare il Big Three che possa portarli il più presto possibile alla vittoria dell’anello (si parla di Chris Paul, ma non solo). I giocatori che la franchigia di Dallas può mettere sul piatto sono tanti e di vario spessore, esperienza e qualità. I più pregiati sono i giocatori versatili e duttili come Maxi Kleber, Seth Curry e Dorian Finney Smith. Hanno anche giovani come Jalen Brunson e Justin Jackson o veterani come Boban Marjanovic e Michael Kidd-Gilchrist. Più difficili da muovere E con contratti pesanti Dwight Powell (infortunato) e Delon Wright.

A questa lista si potrebbero aggiungere anche Tim Hardaway Jr e Willie Cauley-Stein se eserciteranno la loro player option. Soprattutto l’ex Knicks dovrebbe farlo visto che vedrebbe il suo stipendio arrivare a circa 19 milioni di dollari. Tra i giocatori in uscita veramente niente di interessante. C’è solo da capire se per J.J. Barea è ora di dire addio al basket (o almeno alla NBA).

Su quali giocatori punteranno? La scelta numero 18 è quella che con più probabilità di tutte cambierà proprietario appena si aprirà il mercato della pick. Che possa diventare una scelta dei Thunder (inserita nell’affare CP3 sopra citato) o perché no degli Wizards (con un assalto a Bradley Beal)? Ma ad oggi questa scelta resta  in mano a Mark Cuban e per i Mavs la miglior scelta sarebbe prendere Cole Anthony. Partiamo col dire che, come per McDaniels, si tratta di un giocatore da top 10 (forse top 5), sicuramente una delle migliori point guard della classe. Però la bruttissima stagione a North Carolina e l’infortunio lo hanno fatto scendere di molto nel draft. Stagione che comunque Anthony ha chiuso con 18.5 punti, 5.6 rimbalzi, 4 assist, 1.3 rubate e il 34.8% da tre (con 6.5 triple a partita). Il grande neo è senza dubbio il 38% dal campo, il ragazzo deve migliorare nelle scelte di tiro, troppo spesso forza o perde tempo e prende cattivi tiri allo scadere. Però, a sua difesa, i suoi compagni di squadra non lo hanno mai aiutato come è solito vedere nelle squadre di Roy Williams.

Cole Anthony

Cole Anthony da North Carolina

L’ex UNC formerebbe con Doncic una coppia di guardie molto tecnica e fantasiosa. Si, a Cole come a Luka piace molto giocare con la palla in mano, ma entrambi sanno anche rendersi utili off the ball. Il vero problema della coppia sarebbe la fase difensiva, nessuno dei due è un abile difensore, ma entrambi sono due giocatori fisicamente ben piazzati. Le alternative, che si accoppierebbero meglio di Doncic nella metà campo di Dallas (andando a sostituire un deludente Delon Wright) sono il più volte nominato RJ Hampton o Tre Jones.

Se la scelta al primo giro è quasi sicuramente già in viaggio per un’altra squadra, la prima chiamata del secondo giro ha più chance di rimanere a Dallas. Questa è una scelta molto cercata dalle squadre NBA perché ti permette di prendere prospetti da primo giro (tra il 30esimo e 31esimo la scelta è minima), ma il cui contratto è a cifre decisamente inferiori. A questo punto del draft, per i Mavs sarebbe un peccato farsi scappare Zeke Nnaji. Il centro ex Arizona University è il tipo di lungo con caratteristiche che piacciono a coach Carlisle. Giocatore atletico, fisico, ottimo rim protector che con Porzingis si accoppierebbe bene. Non ha nemmeno una brutta meccanica di tiro da lontano, ma è un’arma che al college non ha quasi mai usato.

10. Boston Celtics

Scelte: 14° primo giro, 26° primo giro, 30° primo giro, 17° secondo giro (47° assoluta) 

La situazione del roster: I Celtics sono un’altra franchigia che da anni fa bene, ha una buona ossatura, ma a cui manca sempre qualcosa. Il quartetto Kemba Walker, Marcus Smart, Jaylen Brown e Jayson Tatum dovrebbe essere confermato (sorprese escluse). Chi invece è con le valigie in mano è il povero Gordon Hayward, che nella sua esperienza a Boston è stato martoriato dagli infortuni e cerca riscatto altrove. Il problema è che l’ex Jazz si porta dietro una player option da 34 milioni di dollari (sembra che i Blazers siano interessati, ma resta da vedere come far funzionare il tutto a livello di cap). Altro giocatore che piace tanto a Brad Stevens è Grant Williams (che si sta dimostrando il prospetto solido che tutti pensavano). A rischio trade invece i vari Daniel Theis, Romeo Langford, Vincent Poirier, Robert Williams, Carsen Edwards e Semi Ojeleye (se i Celtics riscatteranno la team option).

