Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsAtlanta HawksAtlanta Hawks, un nuovo anno nel segno dei falchi

Atlanta Hawks, un nuovo anno nel segno dei falchi

di Mario Tomaino

Il falco è tornato a volare. Era dai tempi di “The Human Highlitht Film”, Dominique Wilkins, che gli Atlanta Hawks non assaporavano da così vicino le vette datlanta_hawks_mascotella Eastern Conference. Ci sono voluti tanti anni e tanta pazienza prima che il progetto di Danny Ferry spiccasse finalmente il volo ma adesso il pubblico di Atlanta può finalmente sorridere e godersi lo spettacolo: secondi ad Est, ad appena una vittoria dai Toronto Raptors, attuali leader della Conference. Si era immaginato che questa stagione potesse essere segnata dalla loro conferma, ma nessuno pensava potessero farlo a questi livelli. Da dove parte quindi questo salto di qualità degli Atlanta Hawks?

Senz’altro le scelte fondamentali sono state effettuate in chiave di mercato, quando il quintetto poté godere dell’ampio margine di manovra lasciato degli esosi contratti delle due colonne d’allora, Joe Johnson e Josh Smith, che fecero le valigie nel giro di due anni. Gli Atlanta Hawks firmarono gente con caratteristiche diverse, non propriamente giovani ma nemmeno vecchi, qualcuno che avesse il giusto mix tra esperienza e talento, gente come Kyle Korver e Paul Millsap.

Ma qual è il vero segreto di questo team? Senza dubbio, è da rintracciare nel gioco di squadra. Il merito di tutto questo? Ovviamente di Mike Budenholzer che, secondo l’autorevole parere di LeBron James: “Ha portato il gioco degli Spurs ad Est”. Come dargli torto. Questi Hawks giocano davvero bene. A fare l’assistente per 18 anni di Gregg Popovich, che di basket pare ne sappia giusto qualcosa, evidentemente si guadagna.

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Alla sua prima esperienza assoluta da Head Coach la scorsa stagione, Mike ha dimostrato di saper far fruttare al massimo il potenziale che aveva in mano, muovendo palla velocemente e bene (terzi per numero di assist, ben 25.6 a partita), riuscendo a far esprimere il team a buoni livelli sia dall’arco, con il talento di gente come Korver, Teague o Scott, aggiungento inoltre la grande fisicità, la difesa e l’impatto che solo Millsap e Horford possono apportare al team.

ImmagineA proposito di Horford, è senza dubbio il suo ritorno dopo una stagione molto travagliata ad aver dato al team quella marcia in più che serviva agli Atlanta Hawks. Quest’anno, a detta del diretto interessato, pare che la situazione sia tranquilla: ”Sono felice di poter lavorare serenamente, le ultime due settimane mi sono sentito davvero bene ed è sicuramente bello sentirsi produttivi per il team”. I risultati sembrano confermare tale tesi: nelle prime 19 gare stagionali, Horford ha segnato in media 12.8 punti, raccogliendo 6.2 rimbalzi per partita, mentre nelle ultime 11 la sua media è incrementata a 17.8 punti e 6.8 rimbalzi. Ciò che è davvero migliorato però, è stata senza dubbio l’efficienza difensiva degli Atlanta Hawks che grazie al suo apporto, è passata da 106 punti concessi a partita a 99. 7 punti grant_g_horford_cr_576in meno di media che, a quanto pare, stanno facendo la differenza poiché, per gli Hawks, il mese di dicembre è stato il più produttivo dal lontano gennaio 1997, con un record di 14 vittorie e solo 2 sconfitte. A proposito di numeri, il rapporto punti segnati/punti concessi è impressionante. Secondo Basketball-Reference.com, infatti, gli Atlanta Hawks segnano 108.1 punti ogni 100 possessi, permettendo agli avversari di segnarne 103.1 allo stesso tempo. Dati alla mano, solo i Chicago Bulls hanno un rapporto migliore. Non saranno sicuramente un top team su uno o su tutti e due i lati del campo, ma l’idea di gioco di Mike Budenholzer pare funzionare con successo.

Perché in Georgia, in fin dei conti, il concetto espresso in questo anno e mezzo di gestione Budenholzer è chiaro: non importa chi finirà come MVP della serata. Ciò che conta davvero è la vittoria ottenuta con il lavoro di squadra.

 

Per Nba Passion,

Mario Tomaino

 

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