Inutile nascondersi dietro ad un dito, analizzando il tutto nella nostra preview: per i Milwaukee Bucks la stagione 2020/2021 sarà decisiva anche per il futuro della franchigia. Come se non lo fosse stata anche quella scorsa, in cui ci si aspettava l’ennesimo salto di qualità per Giannis Antetkounmpo e compagni. Salto di qualità che però non è arrivato. Anzi, al pari della finale di Conference raggiunta nel 2019 e poi persa contro i Toronto Raptors futuri campioni, quest’anno nella bolla di Orlando i Bucks si sono arresi in semifinale di Conference contro i Miami Heat subendo un sonoro 4-1. Risultato che ha fatto accendere il decisivo campanello d’allarme in Wisconsin.
La squadra che aveva avuto il miglior record in regular season dando l’impressione, a tratti, di essere dominante, è uscita dalle semifinali di Conference quasi dalla porta di servizio, subendo una dura lezione di pallacanestro dai ragazzi di coach Erik Spoelstra. Questa eliminazione ha scoperchiato tutti i nascosti malumori del due volte MVP Giannis Antetokounmpo su cui si sta attaccando una preoccupante etichetta di ‘perdente’. Il contratto del greco scadrà nel 2021 e l’incertezza è tanta sul suo futuro. E di conseguenza anche sul futuro della franchigia dato che, in caso di addio di Antetokounmpo, la squadra dovrebbe tararsi nuovamente e abbandonare almeno momentaneamente le ambizioni da titolo. Date queste premesse, per i Bucks sarà importante se non necessario fare una stagione perfetta in cui l’obiettivo minimo sarà quello di arrivare alle NBA Finals. Altrimenti si parlerà di fallimento inevitabilmente.
I movimenti nella off-season
Durante la finestra di mercato le mosse fatte dal GM Horst sono state finalizzato ad uno ed un solo scopo: creare una squadra da titolo intorno a Giannis Antetokounmpo in modo da convincerlo a rimanere ancora a lungo a Milwaukee. In un primo momento sembrava che questo piano fosse andato perfettamente in porto. Infatti, come primo botto di mercato, ai Bucks è arrivata la point guard che mancava, ossia Jrue Holiday. Senza troppi di giri di parole, è giusto dire che Eric Bledsoe era l’anello debole del quintetto titolare della squadra di coach Mike Budenholzer (ancora non si capisce perché nella scorsa off-season abbiano lasciato andare Malcolm Brogdon).
Holiday quindi è il giocatore perfetto per essere inserito in questo tipo di sistema. In cambio i Bucks hanno spedito a New Orleans Eric Bledsoe, George Hill (poi nuovamente girato a OKC) e tre future prime scelte. Quindi, con questa mossa, il GM Horst ha perso anche la point guard di riserva che aveva fatto tanto bene negli scorsi playoffs: uno dei pochi che si era salvato tra i ragazzi di Budenholzer. Per rimpiazzare quel posto vacante è arrivato DJ Augustin da Orlando, buon trattatore di palla ed anche discreto scorer, soprattutto se in giornata.
Tuttavia, nella notte in cui era stato annunciato l’arrivo nel Wisconsin di Jrue Holiday, anche un altro nome era stato dato come già alla corte di Giannis Antetokounmpo: stiamo parlando di Bogdan Bogdanovic, che era restrcited free agent in uscita dai Sacramento Kings. Quasi tutti nel mondo cestistico hanno gridato “Bingo!” per Milwaukee; finalmente i Bucks avevano inserito a roster i giocatori giusti per essere davvero una squadra da titolo. Ma, poi, è arrivata la notizia che i tifosi non avrebbero voluto sentire: Bogdanovic non aveva dato l’assenso per la trade che quindi, in un batter d’occhio, è saltata. La conclusione della storia è nota: la shooting guard serba ha poi deciso di accasarsi agli Atlanta Hawks lasciando i Bucks con un pugno di mosche.
Ci sono stati anche diversi spostamenti in panchina. Hanno salutato Robin Lopez (direzione Washington Wizards), Sterling Brown (ora agli Houston Rockets) ed Ersan Ilyasova, attualmente free agent. Per rinforzare il reparto lunghi è arrivato Bobby Portis, per il reparto guardie è stato preso Bryn Forbes ed, infine, è stato acquisito Torrey Craig (prima ai Nuggets), ottimo difensore. In free agency, però, la perdita più grossa per i Bucks è stata la partenza di Wesley Matthews. L’arciere, infatti, da unrestrcited free agent, ha scelto i Los Angeles Lakers andando a rinforzare sensibilmente quella che si candida come la squadra favorita per la vittoria del titolo NBA anche nella prossima stagione.
