La decisione dei Brooklyn Nets di fermare Kyrie Irving, finché questi non sarà in grado di fare ciò per cui è pagato, ovvero giocare a basket a tempo pieno per la sua squadra, era inevitabile. Il comunicato con cui il gm Sean Marks ha annunciato la decisione, netto.
Dopo il comunicato stampa, Marks ha incontrato i cronisti per una rapida conferenza, in cui è stato possibile approfondire il concetto alla base della decisione dei vertici dei Nets: nessun giocatore part-time, nessun trattamento di favore così evidente.
“Alla fine si, (Irving, ndr) ci aveva lasciato senza scelta. Kyrie aveva una decisione da prendere, e l’ha presa“, ovvero quella di non vaccinarsi contro il Covid, rendendosi indisponibile per le partite casalinghe dei Nets in stagione, in osservanza delle misure sanitarie anti contagio introdotte a New York da settembre.
“Il mio lavoro qui“, prosegue Marks “E’ fare ciò che è meglio per la nostra organizzazione, tutta la nostra organizzazione. E non sempre questo sarò accolto con sorrisi e applausi, sono decisioni dure da prendere. La mia, come quella di Irving di non stare accanto ai suoi compagni“.
Marks ha poi confermato che “tutte” le parti in causa sono state coinvolte nella decisione, anche le star Kevin Durant e James Harden. L’ultima parola però, sottolinea l’executive, è stata sua e del proprietario dei Nets Joe Tsai. Kyire Irving perderà denaro per tutte le partite che sarà costretto a saltare, una cifra pari a circa 380mila dollari a gara.
“Kyrie è stato molto chiaro da parte sua, che si trattasse di un suo diritto di scegliere. Una cosa che noi rispettiamo. Ora, la decisione che abbiamo preso è la migliore per la nostra organizzazione, e io non voglio parlare per Kyrie. Sono certo che a tempo debito darà le sue spiegazioni e dirà che cosa lo attende in futuro“.
Nets, Kevin Durant: “Sarà dura rimpiazzare Irving, ma abbiamo i mezzi”
Interpellato sulla questione Irving, Kevin Durant ha spiegato quanto sarà difficile per la squadra rimpiazzarlo, per il momento: “E’ un giocatore speciale, quindi sarà difficile replicare quello che ci dava in campo. Ma lo sport professionistico si basa anche sulla mentalità del prossimo uomo disponibile, the next man up. Abbiamo chi potrà salire di livello e coprire la falla al meglio delle sue possibilità“.
“Chiaramente, lo vorremmo qui con noi, ma al momento ci sono parecchie cose che sono fuori dal nostro controllo, gli lasceremo il tempo necessario“.
Dal suo arrivo a Brooklyn nell’estate 2019, Kyrie Irving ha giocato sole 74 partite, circa la metà delle gare disputate dai Nets in due stagioni. Nel 2019\20 un infortunio alla spalla lo fermò dopo sole 20 partite, Irving non poté recuperare neppure per la ripresa della stagione a luglio nella bolla di Orlando. Lo scorso anno, Kyrie Irving si prese una “pausa” di due settimane a gennaio, a stagione appena iniziata, proprio nel periodo in cui i Nets erano al lavoro per prelevare James Harden via trade dagli Houston Rockets. Al suo rientro, Irving avrebbe giocato 54 partite (su 72) a oltre 26 punti e 6 assist di media, per poi infortunarsi di nuovo, stavolta alla caviglia destra, ai playoffs contro i Milwaukee Bucks in gara 4 della serie di secondo turno.
Con Patty Mills, Bruce Brown, Joe Harris, Jevon Carter e il rookie Cameron Thomas, i Brooklyn Nets sono più che attrezzati per giocare una stagione da favoriti per il titolo NBA accanto a Kevin Durant e James Harden. E’ possibile che Irving possa tornare disponibile a stagione in corso, se le misure introdotte a New York per frenare i contagi da Covid venissero allentate, o se il giocatore accettasse di vaccinarsi.
A parole, i suoi compagni di squadra hanno sempre supportato le decisioni di Kyrie Irving e hanno espresso il desiderio di vederlo tornare in campo. Nella sostanza, nessuno dei suoi compagni “che contano” (Durant in primis) ha accettato la prospettiva di un Kyrie Irving giocatore part-time, solo per le partite in trasferta (e nemmeno tutte), e con tutte le difficoltà logistiche del caso.
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