Per parlare della stagione di Derrick Rose ai New York Knicks partiamo da un dato: i quintetti che vedono schierato Rose in campo hanno una media di +14.5 di net rating.
Poi ci sarebbero le medie personali, oltre 14 punti e 4 assist di media a partita, in 26.3 minuti a gara e con il 46% dal campo e il 37.7% da tre punti.
E quindi il record di squadra dei Knicks, che chiuderanno la stagione al di sopra del 50% di vittorie per la prima volta dal 2012\13, a suo modo una piccola impresa. Dati che potrebbero fare, a fine anno, di Derrick Rose il sesto uomo dell’anno NBA 2021.
Un premio in più o in meno non sminuirà di certo il percorso di rinascita sportiva di un campione come Rose, risalito con la determinazione l’aiuto di un coach e amico come Tom Thibodeau dall’inferno degli infortuni e dei dubbi sulla propria carriera e su sé stesso. Il miglior premio per Rose e per i suoi estimatori è vedere il sorriso con cui l’ex MVP giochi a basket.
Per giunta a New York, dove alla sua prima apparizione (era il 2016\17) le cose finirono malissimo. Oggi però questi Knicks non hanno nulla a che spartire con la bagnarola da milioni di dollari guidata allora da Phil Jackson, dietro a una scrivania, e da coach Jeff Hornacek in campo.
Lunedì contro i Memphis Grizzlies al FedEx Forum è arrivata una delle vittorie più convincenti in stagione, un 118-104 d’autorità, con 44 punti segnati nel secondo periodo, per tenere al sicuro il quarto posto a Est davanti agli Atlanta Hawks dell’ex Danilo Gallinari. Derrick Rose ci ha messo la sua firma, con 25 punti in 27 minuti e 11 su 15 al tiro, in una partita in cui Julius Randle non ha brillato particolarmente, al di là delle cifre: un suo canestro a 1:14 dalla fine e con i Grizzlies a -5 e in rimonta ha chiuso il discorso.
Per Rose i 25 punti sono anche il suo season high: “Il segreto è la fiducia, immagino. Coach Thibodeau sa quanto ho lottato e sudato per tornare, sa quanto lavoro in palestra c’è. Sa che sono sempre stato uno studioso del gioco, sa che cosa ho dentro. E lo stesso vale per me nei suoi confronti (…) e i risultati si vedono“.
Di poche parole, Thibodeau si è limitato nel post gara ad apprezzare “la durezza“, mentale e fisica, della sua squadra. Durezza anche nell’affrontare le difficoltà, come l’infortunio dello sfortunato Alec Burks, appena rientrato da uno stop causa Covid e subito a terra per un problema alla caviglia destra: “Non ci sono ancora tempi di recupero per lui“, ha spiegato Thibodeau dopo la partita.