Insomma, andando a tirare le somme, il quintetto tiolare dei Bucks dovrebbe essere formato da Jrue Holiday, Donte DiVincenzo, Khris Middleton, Giannis Antetokounmpo e Brook Lopez. La domanda da farsi ora è: alla fine dei conti, è stato davvero fatto un miglioramento rispetto alla scorsa stagione? Sicuramente Jrue Holiday in cabina di regia è un netto upgrade, ma la perdita di Matthews in fase difensiva e dall’arco pesa tremendamente. Diciamo pure che con un Bogdan Bogdanovic in più a roster sarebbe tutto un altro discorso. Ma la dea bendata ha voluto tirare un brutto scherzo ai Bucks che ora si ritrovano più o meno a dov’erano al termine della scorsa stagione. Cambiano gli interpreti, ma il risultato dell’equazione sembra essere lo stesso.
In virtù di questa considerazione si spiegano i nuovi malumori che sono emersi dal greco che sta ancora tentennando riguardo la sua estensione contrattuale al massimo salariale. I movimenti di mercato non lo hanno convinto in fondo e non è, quindi, affatto sicuro di volersi legare a vita alla squadra del Wisconsin. Ormai di tempo trascorso a Milwaukee ne è passato e, tolti i due premi individuali, sul campo di trofei non ne sono arrivati. Perciò, la situazione nei pressi del Firserv Forum è tutto fuorché stabile.
Bucks preview 2020/21: il gioco
Come sarà il gioco dei Milwaukee Bucks per la stagione avvenire? Sicuramente molto simile a quello visto l’anno scorso e due anni fa e per definirlo in modo più preciso basta guardare il dato del pace (numero di possessi medio a partita) collezionato durante la scorsa annata): 105.1, vale a dire il primo della lega. E’ vero che si tratta di un dato preliminare, ma è anche già molto esaustivo nel rappresentare lo stile di gioco che coach Mike Budenholzer ha profilato per i Bucks.
Milwaukee è quindi una squadra che corre tanto, tantissimo. L’arma preferita è quello del contropiede che vede Giannis Antetokounmpo come protagonista della scena. Per il greco vedere il campo aperto e la difesa non schierata è un piacere per gli occhi: ad ampie falcate, così, raggiunge il canestro avversario e conclude (il più delle volte anche con una pirotecnica schiacciata). Oppure, se intercettato o bloccato nei pressi del ferro, scarica per uno dei compagni che intanto si è piazzato sull’arco pronto per colpire dalla lunga distanza, mentre la difesa avversaria ancora fatica a piazzarsi bene.
La transizione fulminea dei Milwaukee Bucks.
E finché tutto questo funziona, Milwaukee va alla grande. In regular season, infatti, ha fatto vedere tutta l’efficacia di questo sistema di gioco chiudendo col miglior record della lega. Il problema si pone quando la difesa avversaria è brava, sa muoversi bene e riesce a schierarsi nelle posizioni giuste in un lasso di tempo che non permetta ai Bucks di eseguire la transizione in modo soddisfacente. Questa situazione si è vista ripetutamente nella semifinale di Conference persa contro i Miami Heat dello scorso anno, in cui sono emerse tutte le difficoltà dell’attacco della trupae di Budenholzer con la difesa avversaria schierata.
Infatti i Bucks non avevano una point guard assolutamente in grado di creare gioco come Eric Bledsoe e quindi la manovra offensiva spesso si ritrovava in delle secche in cui non riusciva più ad uscire. La difficoltà dell’ormai giocatore dei New Orleans Pelicans in fase di costruzione dell’azione è dimostrata anche dal fatto che il migliore giocatore per assist della squadra nella scorsa stagione è stato Giannis Antetokounmpo con 5.6 assist di media a partita. La situazione andava leggermente meglio con George Hill sul parquet, ma la sua età non gli permetteva di essere in campo per troppi minuti. E allora i Bucks come tentavano di sopperire a queste difficoltà in fase offensiva? Molto semplicemente si appellavano al gioco in post di Antetokounmpo, agli isolamenti di Middleton e a qualche tiro estemporaneo dall’arco che ha visto in Brook Lopez il miglior interprete.
Con l’area intasata ci si affida spesso agli isolamenti di Khris Middleton.
Tuttavia, tutte soluzioni forzate che alla lunga sono diventate prevedibili e facilmente contenibili da parte di una difesa preparata come quella dei Miami Heat. Ed ecco che la sonora sconfitta per 4-1 è presto spiegata. Ora, quest’anno i Bucks avranno sicuramente una point guard di livello superiore a dirigere la squadra e a creare gioco, ma è anche vero che hanno perso tanta qualità nel tiro da tre punti. Gli addii di Matthews, Hill e Korver hanno abbassato di gran lunga la qualità e la pericolosità del tiro da tre punti, fondamentale sul quale Budenholzer faceva e fa grande affidamento. Non a caso l’anno scorso i Bucks erano quarti nella lega per tentativi dall’arco in una partita. E l’impressione è che quest’anno questo dato debba calare: se non nella quantità, sicuramente nella qualità.
