Home Eastern Conference TeamsJohn Wall: orgoglio e talento

Il canto del cigno di Gilbert Arenas non fu sicuramente tra i più memorabili o monumentali in quel di Washington, l’ultima annata del “big three” composto dal miglior Caron Butler mai visto, Antwan Jamison e lo stesso Arenas non va oltre un mediocrissimo 26 – 56, di cui va ricordato l’imbarazzante mese di Marzo condito da ben 16 sconfitte consecutive.
Con l’ormai svanita possibilità di approdo ai Playoffs, patron Leonsis e sottoposti tirano fuori santini e rosari, riponendo le ultime risicate speranze e preghiere in quel draft ormai alle porte.
Madison Square Garden, 24 Giugno 2010, poco più del 10% di probabilità per pescare la prima scelta, Ted Leonsis suda a freddo pur non tradendo emozioni..


Stern è pronto ad iniziare, imperturbabile come sempre.
“For the first pick, in 2010 NBA Draft….”
Tutto il resto è storia, i capitolini pescheranno il prodotto di Kentucky con la prima scelta assoluta, fresco di All-American First Team, National Player Of The Year oltre che aver siglato record di punti ed assist con gli stessi Wildcatz, permettendo a Coach Cal (John Calipari) di divenire l’allenatore dell’anno in NCAA.
Indubbiamente strappare ad un certo Adolph Rupp il record di partite consecutive vinte al primo anno di panchina non poteva passare di certo inosservato (19-0 contro l’11-0 di Rupphiana memoria), specie se condito da un supporting cast di prim’ordine da cui spiccano radiosi nomi come Cousins, Bledsoe, Beverley e lo stesso Wall.
I ragazzi di Calipari chiuderanno con uno stratosferico record di 35 – 3, relativamente scontata anche la vittoria del torneo NCAA.
Non c’è dubbio che gli dei del basket abbiano messo del loro in tutto ciò.
L’avvio di stagione 2010 – 2011 non risulterà essere tra più irresistibili, il roster è discretamente omogeneo, veterani come Arenas e Hinrich in cabina di regia seguiti dai più giovani Wall, Javale McGee e Nick Young.
Nonostante l’avvio il ragazzino da Kentucky mette a referto almeno 9 assist nelle prime 3 gare, secondo nella storia a riuscirci.
Nelle sei gare successive manderà a segno ben 61 assistenze superando il precedente record di 50 appartenente ad un certo Oscar Robertson.
Un paio di mesi dopo segnerà sul tabellino la prima tripla doppia nella lega, a soli 20 anni, preceduto solo dal Lamar Odom ed un tizio qualunque proveniente da Akron, Ohio.
18 Dicembre 2010, Hibachi firma con gli Orlando Magic, con un susseguirsi di eventi degno dei migliori Noir anni 40′ lascia, metaforicamente parlando, chiavi della franchigia e cabina di regia (codito da pressione mediatica non indifferente per un rookie) al giovine Johnathan Wall.

“Right now, the city is John’s”

Nulla è eterno, a Washington partono i lavori di ricostruzione.
Wall in tempi rapidissimi dimostra di avere grinta e tenacia a dismisura, aggiungendo al referto anche il premio di miglior giocatore del Rookie Showcase (ben 22 assist quella sera)
Il premio di Rookie dell’anno andò però a Blake Griffin (fu scelto l’anno precedente ma giocava la prima reale stagione da effettivo, esattamente come il Noel attuale)
Le successive due stagioni lo consacreranno definitivamente come leader inamovibile della franchigia, pilastro portante carismatico e dotato di raffinata scaltrezza.
Nonostante il brutto infortunio che gli impedì di giocare la prima parte della stagione 2013 – 2014, le sue statistiche lievitarono vertiginosamente , così come l’efficienza dell’intera franchigia.
Le dure sessioni di allenamento estive con niente di meno che Gary “The Glove” Payton hanno portato, assieme a costanza e determinazione, a renderlo una delle più micidiali ed efficenti point guard dell’intero panorama NBA.
Nonostante il mancato accesso ai Playoffs ed un avvio non tra i più rosei, la franchigia capitolina chiude la seconda parte di stagione con bilancio positivo, riponendo nella successiva stagione speranze e fiducia.
Il rinnovo di

John Wall.

