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Utah Jazz, che sinfonia! A volte la semplicità paga

di Francesco Catalano
utah jazz mercato

Gli Utah Jazz sono probabilmente la squadra più in forma di questo inizio di stagione e lo dimostra il fatto che sono la squadra con il miglior record di tutta la NBA con 16 vittorie e 5 sconfitte. Questi numeri non vengono dal cielo, ma da una squadra che ormai si conosce molto bene e che in campo ha le idee molto chiare. Ognuno sa qual è il suo ruolo e lo fa al meglio.

Diciamo subito che gli Utah Jazz visti nel primo turno playoffs dello scorso anno contro i Denver Nuggets e quelli che stiamo vedendo in questa nuova stagione sono due squadre paradossalmente molto diverse. Ma poi anche questo nodo verrà sciolto.

Quali sono quindi i motivi di questo superlativo score? Ma – e questa, probabilmente, è la domanda più significativa – quanto potranno continuare su questi ritmi?

Utah Jazz, le chiavi di questa straordinaria partenza

La squadra di Quinn Snyder è una squadra estremamente moderna che, infatti, fa del tiro da tre punti la sua arma migliore. I Jazz si prendono 42.4 tentativi dall’arco a partita e stanno mantenendo un’ottima percentuale di realizzazione intorno al 39.8%. Una tale prolificità nel tiro dalla lunga distanza è possibile in virtù dei tiratori di prima qualità di cui Utah dispone: Donovan Mitchell, Joe Ingles, Mike Conley, Bojan Bogdanovic e Jordan Clarkson.

Il tiro da tre punti non viene però preso in maniera approssimativa ed affrettata, ma la ricerca del tiro migliore occupa spesso e volentieri tutto l’arco dei 24 secondi, quando è possibile. Non è un caso che i Jazz hanno il 25esimo PACE della lega (98.2 possessi di media a partita): la transizione non è una delle priorità di Utah dato che un buon tiro dall’arco può essere creato attraverso un giropalla fluido e grazie agli spazi creati dal pick and roll.

L’azione tipica dei Jazz infatti vede il portatore di palla fermarsi vicino al centrocampo e due tiratori piazzarsi agli angoli opposti dell’arco. Di seguito, Rudy Gobert si avvicina al portatore di palla ed i due giocano un pick and roll molto alto che sfilaccia la difesa avversaria che nel frattempo deve guardare anche i due tiratori nell’angolo. In questo modo, il portatore di palla sfrutta il blocco e trova davanti a sé spaziature molto ampie per attaccare con facilità il canestro e, se gli esterni decideranno di raddoppiarlo, lui potrà scaricare ad uno dei suoi tiratori intorno all’arco oppure concludere al ferro. Solitamente in questo tipo di situazione, il portatore di palla è Joe Ingles in modo da sfruttare al meglio ormai la nota visione di gioco dell’australiano per imbeccare gli esterni pronti a colpire dalla linea dei tre punti.

Una classica azione offensiva dei Jazz.

Questo semplice, ma letale schema è possibile proprio per il grande tasso tecnico che caratterizza i migliori interpreti dei Jazz. Coach Snyder, infatti, ha a sua disposizione tanti ottimi ball-handler e (si sa) quando c’è tanta qualità, tutto diventa più semplice.

L’apporto di Rudy Gobert

Ovviamente la seconda opzione offensiva è rappresentata dai mismatch che i Jazz possono creare con Mitchell e Conley che, all’occorrenza, possono ovviamente giocare anche da solisti. Non va dimenticato, poi, il lavoro fatto sotto canestro da Rudy Gobert che è in grado di regalare tante seconde possibilità ai suoi compagni con i rimbalzi offensivi, ma che si dimostra anche un buon realizzatore: le sue medie segnalano 13.3 punti di media a partita e 13.4 rimbalzi di media.

L’apporto del francese poi si vede soprattutto in difesa dove, se sui cambi non è eccelso, spesso sotto canestro innalza un vero e proprio muro difensivo difficile da superare per gli avversari (non si vincono a casa due DPOY di fila!). Oltre al lungo d’oltralpe, i Jazz non sono una squadra che vanta nel suo complesso grandi difensori, tuttavia hanno tanti giocatori che godono di un ottimo footwork e che quindi possono cambiare con grande duttilità.

Con Gobert sotto canestro è davvero dura avere la meglio.

Tutte queste cose elencate vengono corroborate a dovere dai dati dell’offensive e del defensive rating. I Jazz, infatti, sono rispettivamente quinti e sesti nella lega in quelle due particolari statistiche, e l’equilibrio del dato dimostra la solidità della squadra.

Quali sono ora gli obiettivi per il futuro?

Sicuramente i Jazz dovranno puntare a continuare a macinare vittorie per mantenersi nei posti alti della Western Conference, senza però consumare troppe le batterie. Ma dovranno anche continuare ad insistere su questo sistema di gioco che si sta rivelando vincente.

Il gioco dei Jazz, infatti, prevede poche cose, ma fatte benissimo. Quin Snyder è stato bravo anche a capire questo: ossia che per giocare bene non servono cose mirabolanti o chissà quali accorgimenti. A volte, la semplicità paga. E finalmente Utah ha capito quali sono i suoi punti di forza e li sta valorizzando al meglio.Senza contare che Conley si sta solo da quest’anno adattando al sistema dei Jazz dopo aver avuto un anno travagliato e d’ambientamento, e che Mitchell sta giocando ancora con un po’ di freno a mano ed è lontano dalle cose mirabolanti che ha fatto vedere negli ultimi playoffs.

utah jazz quin snyder

Quin Snyder.

Quando ‘Spider’ tornerà ai suoi livelli migliori, però, i Jazz dovranno essere bravi a non cadere negli stessi errori che hanno commesso nei playoffs 2020. Ovvero lasciare la palla a Mitchell e lasciare che lui incarni da solo la fase offensiva (come è successo nella serie con i Denver Nuggets persa 4-3 dopo essere stati in vantaggio 3-1). Non a caso, nell’introduzione abbiamo detto che quella Utah e quella che vediamo oggi sono due squadre diverse nonostante gli stessi interpreti. In quell’occasione era scomparsa la squadra ben messa in campo che stiamo vedendo nelle ultime uscite e tutti i giocatori si erano ridotti a comparse dello show di Donovan Mitchell.

Utah non dovrà, quindi, cadere nella tentazione di smettere di giocare ed affidarsi ad un solo giocatore, per quanto decisivo e straripante. L’obiettivo quest’anno è arrivare almeno al secondo turno e per farlo la strada giusta è quella tracciata in questa prima parte di stagione. Ormai dovrebbe essere chiaro. Per cui, dritti alla meta senza deviazioni!

NB: le statistiche utilizzate nell’articolo fanno fede alla data di pubblicazione dello stesso.

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