LaMelo Ball, giovane sta degli Charlotte Hornets, sarà uno degli uomini copertina dell’edizione di settembre di GQ USA, con un’intervista in cui il “nuovo” Melo parla del suo rapporto con la popolarità del giocatore NBA e della sua decisione, da predestinato alla “stardom” e a soli 16 anni, di rinunciare alla scuola per giocare da professionista in Lituania e Australia in attesa del draft NBA.
L’intervista è apparsa in anteprima su GQ.com, con un contributo anche di coach James Borrego degli Hornets.
LaMelo Ball, che prima della sua seconda stagione da professionista NBA debutterà assieme a Puma con la sua prima linea signature di sneakers, ha vinto il premio di Rookie of the Year nel 2021 e ha avuto il merito di rimettere una franchigia storicamente confinata ai margini dell’impero NBA come gli Hornets, sotto i riflettori. A suon di highlights, passaggi geniali che Borrego ha paragonato a quelli di Manu Ginobili, ma anche di tanta buona pallacanestro.
15.7 punti di media, con 5.9 rimbalzi e 6.1 assist a partita e il 35.2% al tiro da tre punti in 51 partite, fino al momento del suo infortunio alla mano sinistra il 21 marzo scorso gli Charlotte Hornets erano stati squadra da playoffs a Est, il suo ritorno appena prima della fine della stagione regolare è comunque valso l’accesso ai play-in seppur con un record negativo.
In una classe del draft, quella del 2019, riconosciuta come non eccelsa per livello medio, LaMelo è stato in ogni caso il miglior giocatore, e per gli Hornets si è rivelato la miglior scelta possibile. Ad aiutarlo all’impatto con la NBA sicuramente la sua abitudine ai riflettori, da terzogenito di uno showman come LaVar Ball che ha dedicato ogni goccia di energia per promuovere il talento dei suoi tre ragazzi, Lonzo, LiAngelo e LaMelo, come neppure il miglior ufficio di marketing avrebbe saputo fare.
“Da sempre, ho sempre saputo che avrei giocato nella NBA, e mi è sempre sembrata una cosa normale“, così LaMelo Ball “Sapevo di essere una star, ci sono cresciuto, c’era già un piano. Non mi definirei una sorta di rock star… è qualcosa d’altro, io sono uno raro“.
Rara, e che ha contribuito a creare un precedente, fu anche la decisione di papà LaVar di prendere i suoi due ragazzi, LaMelo e LiAngelo, e portarseli nel 2018 in Lituania per giocare da professionisti nel Prienai BC. ‘Melo aveva appena 16 anni e non aveva ancora completato il liceo, la sua carriera da pro sarebbe poi proseguita, stavolta da solo, in Australia per gli Illawarra Hawks.
“Se il tuo obiettivo è giocare nella NBA, la scuola non è una priorità” si lancia LaMelo “(Noi ragazzi, ndr) non siamo stupidi, non scappiamo mica dalla scuola. Solo che non ne abbiamo bisogno, e a scuola non ti insegnano un c***o, a cosa serve?“.
Riflessioni comprensibili per un ragazzo appena 20enne (li compirà tra 4 giorni), che come LaMelo stesso ha ammesso era già destinato a giocare nella the League, come chiamano la NBA, da quando aveva 15 anni ed era un giovane prospetto californiano a Chino Hills High School. Il suo lavoro oggi è giocare bene a pallacanestro e fare le fortune dei suoi Charlotte Hornets.
“LaMelo è stato la scossa che serviva in città“, spiega coach James Borrego “Ci sono stati momenti in cui si è dovuti essere chiari con lui, e LaMelo ci ha impiegato un po’ a capire come si passa dall’essere un ragazzo a un giocatore professionista: arrivare in orario, non saltare le sessioni di pesi e palestra, studiare gli schemi e conoscerli. Ci sta lavorando ma sono cose che devono arrivare subito, non fra tre o quattro anni quando sarà già una star. Da lì non si torna indietro“.
“Questo è il piano” assicura Ball “Voglio restare qui a lungo, amo giocare e amo tutto ciò che sta attorno al basket, io voglio fare questo per tutta la vita“.
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