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NBA, i peggiori contratti dei giocatori squadra per squadra – parte seconda

di Michele Gibin
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NBA, quali sono i contratti peggiori squadra per squadra? Ogni team NBA ha un contratto di cui si è pentita amaramente, oppure che è stata costretta ad assorbire via trade e che ora risulta difficile da scambiare, e che non rispecchi il valore attuale del giocatore.

Sono contratti spesso ricchi dati a giocatori che poi non hanno rispettato le aspettative sul loro conto, oppure frutto di improvvisi balzi in avanti (e in alto) del salary cap NBA da una stagione alla successiva, con le squadre che decidono di impiegare subito il tanto spazio salariale a disposizione.

E’ il caso ad esempio del balzo di oltre 20 milioni di dollari che il salary cap NBA fece tra 2016 e 2017, e che i Golden State Warriors sfruttarono ad esempio per mettere sotto contratto Kevin Durant. In quella stessa estate, ricevettero contratti da 15-20 milioni all’anno anche giocatori come Gorgui DiengMeyers LeonardIan Mahinmi (!) e Bismack Biyombo.

Ma quali sono oggi gli “albatross“, i contratti peggiori per ognuna delle 30 squadre NBA? Andiamo a scoprirli in uno speciale in due parti. Ecco la seconda parte, qui potete recuperare la prima parte con le prime 15 squadre.

1. Jimmy Butler, Miami Heat

Gli Heat di Pat Riley hanno operato con grande oculatezza per non ingolfare il salary cap della squadra, e soprattutto dopo aver impiegato anni a ristrutturare il roster dopo l’estate 2016, quella dei contrattoni elargiti a Tyler Johnson, James Johnson e Hassan Whiteside.

Il faro per Miami era la free agency 2021 e Giannis Antetokounmpo. Giannis non sarà free agent nel 2021 e Miami una terza star se la dovrà fare in casa (Tyler Herro ne ha tutte le qualità), o dovrà trovarla via trade. La situazione salariale degli Heat è molto chiara: Andre Iguodala, Goran Dragic, Meyers Leonard e Avery Bradley hanno una team option sul 2021\22 e Miami sarà libera di scegliere a chi rinunciare.

Kelly Olynyk (se resterà), Moe Harkless e Kendrick Nunn saranno free agent a fine stagione, la priorità per l’estate 2021 dovrebbe essere blindare Duncan Robinson anch’egli in scadenza.

Miami ha però impiegato il suo patrimonio di prime scelte per prendere Jimmy Butler nel 2019 e le munizioni per arrivare via trade alla terza star non sono molte: Kyle Lowry? Bradley Beal? John Wall addirittura?

Per queste ragioni, oggi il peggior contratto per Miami è paradossalmente quello di Jimmy Butler. Scadrà nel 2023 quando Butler avrà 34 anni, l’ex Bulls ha una media minuti in carriera di 33 a partita e per i primi 6 anni di carriera è stato sottoposto al trattamento Tom Thibodeau (oltre 36 minuti di media tra 2013 e 2018). Non è un caso che Spoelstra sia molto attento col minutaggio della sua star.

Miami deve capitalizzare sugli anni di prime di Butler. Jimmy è una roccia ma il suo contratto rischia di invecchiare male, meglio agire per tempo per non fare delle Finals 2020 un episodio isolato, per quanto favoloso.

2. Brook Lopez, Milwaukee Bucks

Khris Middleton sarebbe stato un buon candidato un minuto dopo aver firmato il suo massimo salariale a luglio 2019, ma ha dimostrato che quei (tantissimi) soldi sono ben spesi. Eric Bledsoe non c’è più ed è servito per portare a Milwaukee Jrue Holiday.

Brook Lopez fu la terza firma sontuosa dell’estate 2019 dei Bucks, a 32 anni non è certo un giocatore finito o in calo ma il suo contratto scadrà nel 2023 e non prevede opzioni. Le sue cifre sono in (leggero) calo per il terzo anno di fila e finora la difesa dei Bucks non assomiglia a quella a tenuta stagna mostrata lo scorso anno.

Giù le stoppate, giù lo usage rating, giù (e di parecchio) l’indice value over replacement, il che significa che a parità di minuti a partita (invariati rispetto allo scorso anno), i Bucks passano molto meno dal loro centro sia in attacco che in difesa. Bobby Portis è un’alternativa migliore rispetto a Robin Lopez e tira col 50% da tre punti, Antetokounmpo ha finalmente iniziato a esplorare il post basso.

Segnali di un calo? Possibile e del tutto comprensibile, Brook Lopez avrà comunque mercato se mai i Bucks decidessero di esplorare le loro possibilità nei prossimi 12-16 mesi.

3. D’angelo Russell, Minnesota Timberwolves

Per la verità quel contratto non glielo hanno dato i Twolves, ma tant’è.

D-Lo è alla sua quarta squadra NBA in 6 stagioni, quest’anno prima di infortunarsi e senza Karl-Anthony Towns (polso KO e Covid per lui) non è stato mai il miglior giocatore dei Timberwolves (Malik Beasley), raramente il secondo. Rubio e Russell non possono giocare assieme (119.8 di defensive rating in 141 minuti in campo assieme, -22.4 di net rating), Russell e Towns hanno giocato assieme 5 partite in un anno.

D’Angelo Russell sta tirando con il 42.6% dal campo, è sotto il 45% al tiro da due, sotto il 43% in area e al 39% nel midrange. Senza Towns non ha mai avuto un partner di pick and roll decente, e senza quello il suo gioco manca di una parte fondamentale. Va rivalutato assieme a KAT e con un allenatore attento alla difesa come Chris Finch (già nello staff di Nick Nurse) prima di sparare sentenze.

I primi exit poll però non sono buonissimi.

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