Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBoston CelticsCeltics, Marcus Smart parla ai tifosi in vista di gara 3: “Non ripetiamo errori, siate rispettosi”

Celtics, Marcus Smart parla ai tifosi in vista di gara 3: “Non ripetiamo errori, siate rispettosi”

di Ercole Guidone
marcus smart

Questa notte, al TD Garden di Boston, si giocherà gara 3 della serie tra Brooklyn Nets e Boston Celtics. Dati gli eventi incresciosi avuti in questi giorni, come il “lancio di popcorn” a Westbrook e gli sputi a Trae Young, Marcus Smart ha voluto in qualche modo parlare ai suoi tifosi, per cercare di prevenire ed evitare altri avvenimenti del genere.

Smart si è espresso in merito a episodi razzisti, che hanno coinvolto i fan dei Celtics due anni fa, quando un tifosi insultò l’allora centro dei Golden State Warriors, DeMarcus Cousins. “Ne ho sentite diverse di frasi di genere razzista. È dura scendere in campo quando si sentono queste cose. Tutti devono essere rispettosi sia dentro che fuori dal campo; noi giocatori vogliamo vedere lo stesso rispetto che mostriamo noi nei confronti dei fans.”

Questa vicenda, in realtà, fu indagata e ripresa dai Boston Celtics, che non avevano riscontrato alcun insulto di tipo razzista, ma “solo” delle offese verbali nei confronti di Cousins. “…nessuna delle parti intervistate è stata in grado di verificare l’uso di un linguaggio razziale offensivo, e le prove video si sono rilevate inconcludenti.”

Marcus Smart e il riferimento a Irving

Gara 3 tra Boston Celtics e Brooklyn Nets non è solo una partita di playoffs, ma è anche la partita in cui Kyrie Irving fa il suo ritorno da ex al TD Garden, con però questa volta i tifosi ad accoglierlo. Il rapporta tra Irving e i tifosi dei Celtics non è di certo eccezionale e si teme un’accoglienza abbastanza “calorosa” verso la star dei Nets.

A tal proposito, si è espresso sempre Marcus Smart, chiedendo loro di essere “rispettosi” nei confronti di Kyrie Irving, quando quest’ultimo arriverà al TD Garden:

Vogliamo che il nostro pubblico sia rispettoso nei confronti di tutti i giocatori. Abbiamo visto due episodi sgradevoli in questi giorni e non vogliamo che questo avvenga qui da noi. Vogliamo che tutti siano rispettosi dentro e fuori dal campo.

Danny Ainge a difesa dei fans dei Boston Celtics

Un paio di giorni fa, Kyrie Irving ha dichiarato di essere abbastanza preoccupato del problema razzismo che si aggira in alcuni fans dei Boston Celtics, sottolineando: “…speriamo di poter pensare solo al basket…

In risposta a Irving, è arrivato il general manager dei Boston Celtics, Danny Ainge. Ainge afferma di non aver mai sentito parlare di questo genere di insulti razziali e che nessuno dei suoi giocatori ne ha mai parlato (anche se poco dopo arriveranno le dichiarazioni di Marcus Smart, che appoggiano la tesi di Kyrie Irving).

Penso che noi prendiamo sempre sul serio queste cose. Non ne avevo mai sentito parlare prima, ma non mi importa. Stiamo solo giocando a basket, i giocatori possono dire quello che vogliono.

Dichiarazioni al quanto contraddittorie, se pensiamo appunto che poco dopo il suo giocatore, Marcus Smart ha apertamente dichiarato di aver sentito insulti razzisti provenienti dai fans dei Boston Celtics.

La brutta “bestia” chiamata razzismo

Cos’è il “razzismo”? L’enciclopedia “Treccani” ci dice che il razzismo è: “Ideologia, teoria e prassi politica e sociale fondata sull’arbitrario presupposto dell’esistenza di razze umane biologicamente e storicamente «superiori», destinate al comando, e di altre «inferiori», destinate alla sottomissione, e intesa, con discriminazioni e persecuzioni contro di queste, e persino con il genocidio, a conservare la «purezza» e ad assicurare il predominio assoluto della pretesa razza superiore.”

Ecco, questa è la definizione di razzismo. Un male che è in mezzo a noi e che spesso non vediamo. O meglio, siamo sicuri di non vederlo? O forse non vogliamo vederlo? Il razzismo è sempre davanti a nostri occhi, non serve solo insultare per essere razzisti, basta anche un gesto. Ci siamo forse “abituati” alla presenza del razzismo?

Non so se ci siamo abituati davvero al razzismo, tanto da non vederlo più. La cosa però certa è che si deve arrivare a non parlare più di atti razzisti, non solo nelle arene di basket, ma in ogni singola parte del nostro mondo. E non si devono trattare più semplicemente perché non devono più avvenire!

Il nostro mondo, quello ricco di bellezze, naturali e artificiali, quello che “esaltiamo” sempre, quello che ci sembra perfetto, beh quel nostro mondo è anche pieno zeppo di odio. Odio tra esseri umani, di colore diverso, di religione diversa, di ideologie diverse. Ma perché? È una domanda che forse non troverà mai risposta, ma ognuno di noi, nel nostro mondo, può e deve fare la differenza.

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