Il tema delle vaccinazioni per i giocatori NBA ha generato diverse prese di posizione. Da un lato, la lega non intende in alcun modo scavalcare quelle categorie di persone che devono avere la precedenza nella somministrazione della dose. Mentre si cerca di sensibilizzare l’opinione degli atleti per accogliere positivamente questa possibilità. Inoltre, spesso è stata sottolineata come la scelta dei giocatori di venire vaccinati sia anche influente per i cittadini. Durante la conferenza stampa in occasione dell’All-Star Game di Atlanta, Adam Silver parlò di una serie di colloqui tenuti con l’Associazione Giocatori per evidenziare una serie di benefici ottenibili dal momento che un individuo, e la squadra come collettivo, ricevano il vaccino contro il Covid-19. Sempre in questo frangente, diversi personaggi di spicco, tra cui LeBron James, hanno descritto una possibile vaccinazione come “decisione personale”.
Il Commissioner evidenziò come, in accordo ai dati forniti da esperti medici e sanitari, la lega potrà trovarsi nelle condizioni di “tornare ad una situazione molto vicina alla normalità all’inizio della prossima stagione”. I citati incontri tra NBA e Associazione Giocatori hanno portato ad una nota inviata alle 30 squadre inerente agli sviluppi successivi al pieno ricevimento del vaccino da parte di giocatori e staff. Per quanto la lega abbia sempre mantenuto una linea di discrezione verso una valutazione spettante ad ogni singola persona, tale politica di comunicazione può fungere come incentivo per approcciare in maniera più aperta la decisione di ottenere la propria dose. Come riportato da Baxter Holmes di ESPN, le misure previste saranno valide per “ogni persona a partire dalle due settimane successive alla piena somministrazione della dose, e ad ogni squadra in cui l’85% dei giocatori e l’85% dello staff sia vaccinato.”
Nel dettaglio della nota inviata dalla NBA
Qualora vengano rispettati i parametri, un forte alleggerimento colpirebbe le attuali regole che compongono i rigidi protocolli sanitari in vigore. A livello individuale, cessa l’obbligo di quarantena quando si entra in contatto con un individuo positivo al Covid-19. Nei momenti liberi sarà permesso ricevere famigliari e amici presso le proprie residenze, tanto nel proprio mercato quanto in trasferta. Tale possibilità è valida anche per uscite presso locali e ristoranti, seppur con leggere restrizioni. Accanto a queste, la NBA prevede concessioni più ampie per le squadre che saranno interamente vaccinate. In particolare, verrà meno l’utilizzo della mascherina all’interno delle strutture di allenamento. E vi sarà più flessibilità per meeting e uscite di gruppo. Al termine di questo elenco, la NBA intende sottolineare come i test quotidiani faranno parte della routine anche per il prossimo futuro. Ed anche di come sia vitale tenere uno standard di comportamento altamente responsabile.
I New Orleans Pelicans aprono il processo
Lo scorso 14 marzo dei membri idonei dell’organizzazione dei New Orleans Pelicans ha ricevuto la prima dose del vaccino contro il Covid-19. Tra questi anche Nicolò Melli, che ha trasmesso attraverso i suoi canali social l’importanza di ricorrere a questo fondamentale mezzo di prevenzione. La NBA ha specificato come ogni franchigia debba seguire le linee guida del proprio Stato riguardo la campagna di vaccinazione. Proprio il Louisiana è stato il primo a espandere i criteri per accedere alla somministrazione. Ed i New Orleans Pelicans hanno scelto, in comune accordo tra le parti, giocatori e membri dello staff con cui iniziare. Ad oggi, la NBA non ha reso noto quale sia il numero totale di individui che hanno ottenuto almeno una dose di vaccino. Ad ogni modo, ESPN riporta come i Dallas Mavericks siano tra i più attivi per vedersi concedere il via libera.
Per quanto regni la consapevolezza riguardo le numerose complessità scaturite dall’ideale progetto di vedere una consistente parte della lega vaccinata, la NBA ripone molta fiducia nell’evoluzione verso la prossima stagione. Nella giornata di ieri è stato comunicato il ritorno di 3 test positivi su 490 nell’ultima settimana. Un ulteriore riconoscimento che nel pieno dell’incertezza, la NBA sta tentando di normalizzare ogni momento. Con piena collaborazione da parte di ogni giocatore. Oggi, la maggior parte delle franchigie ha aperto la propria arena ad una ristretta quantità di fan. Come in ogni contesto sociale e lavorativo, la campagna di vaccinazione rappresenta l’unica risposta netta a questa ardua situazione. E la NBA intende mettere il piede sull’acceleratore.

