lakers mercato

Mentre Magic Johnson ha augurato (se vogliamo dirla così) ai Los Angeles Lakers di perdere tutte le partite restanti della stagione per potersi assicurare una scelta alta al prossimo Draft, Kobe Bryant ha risposto che “i giocatori giocano e cercano di vincere ogni singola partita. Questo è esattamente ciò che facciamo noi”. Le parole del 24 gialloviola appaiono piuttosto chiare: niente tanking per i Lakers, abituati sempre a giocare al massimo per cercare di vincere il più possibile. Per questo questo speciale appuntamento con la rubrica ‘#123Ragioni’ serve a spiegare i motivi per cui i gialloviola non dovrebbero tankare.

1) Questione di fama

La pratica del tanking consiste nell’indebolire sempre di più la squadra, aggiungendo al roster giovani elementi che, per ovvie ragioni, finiscono per vincere pochissime partite per piazzarsi in fondo alla classifica. Il tutto serve per assicurarsi al Draft una scelta alta per selezionare i migliori talenti che si rendono eleggibili. Detto questo, difficilmente una franchigia come i Los Angeles Lakers accetterebbe di sprofondare nel baratro venendo asfaltati dagli avversari. Nel corso degli anni la franchigia si è costruita una reputazione vincente ( ha vinto 16 titoli NBA) che non vorrebbe perdere scendendo in campo con la consapevolezza che la sconfitta è dietro l’angolo.

2) La Free Agency 2015

 

Goran Dragic. Fonte: Wikipedia.

Goran Dragic. Fonte: Wikipedia.

La rebuilding ( o  parte di essa) può passare dalla prossima free agency, senza che tutte le speranze vengano soddisfatte dall’urna del Draft. Nella prossima offseason i Los Angeles Lakers avranno abbastanza spazio salariale (con i contratti in scadenza di Lin e Nash si libereranno 25 milioni) per potersi accaparrare qualche giocatore utile alla causa: sul mercato ci sarà gente come Goran Dragic, Rajon Rondo, Wesley Matthews, Gerald Green, Jeff Green, Paul Millsap, LaMarcus Aldridge, Kevin Love (che potrebbe utilizzare la player option per rimanere eventualmente a Cleveland), Marc Gasol, Brook Lopez e Omer Asik. Se appare difficile arrivare ai pezzi forti per motivi economici, immaginate un quintetto base con Dragic – Bryant – Johnson (rifirmato a cifre favorevoli) – Millsap ( o Randle) – Brook Lopez: con qualche conferma low cost e l’ingaggio di qualche giovane, i Lakers potrebbero già aver da subito un roster per arrivare almeno ai playoff e giocarsela.

3) La presa di posizione di Kobe

 

Kobe Bryant, stella dei Los Angeles Lakers. Fonte:Sgt. Joseph A. Lee (Wikipedia)

Kobe Bryant, stella dei Los Angeles Lakers. Fonte:Sgt. Joseph A. Lee (Wikipedia)

Si sa, la parola di Bryant  è quasi legge in quel di Los Angeles. E’ lui il punto di riferimento non solo dello spogliatoio, ma anche per la dirigenza che deve per forza dar conto al suo parere. Dopo l’addio di Phil Jackson e la scomparsa di Jerry Buss, il Black Mamba ha ormai assunto la funzione di leader spirituale e tecnico. La replica a Magic Johnson sulla faccenda ha chiaramente esposto il suo punto di vista e le intenzioni che alla riguardo la stagione in corso. E chi sta intorno a lui è pronto a seguirlo.

Insomma, l’alternativa al tanking è finire la regular season in maniera più dignitosa possibile per poi fare le più opportune valutazioni. Con una minuziosa strategia e un occhio di riguardo al salary cap, presentando inoltre agli aspiranti lacustri un progetto convincente, i Los Angeles Lakers possono seguire questa via, senza passare necessariamente dal Draft.

Per NBA Passion,

Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)

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