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Mavericks, tensioni tra Carlisle e Doncic già prima delle dimissioni, “Sono stati comunque 13 grandi anni”

di Gabriele Melina
Luka doncic

Con le rispettive dimissioni di coach Rick Carlisle e Donnie Nelson, storico general manager dei Dallas Mavericks, per la franchigia del Texas si aprono le porte di una nuova era: mentre il primo ha allenato per 13 stagioni i Mavericks, il secondo ha gestito la franchigia per ben 24 anni. Le due dimissioni sono giunte a poco tempo di distanza l’una dall’altra, lasciando comunque la possibilità al mondo dei media di discutere sull’accaduto.

Una delle trame cha ha riscosso maggiore popolarità ha evidenziato una probabile rottura dei rapporti tra coach Carlisle e Luka Doncic, perno indiscusso della società da cui dipendono le sorti della stessa. Tali divergenze, secondo quanto riportato da Tim MacMahon di ESPN, non si sono verificate unicamente nelle ultime settimane ma, al contrario, andavano avanti da diverso tempo.

Per Carlisle l’opzione di continuare ad allenare i Mavericks era valida, ma egli si è dichiarato consapevole che avrebbe vissuto la prossima stagione con il costante rischio di essere esonerato, e per tal motivo ha preferito dimettersi a priori. Nonostante il finale porti con sé una nota amara, Carlisle ha pubblicamente sottolineato quanto si sia trovato bene in quel di Dallas.

“A seguito di una serie di conversazioni con Mark Cuban (proprietario dei Mavericks, ndr), gli ho comunicato in modo definitivo le mie dimissioni dal ruolo di capo allenatore dei Mavericks. Questa decisione è stata presa seguendo unicamente le mie volontà. La mia famiglia ed io abbiamo vissuto 13 anni fantastici al fianco di grandi persone in una grande città”.

Le tensioni tra Carlisle e Doncic sono risultate ingestibili, e comunque difficili da sostenere nel corso di una lunga stagione, probabilmente per via delle due contrapposte visioni della pallacanestro: mentre Carlisle è conosciuto per la creazione di sistemi di gioco rigidi e ben definiti, la superstar sloveno fa’ invece della creatività, dell’improvvisazione, e della libertà di cui può godere sul campo uno degli aspetti elitari del suo gioco.

Al termine di tutto Carlisle può comunque vantare la vittoria del titolo NBA nel 2011, ed un record complessivo di 555 vittorie a fronte di 478 sconfitte. Per di più, recentemente si sono liberate diverse posizioni da capo allenatore e le rispettive franchigie effettueranno quasi sicuramente una chiamata nei confronti dell’oramai ex coach dei Mavericks. Infine, Carlisle è stato acclamato dal proprietario dei Mavericks nonché suo grande collaboratore Mark Cuban: “Adoro Rick Carlisle. E’ stato non solo un buon allenatore ma anche un grande amico. Il nostro rapporto va ben oltre la pallacanestro”.

Mavericks, il rimpiazzo di Carlisle ed il rinnovo di Doncic sono il clou dell’estate

Donnie Nelson ha guidato i Dallas Mavericks in veste di general manager per 24 anni, ed il suo addio si colloca in un momento piuttosto delicato per i texani: dopo essere saliti sul 2 a 0 contro i Los Angeles Clippers, i Mavericks non hanno saputo stare al passo con la serie e ne hanno pagato le conseguenze con l’eliminazione in gara 7.

L’uscita al primo turno non ha però dipeso solo dal modo in cui Dallas si è mossa sul campo, ma ha anche subito una forte influenza negativa dal modo in cui il roster è stato costruito. E’ evidente come la squadra dipenda in grandi misure dalle prestazioni di Doncic, il quale spesso si è ritrovato ad essere un vero e proprio uomo in missione.

In generale, la rotazione dei Mavericks pecca di un tiratore costantemente affidabile, di uno scorer capace di togliere pressione a Doncic e di un lungo che sappia proteggere l’area. Il motivo per cui si è arrivati a delle mancanze così importanti è da ricondurre a degli scambi piuttosto discutibili, in primis quello che ha spedito Seth Curry ai Philadelphia 76ers in cambio di Josh Richardson.

Mentre Curry si è trasformato in tutto ciò che ci aspetta, ed anche di più, da un tiratore eccellente, al contrario Richardson è addirittura rimasto in panchina in certe gare perché totalmente fuori ritmo. Infine, la trade che ha portato Kristaps Porzingis a Dallas sta sempre di più assumendo le sfumature di un fallimento: certo gli infortuni hanno condizionato e non di poco, tuttavia il lungo originario della Lettonia si è mostrato come un notevole punto debole in difesa ed un giocatore incapace di sfruttare i propri mezzi fisici in attacco.

L’estate dei Mavericks sarà quindi una free agency incerta ma altrettanto fondamentale: che sia vero o meno, sta di fatto che qualche voce in merito ad un malcontento di Doncic a Dallas è circolata. Lo sloveno sarà inoltre eleggibile per un supermassimo salariale da 200 milioni in cinque anni, con il suo contratto da rookie in scadenza al termine del prossimo anno.

L’altro punto chiave sarà determinare il ruolo di Porzingis in squadra e cercare rinforzi per sperare in una corsa al titolo migliore di quella appena conclusasi. Per non escludere, poi, la ricerca di un nuovo capo allenatore.

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