I Boston Celtics sono in ricostruzione, ma questa non è una novità. La NBA è ciclica e come tutte le squadre dalla grande storia ai periodi vincenti e di gloria si alternano quelli di transizione. Momenti in cui il ruolo principale non ce lo hanno i giocatori ma il General Manager e il suo staff.
Tutto ciò che succede dietro le quinte in questi periodi può essere fondamentale per il futuro. Una volta i Lakers erano di Kobe e Shaq ora sono di Kobe completamente da solo sull’isola. I 76ers erano di Erving, poi di Iverson e ora sono in mano ad un sophomore di buone, ottime speranze, ma niente di più. I Boston Celtics, franchigia pluricampione NBA, in testa all’albo d’oro della lega con 17 titoli era la squadra di Russell, poi di Larry, di Pierce, Garnett, Allen e Rondo e ora di nessuno. Questo per capire quanto, in un sistema cosi complesso, anche le squadre vincenti hanno periodi di transizione.
La ricostruzione è iniziata nell’estate del 2012. Boston capisce che l’era dei Big 4, ormai Big 3 senza Ray Allen (andato a Miami tramite FA l’anno precedente) è finita. Nei playoff 2012 in ECF Boston esce in Gara 7 con Miami. L’anno successivo in offseason il General Manager Danny Ainge decise di cedere altri due pezzi storici della franchigia che, per quanto fenomenali e ancora giocatori migliori di gran parte del roster, si avviavano alla fase calante della propria carriera e difficilmente sarebbero riusciti ad arrivare alle Finals con un LeBron James in così netta ascesa.

Come poi dimostrato, il #JustAKidFromAkron, come si definisce lui ha fatto 4 finali consecutive dal 2011 al 2014. Possiamo dunque identificare questa come la prima fase del complesso processo di ricostruzione, cioè lo smantellamento. In seguito i Boston Celtics hanno deciso di puntare sull’unico dei Big 4 rimasto, Rajon Rondo.

Il giocatore, nel primo anno ha subito un grave infortunio che lo ha tenuto lontano dal parquet tutta la stagione ed è rientrato l’anno seguente, mentre Ainge e i C’s continuavano ad accumulare scelte e assets. Dal draft arriva Marcus Smart alla sesta scelta. La ricostruzione non procede male. La squadra è piena di talento. Ci sono giocatori promettenti come Sullinger, Pressey, Olynyk, Smart e Young. Bradley rinnova il contratto per 4 anni a 32 milioni e la squadra sembra procedere bene nel cammino che porta alla crescita dei singoli e in seguito alla formazione di una squadra da titolo (molto in seguito). Possiamo individuare questa fase come la seconda, nella quale si prosegue come stabilito dai piani manageriali. Le cose però si complicheranno.

Le cose si complicano, appunto, non soltanto per un fattore in particolare, ma per un insieme complesso di elementi. In primis ci si rende conto che alcuni giocatori sono stati sopravvalutati. Pressey non riesce a dare il proprio contributo come previsto. Un altro discorso, Gerald Wallace, che complica la situazione a causa del suo pesante contratto di 10 milioni, difficilmente cedibile. Un altro è la scarsa fiducia verso il centro della ricostruzione, Rajon Rondo. Il giocatore non sembra dimostrare di poter stare a capo di una squadra del genere. Tira con percentuali da dimenticare, non assume veramente la leadership e da chiari segni di necessità di vittoria. Ainge comprende molto bene la situazione e arriva lo scambio al fine di evitare di perdere un giocatore così importante a zero in Free Agency. In questo momento la ricostruzione torna alla fase 1: non c’è più niente attorno a cui ricostruire e nessun top player nella squadra. D’altronde Jeff Green, per quanto ottimo giocatore, non può travestirsi da leader e trascinatore né tanto meno, in giocatore centro ricostruzione.

Dopo questo ampio ventaglio di operazioni manageriali analizzate da Danny Ainge e staff la ricostruzione sembra destinata ad una seconda parte, a dover riniziare. Ora che abbiamo analizzato il passato vediamo come si potrebbe evolvere il futuro. A questo punto, il primo tentativo di rebuilding C’s non è andato a buon fine e bisogna ricominciare. Le scelte al draft ci sono, ora sta a Ainge dover tirare fuori l’asso nella manica per tornare competitivi nei prossimi anni. Il primo passaggio è la offseason 2015, punto importante, anzi fondamentale, nel quale capire come si potrebbe evolvere la situazione. Sicuramente la prima parte di essa è il Draft NBA.
Il Draft NBA 2015 è caratterizzato da un gran numero di lunghi. Spiccano, appunto, nel draft, nomi come quelli di Okafor, Turner, Cauley-Stein, Harrell, Towns e Porginzis per citarne alcuni. Boston presenta attualmente la seguente lista di scelte per quella serata durante il primo giro, ovviamente più interessante al fine di importanti movimenti di ricostruzione rispetto al secondo.
1° scelta Boston
1° scelta Philadelphia protetta (1-14)
1° scelta Dallas protetta (1-3; 15-30)
1° scelta Los Angeles C.
In questo modo al 90% le due scelte protette non saranno utilizzate quest’anno e si trasformeranno in seconde scelte negli anni successivi. In questo modo le due scelte al primo round 2015 saranno quella di Boston, molto probabilmente in piena lottery e quella di LA, presumibilmente nella seconda metà di primo giro. Con queste due scelte Boston spera di ottenere due giocatori giovani da fare crescere insieme al resto della squadra. Ricostruire tramite draft è, appunto, un processo molto lento. Per questo motivo Danny Ainge potrebbe provare a fare qualche trade in sede di draft oppure, in modo più consistente cercare di firmare un free agent di alto livello. Il problema di Boston sta nell’attrarre i Free A., perchè le possibilità di vincere nell’immediato non sono alte. Il rebuilding di una squadra da titolo, dunque, si profila in lontananza all’orizzonte. Chissà che, però, Danny Ainge non si inventi una mossa stile trade KG per costruire ancora una volta, una squadra da anello.
Mai scommettere contro una franchigia del genere.
Per NBAPassion,
Giulio Scopacasa