Passando alla parte difensiva, i Bucks hanno perso un pezzo importante come Matthews, ma hanno trovato Jrue Holiday che nella metà campo difensiva è uno dei migliori nel suo ruolo. In più quando hai in squadra il Defensive Player of the Year, Giannis Antetokounmpo, che con le sue lunghissime leve difende il ferro, tutto è più semplice. Anche l’arrivo di Torrey Craig, come detto, è stato funzionale per migliorare questo aspetto, che anche per la stagione avvenire dovrebbe essere il punto di forza della squadra di Budenholzer. Non a caso l’anno scorso hanno avuto il miglior defensive rating della lega: 102.9.
L’incredibile capacità del DPOY Giannis Antetokounmpo di difendere il ferro.
La difesa dei Bucks, in generale, è solita schierarsi a uomo fatta eccezione per il centro. Chi gioca nella posizione da 5, infatti, tende a rimanere nei pressi del canestro e a preoccuparsi della difesa del ferro, lasciando anche ampio spazio al suo pari ruolo. Milwaukee tende così a sfidare spesso al tiro il centro opposto nel caso soprattutto in cui non sia un buon tiratore (questo ovviamente non ha funzionato con Bam Adebayo). Questo accorgimento permette, soprattutto quando ad occupare il ruolo di centro è Brook Lopez che è un lungo dinamico, di rendere meno pericolosi i tagli in area degli esterni e di cambiare più velocemente; d’altro canto, si concede qualcosa di più dall’arco, ma spesso e volentieri è un rischio calcolato. Salvo eccezioni, i Bucks non dovrebbero modificare piano tattico difensivo in questa stagione, visto che le caratteristiche tecniche degli interpreti sono simili.
Un potenziale fattore: Donte DiVincenzo
Il buono o cattivo andamento della stagione dei Milwaukee Bucks passa anche dalle sue mani. L’anno scorso il prodotto di Villanova è stato uno dei pezzi più importanti della panchina di coach Mike Budenholzer ed è riuscito a ritagliarsi non pochi minuti in campo. Il 22enne sa fare bene tante cose: innanzitutto è un buon tiratore dall’arco e lo dimostra la percentuale registrata nella scorsa stagione (33.6%). In più, è dotato anche di un buon tiro dalla media che non disdegna soprattutto in situazioni di area intasata.
Ma, altra cosa importante, ha dimostrato di essere anche un buon trattatore di palla; infatti, quando era in campo, spesso era proprio a lui ad iniziare l’azione dal palleggio nella passata annata. Se le doti da passatore non sono di alto livello, tuttavia dispone di un’ottima esplosività e spesso riesce ad attaccare il canestro in modo convincente concludendo con un lay-up o anche con una schiacciata, laddove fosse possibile.
Anche in difesa il prodotto di Villanova ha fatto vedere buone doti, soprattutto come stealer. Tutte queste cose che abbiamo citato saranno importantissime per il suo sviluppo come pedina ancora più strutturale dei Milwaukee Bucks: infatti, quest’anno, dovrebbe essere proprio lui l’indiziato numero uno per ricoprire il posto da titolare lasciato vacante da Wesley Matthews. Per cui, i Bucks avranno bisogno del migliore DiVincenzo per tentare nuovamente l’assalto al titolo.
Bucks preview 2020/2021: le aspettative stagionali
Questa stagione, come abbiamo già anticipato nell’introduzione, sarà davvero cruciale per il futuro della franchigia. Milwaukee per due anni è stata considerata come una delle favorite per la vittoria finale, ma non è mai arrivata nemmeno vicina a quel traguardo: non è mai arrivata alle finali NBA, per capirsi. Giannis Antetokounmpo, giustamente, sta iniziando a pensare che i Bucks non siano più la squadra giusta per vincere e che ci sia bisogno di un po’ d’aria fresca. La franchigia, naturalmente, non può permettersi l’addio del due volte MVP, pena altrimenti la cancellazione di qualsiasi sogno di gloria.
Sembrava che in questa finestra di mercato fossero arrivati i colpi giusti, invece con l’affare Bogdanovic che è sfumato si è davvero tornati al punto di partenza. Volendo fare un gioco di pesi e contrappesi, la squadra come potenziale è molto simile a quella dell’anno scorso e questa cosa non piace per nulla al greco. Per i Bucks sarà quindi quasi un anno da all-in: se dovessero mancare ancora i risultati (come minimo le NBA Finals), allora Antetokounmpo prenderebbe davvero il largo.
Sarà quindi una stagione molto delicata per la squadra del Wisconsin con tante aspettative sulle spalle e con tanti avvoltoi pronti a banchettare sulle loro reiterate sconfitte. Il margine d’errore ormai è diventato praticamente nullo: se non faranno qualcosa di grande quest’anno, l’impressione è che non lo faranno più.



