“Mi sarebbe piaciuto giocare una serie di playoffs, per vedere come avremmo risposto alla sfida“, è deluso Stephen Curry dopo la sconfitta per 117-112 in casa contro i Memphis Grizzlies, la seconda partita del torneo di play-in per i Golden State Warriors che si è anche rivelata anche l’ultima della stagione.
Due sconfitte in volata hanno sbarrato la strada per i playoffs. Prima LeBron James su una gamba sola (letteralmente) ma autore del tiro vincente a 58 secondi dal termine della prima partita, e poi Ja Morant con 4 punti in 40 secondi i giustizieri. Il Chase Center, nuovissimo e chiuso fino a due mesi fa a causa della pandemia, ha avuto il suo primo assaggio di una partita di playoffs (o quasi) dei Golden State Warriors, ma per nuove emozioni bisognerà attendere l’anno prossimo.
Ora, sempre come dice Steph, “Abbiamo 5 mesi per riposare, riattrezzarci e tornare la prossima stagione, qualsiasi cosa questo significhi“.
Riattrezzarsi, retool, è la parola chiave per gli Warriors, parola usata anche da Draymond Green dopo la delusione contro Memphis: “Non ci sono vittorie morali, dobbiamo solo tornare alla lavagna e studiare un modo per far funzionare le cose. Il futuro? Mi aspetto di essere coinvolto nella ricostruzione del nostro roster, perché è così che deve essere. Oggi siamo ben lontani dal titolo, non riusciamo neppure a fare i playoffs“.
I Golden State Warriors sono arrivati ai play-in da ottava squadra a Ovest, cavalcando due mesi da fantascienza di Stephen Curry e facendo fronte una volta tanto agli infortuni: Marquese Chriss, James Wiseman, Eric Paschall e Kelly Oubre Jr sono caduti uno dopo l’altro, sostituiti alla bell’è meglio da Kent Bazemore, Jordan Poole, Juan Toscano-Anderson e Mychal Mulder. Con rotazioni ristrette e una difesa da top 5 sono arrivate 11 vittorie nelle ultime 15 partite.
La risposta per il futuro dei Golden State Warriors non possono però essere 35 punti a partita di Curry, che a marzo 2022 compirà 34 anni e che – scoop di Kent Bazemore – ha giocato due mesi sopra una frattura al coggige. Klay Thompson, il cui infortunio ha condannato di fatto la stagione degli Warriors ancor prima di cominciare, tornerà il prossimo anno ma non gioca da due stagioni. Pretendere che sarà in grado pronti-via di garantire 20 punti e il 45% da tre è quanto meno ottimistico (vedasi gli esempi di Kevin Durant e John Wall per referenze).
In conferenza stampa dopo la partita Curry ha ripetuto più volte parole come “decisioni da prendere” e “incertezza“, rispondendo a caldo sui prossimi passi della squadra. Anche al completo, il roster attuale non ha mai saputo sganciarsi in stagione dall’ottavo\nono posto a Ovest.
Kelly Oubre Jr sarà free agent a fine stagione e non ha esattamente entusiasmato. Arrivato come surrogato per Klay Thompson, Oubre ha tirato con il 31% da tre in stagione e prima del suo infortunio al polso sinistro Steve Kerr lo aveva spostato in un ruolo da sesto uomo, non proprio un attestato di stima.
James Wiseman ha fatto bene nella prima parte della stagione, ma è un dato di fatto come senza di lui la squadra sia cresciuta. Nessuna colpa specifica per Wiseman, un rookie che ha alle spalle tre partite di college a Memphis e che come i suoi colleghi non ha potuto giocare la Summer League e svolgere un training camp come si deve. Gli Warriors sono però andati meglio con Kevon Looney e quintetti mini con Green e Toscano-Anderson impiegati da 5.
In questa stagione l’attacco dei Golden State Warriors non ha praticamente mai avuto una chance nei minuti con Curry in panchina. Andrew Wiggins ha giocato probabilmente la sua miglior stagione in carriera, soprattutto in difesa dove si meriterebbe una menzione in uno dei due quintetti dedicati di fine anno, ma per usare un’espressione inglese le sue doti offensive “non si sono aggiunte” a quelle dei suoi compagni. E per quanto ingeneroso sia, il contratto da superstar che si ritrova non lo aiuta, così come i due “mattoni” del supplementare della partita contro Memphis, con la gara in equilibrio.
L’eliminazione all’anticamera dei playoffs e la stagione una volta tanto perdente dei Minnesota Timberwolves potrebbero portare in dote a Golden State ben due scelte in zona lottery al draft NBA 2021, indicato come di livello alto dagli esperti. Se Minnesota salverà la sua scelta quest’anno (protetta 1-3), Golden State avrà comunque quella del 2022 e molto sportivamente al Chase Center si tiferà per un 2021\22 “in linea” con la storia recente dei Twolves. La presenza a roster di Wiseman e il draft rappresentano le due vere possibilità per i Golden State Warriors di rinforzare la squadra sul mercato in estate. Parlare ora di nomi non è possibile, quel che è sicuro è che a Golden State occorreranno giocatori in grado di rendere più graduale il ritorno sul parquet di Klay Thompson.
Jordan Poole è uno di questi. Più difficile lo sarà Nico Mannion, Mychal Mulder e Damion Lee hanno avuto dello spazio in stagione ma Golden State cercherà probabilmente altrove. Di Oubre si è già detto, rivederlo il prossimo anno in maglia Warriors non è scontato, anche per questioni di salary cap e luxury tax.
La chiosa su una stagione lunghissima per i Golden State Warriors l’ha messa proprio Klay Thompson, via social: “Sono orgoglioso di ognuno di noi, abbiamo lottato contro tante avversità in questa stagione e i dividendi si vedranno l’anno prossimo quando torneremo a lottare per il titolo. Sono stato costretto a guardare negli ultimi due anni e non mi è piaciuto. La nostra stagione è finita, la mia è appena iniziata e io CREDO FERMAMENTE che il mio miglior basket debba ancora venire. Non è la fine, ve lo prometto“.