Tra i free agent, possibili i rinnovi di Brad Wanamaker (dopo l’ottima scorsa stagione) e il beniamino del pubblico Tacko Fall. Sarà messo nella lista mercato anche Enes Kanter se accetterà la player option da 5 milioni di dollari (il turco ha dimostrato di essere un buon centro per la regular season, ma inadatto nelle partite importanti di playoffs).

Su quali giocatori punteranno? Danny Ainge ci ha insegnato che non esiste draft senza Boston con 2 o 3 scelte al primo giro. E anche nel 2020 i Celtics si trovano con 3 pick al primo round (4 totali). L’ultima arrivata il giorno della lottery dai Grizzlies per via di uno scambio del 2015. Inutile dire che non rimarranno tutte nel Massachusetts, da vedere se a draft in corso oppure dopo. Andiamo in ordine: alla numero 14 un buon prospetto da chiamare sarebbe Jalen Smith. Il centro ex Maryland è il lungo che i Celtics cercano. Ottimo difensore, eccellente stoppatore (2.4 di media al secondo anno), sa fare bene il taglia fuori e capace di tirare giù 10.5 rimbalzi a partita (di cui 3.2 offensivi). Smith ha chiuso la stagione con una doppia doppia di media e in attacco può diventare un’arma letale. L’ex Terrapins nella sua stagione da sophomore ha sviluppato un buon tiro da oltre l’arco (passando dal 26.8% al 36.8% al tiro da 3 aumentando di poco il volume di tiri). Alternativa Precius Achiuwa (Memphis), centro molto più tradizionale e rim protector.

Alla numero 26 Ainge potrebbe puntare su Robert Woodard II, 3&D un po’ acerbo, dopo un primo anno passato in sordina e deludendo al tiro. Nella seconda stagione, però, è esploso passando da 5.5 punti a match tirando con il 27.3% da 3 a 11.4 punti di media tirando con il 42.9% da oltre il perimetro (il tutto raddoppiando quasi i tiri tentati). Netto il miglioramento anche in fase difensiva dove con 1.3 rubate e 1 stoppata a partita, commettendo meno di 2 falli a sera. L’altra opzione potrebbe essere Leandro Bolmaro (che i Celtics potrebbero aspettare senza fretta).

Alla chiamata numero 30 interessante sarebbe la scelta di Malachi Flynn. L’ex playmaker di San Diego State è stato il protagonista della super stagione degli Aztecs (chiusa con un record di 30-2). Flynn ha iniziato la carriera al college a Washington State, ma dopo due anni ha cambiato Università passando a San Diego. Lì c’è stata la definitiva esplosione. Flynn è un giocatore abile in entrambi lati del campo, che sa rendersi pericolo da ogni parte del campo e che ha un ottimo rapporto assist/palle perse. Altra point guard, che vedrei bene ai Celtics ma che probabilmente verrà chiamata qualche scelta prima, è l’azzurro Nico Mannion. Un sistema rodato e che valorizza le abilità dei singoli come quello di Brad Stevens sarebbe ottimo per lui. In più giocare affianco a una giocatore solido difensivamente come Smart lo aiuterebbe a crescere e acquisire sicurezza.

Al secondo giro il nome da spendere è Udoka Azubuike. Qualcuno potrebbe obiettare: due centri nello stesso draft? Ricordando sempre che la possibilità che queste scelte vengano scambiate e non usate è alta, il ruolo di centro rimane il più scoperto della squadra. Robert Williams non convince, Kanter dovrebbe essere in uscita e Theis non sembra poter fare il titolare. Udoka ha avuto due delle quattro stagioni giocate a Kansas limitate da grossi problemi fisici (e questa sua propensione all’infortunio ha fatto storcere il naso a molti scout), ma il nigeriano ha chiuso l’ultima annata con 13.7 punti, 10.5 rimbalzi e 2.8 stoppate (tirando con il 74.8% dal campo). I numeri sono quelli di chi può far bene ai piani alti e i tanti anni passati al college possono solo avergli fatto bene. Il suo tallone d’Achille sono senza dubbio i tiri liberi. L’anno scorso solo il 44.1%. Le alternative sarebbero Vernon Carey jr. (in uscita da Duke) o Killian Tillie (in uscita da Gonzaga).

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