Il tweet, poi cancellato, in cui LeBron James postava una foto dell’agente di polizia Nicholas Reardon, accusato di aver ucciso la 16enne Ma’Khia Bryant durante un’operazione lo scorso 20 aprile a Columbus in Ohio, aveva generato grande attenzione mediatica.
In quel tweet LeBron aveva accompagnato la foto con il testo “tu sei il prossimo” e l’hashtag #accountability, per chiedere giustizia anche per il caso di Columbus e a poche ore dalla sentenza di condanna per l’omicidio George Floyd a Minneapolis. Un tono eccessivo quello di LeBron, in un messaggio quasi minaccioso, che la star dei Lakers ha poi spiegato in un post successivo su Twitter.
E un tweet che ha generato reazioni anche a livello politico, in ambienti conservatori anche nello stato dell’Ohio, dove James è nato e cresciuto. Secondo alcuni politici locali, col suo tweet LeBron James avrebbe “incitato alla violenza” e alla sfiducia, se non all’ostilità contro le forze dell’ordine.
Nulla di sorprendente, LeBron James si è speso molto negli ultimi mesi in campagne progressiste e di appoggio ai movimenti come Black Livers Matter ed è stato un avversario molto “vocale” dell’ex presidente USA Donald Trump. Alle presidenziali di novembre LeBron aveva appoggiato i candidati democratici Joe Biden e Kamala Harris.
Tra le reazioni al tweet di LeBron James c’è stata anche quella di un locale di Cincinnati, Ohio, il Linney’s Pub che è uno dei tanti sports bar che trasmette gli eventi sportivi negli USA. Come spiegato dal gestore del locale su Facebook, il Linney’s Pub ha deciso di boicottare la NBA e di non trasmettere più alcuna partita “finché LeBron James non sarà espulso dalla NBA”, addirittura.
“I giocatori devono giocare e basta“, spiega il gestore “La loro opinione non conta davvero, usano solo la loro posizione per far valere di più le loro opinioni e questa cosa non va bene“.
Una presa di posizione cui ha risposto, stavolta in modo ironico, LeBron James in prima persona: “Accidenti, volevo proprio venire da voi a vedere la partita stasera e bere qualcosa…“.