John Wall.

contratto quinquennale da 80 milioni di dollari lega John alla franchigia più di quanto non lo fosse prima, trovato l’affiatamento necessario con il più che buon roster, Wall non a caso farà registrare la sua migliore annata in NBA arrivando a siglare vertiginosi incrementi prestazionali in ogni statistica di gioco (19.2 pts, 4.1 Rbs, 8.8 Ast, 1.8 PR)
Aggiunge alla bacheca anche il premio di miglior schiacciata nel Dunk Contest a New Orleans durante L’All Star Game, arrivando a battere atleti formidabili come Paul George e Terrence Ross.
Dopo aver chiuso in quinta posizione nella Eastern Conference, con un promettente Bradley Beal in rampa di lancio e supportato dall’ottima coppia di lunghi Nenè – Gortat, Wall si prepara all’approdo ai Playoffs, meritatamente.
Al primo turno toccherà affrontare i Chicago Bulls, palesemente sottotono viste le pesanti assenze (qualcuno ha detto Derrick?) Ma capaci comunque di essere più che pericolosi, specialmente quel Joakim Noah fresco di premio di “Difensore dell’anno” dimostrando di poter interrompere anche la lunghissima striscia in positivo degli Heat capitanati da James, facendoli arrestare bruscamente ed in modo amaro, rimandando la poco credibile possibilità di raggiungere quel monumentale 72-10 di Jordaniana memoria.
Dettagli a parte, Wall e soci si impongono con decisione sulla franchigia di Thibodeau, stracciando un prepotente 2 – 0 iniziale fulmineo.
Nonostante gara 3 vinta dai tori e la pesante assenza di Nenè in gara 4, Wall e compagni rincarano la dose arrivando a siglare un 4 – 1 di raffinata fattura.
Sorgono i problemi, l’armata capitanata da George non è affatto afflitta da mancanze o problemi drastici, bensì è affamata di vittorie.
Washington tira fuori personalità e grinta in quella promettente gara 1, sfortunatamente le successive 3 avranno da protagoniste solo casacche gialle.
La timida viittoria in gara 5 non cambierà le carte in tavola, 4 – 2 finale.
Capitolini fuori ma a testa alta, hanno dimostrato nonostante la giovane età di poter dire la loro anche in ottica Playoffs.
Un Wall più determinato che mai affronta intensi allenamenti e fasi di preparazione per tutta l’estate.
Questa volta la dirigenza opta per l’aggiunta di maggior esperienza ed affidabilità nel roster, vengono siglati contratti a Chris Humpries, Andre Miller, DeJuan Blair, Drew Good il sempreverde Paul Pierce, tutto ciò rende il roster estremamente omogeneo con giovani talenti come Wall, Beal e Porter uniti alla classe ed infinita esperienza dei vari Miller e Pierce.
Con un roster tanto ricco e variegato, Washington abbandona definitivante quell’etichetta di mediocrità che la perseguitava da lungo tempo, nonostante i più che buoni risultati dell’anno precedente stavolta i presupposti per fare sul serio fin da subito ci sono tutti.
Ed infatti..Novembre segna per i capitolini un più che positivo 6 – 2 di partenza, miglior record dal 1975/76, gloriose annate dei neonati “Bullets”.
La magia non finisce qui, il 12 Dicembre dopo la vittoria con i Clippers condita da una sopraffina prestazione di Wall, i capitolini registrano un’eccellente 11-2, record mai visto prima nella storia della franchigia.
Mentre provvedo alla stesura, i ragazzi di Randy Witmann viaggiano con un record di 18-6 e in striscia positiva di ben 5 vittorie.

Washington Wizards v Los Angeles Lakers

Nel frattempo Wall fa registrare poderose prestazioni da elite da cui emerge vistosamente la sua evoluzione di gioco, coinvolgere il più possibile i compagni pur non rinunciando al suo primordiale istinto da cacciatore di canestri, e i numeri parlano chiaro : 17.6 punti, 10.6 assist con un dolce condimento dato da 4.8 rimbalzi a partita.
Peccato non vengano valutate “statistiche” come determinazione e cuore, dato che al momento il prodotto Kentucky sotto queste voci ha pochissimi rivali.
Non resta che augurare a questo solido gruppo tutta la fortuna del mondo e che gli dei della pallacanestro continuino ad assisterli nella loro inarrestabile marcia.
Che Wall Sr.e la piccola Myiah veglino su di te dall’alto, giovane Point Guard.

Per NBA Passion,

Teto Ceneri

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