Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsChris Paul: “Lo sciopero a Orlando la prova più dura. Le NBA Finals? Danno assuefazione…”

Chris Paul: “Lo sciopero a Orlando la prova più dura. Le NBA Finals? Danno assuefazione…”

di Michele Gibin
chris paul

In occasione dell’anniversario dello storico sciopero organizzato dai giocatori NBA il 26 agosto 2020 nella bolla di Orlando, per protestare contro il ferimento di Jacob Blake a Kenosha, Wisconsin, Chris Paul ha ripercorso per TIME Magazine quei giorni, che l’allora star degli Oklahoma City Thunder affrontò da presidente del sindacato NBPA dei giocatori.

Il 23 agosto 2020, il 29enne Jacob Blake fu raggiunto da 7 colpi di pistola sparati a bruciapelo alla schiena da uno degli agenti di polizia intervenuti a Kenosha, dopo una chiamata per turbolenze domestiche. Quello di Blake divenne il terzo caso riconosciuto a livello mediatico di uso della forza eccessivo e di brutalità della polizia nei confronti di un cittadino americano nero, disarmato e in condizioni di non nuocere, come nei precedenti tragici episodi di Breonna Taylor e George Floyd, a Minneapolis nel maggio 2020.

Il ferimento di Jacob Blake avrebbe investito le emozioni della comunità dei giocatori NBA, che aveva fatto della possibilità di manifestare pubblicamente il proprio dissenso una delle condizioni sine qua non per tornare a giocare a Orlando, in piena pandemia e in una località totalmente isolata dall’esterno. Qualcosa di mai avvenuto prima nella storia dello sport professionistico.

La sera del 26 agosto 2020, i giocatori dei Milwaukee Bucks avrebbero scelto di non giocare la loro partita di playoffs contro gli Orlando Magic, per protesta.

Fu una situazione che pesò molto sui ragazzi” spiega Chris Paul “Il caso Jacob Blake arrivò quando eravamo a Orlando, chiusi e lontano dalle nostre famiglie“. CP3 racconta che la decisione unilaterale dei Bucks di non giocare lo prese comunque di sorpresa, e da quel momento in qualità di presidente della NBPA toccò a lui a tentare di organizzare la protesta e le dimostrazioni dei suoi colleghi.

Paul avrebbe sentito al telefono i giocatori delle altre squadre impegnate in quella giornata: Russell Westbrook per i Rockets, Damian Lillard per i Trail Blazers, e i giocatori di Celtics e Raptors che avevano deciso di seguire l’esempio dei Bucks e non scendere in campo: “Arrivammo a una conclusione, non avremmo giocato“.

I due giorni seguenti sarebbero stati tesi. Dopo una riunione di tutti i giocatori presenti allora a Orlando, alcuni grandi nomi come LeBron James e Kawhi Leonard si dissero “pronti” a lasciare la bolla in assenza di azioni decise e concordate. Da presidente, Chris Paul decise che alla riunione avrebbero partecipato anche gli allenatori, e che tutti avrebbero avuto modo di parlare. “Dovevo coordinare tutto, subito dopo lo sciopero dei Bucks il mio primo pensiero fu, troviamoci tutti nella stessa stanza (…) ricordo che una delle preoccupazioni principali fu assicurarsi abbastanza sedie per tutti. (Prima della riunione, ndr) parlai al telefono con il padre di Jacob Blake, ricordo mi vennero i brividi, gli feci sapere che tutti i giocatori NBA pregavano per loro ed erano al loro fianco“.

E’ passato un anno esatto da quello che Chris Paul ricorderà come il momento più intenso dei suoi 7 anni da presidente della NBPA. Dal 2021 a succedergli è stato CJ McCollum dei Portland Trail Blazers, mentre CP3 si prepara alla sua seconda stagione alla guida dei Phoenix Suns, forte del rinnovo contrattuale da 4 anni e 120 milioni di dollari appena siglato.

Aver perso le finali mi darà per sempre una cattiva sensazione, ma ora so che cosa vuol dire giocare le NBA Finals ed è qualcosa che dà assuefazione“.

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