Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiIl big three dei Brooklyn Nets? Per ora è un’illusione

Il big three dei Brooklyn Nets? Per ora è un’illusione

di Giacomo Brogi
brooklyn nets

Quando alla fine della scorsa stagione i Brooklyn Nets furono estromessi dai playoffs in gara 7 della semifinale di conference per mano dei futuri campioni dei Milwaukee Bucks, al termine di una serie combattuta e spettacolare, dalla bocca di molti appassionati NBA è uscita questa frase: “Se Brooklyn è uscita combattendo in questo modo con il solo Durant sano, mi voglio immaginare dove sarebbero potuti arrivare con la squadra al completo e soprattutto con tutte e tre le star”. 

Frase più che condivisibile. Infatti con un James Harden visibilmente acciaccato e con Kyrie Irving indisponibile dopo l’infortunio subito in gara 4 a Milwaukee, era rimasto soltanto  Kevin Durant a trascinare i suoi. Inutile ricordare la memorabile tripla doppia fatta di 49 punti, 17 rimbalzi e 10 assist in gara 5 o il favoloso tiro a pochi secondi dalla fine che ha portato gara 7 all’overtime. Sono numeri da capogiro, ai limiti dell’umano, che confermano come KD sia il miglior cestista al mondo in questo momento. Ma , nonostante le sue memorabili imprese, i Nets non ce la faranno e concluderanno degli sfortunatissimi playoffs non nel migliore dei modi, ma con la speranza di poter prepotentemente riprovarci nella successiva stagione.

A oggi Brooklyn viaggia abbastanza solidamente e ha conquistato il primo posto a Est. Tuttavia le ultime due preoccupanti sconfitte contro Golden State e Phoenix, al momento le due migliori squadre NBA, hanno fatto riemergere i soliti dubbi. Preoccupano in tal senso le parole pronunciate da Steve Nash al termine della sconfitta contro Steph Curry e compagni. Perché è vero che gli Warriors stanno incredibilmente sorprendendo tutti con un gioco che ricorda quello dei bei tempi della dinastia, ma una squadra con KD ed Harden non può soccombere e alzare bandiera bianca così facilmente.

Le parole dell’head-coach dei Nets in tal senso risultano quasi lapidarie e lasciano intendere molto bene che Brooklyn non può contare solamente su Kevin Durant, perché una squadra che vuole ambire all’anello deve fortemente puntare il suo stile di gioco sul collettivo e sulle rotazioni. Nash dunque non potrebbe avere più ragione. E i principali problemi paiono arrivare per l’appunto non dai giocatori di rotazione, molti dei quali sono arrivati quest’estate e stanno dimostrando come la società si sia mossa bene in off-season, portando in organico elementi molto funzionali al gioco espresso dalla squadra e che stanno molto ben figurando (Patty Mills, LaMarcus Aldridge e Cam Thomas in particolare), ma da due giocatori che dovrebbero essere, insieme a KD, il motore trainante della squadra. Stiamo naturalmente parlando di James Harden e Kyrie Irving.

Brooklyn Nets, James Harden si è perso?

Del secondo approfondiremo meglio lo sviluppo della situazione più avanti, perché  merita un capitolo a se. Ma parlando invece del Barba, non possiamo non renderci conto dell’involuzione che ha subito, e le sue ultime prestazioni stanno gravando non poco sulla tenuta della squadra. Harden è apparso davvero troppo discontinuo finora, alternando sprazzi di genio e giocate da campione a partite in cui invece è irriconoscibile, e soprattutto sta mostrando evidenti lacune sia al tiro che in palleggio. Il pubblico del Barclays Center, dopo la recente sconfitta di queste ore contro i Suns e l’ennesima palla persa da parte sua (ben 7 contro i Suns),  lo ha sonoramente fischiato, lasciando stupita la stessa guardia ex-Rockets. La cosa impressionante è che, pur chiudendo la partita in tripla doppia (12 punti, 13 rimbalzi, 14 assist), Harden ha tirato con un misero 4 su 15 dal campo e con un disastroso 0-6 dall’arco. Numeri davvero impietosi per uno come lui e che non lasciano di certo presagire nulla di buono. 

Infatti lo stesso numero 13 è apparso molto nervoso in un’intervista post-partita, e, volendo quasi liquidare l’argomento, ha risposto con queste parole alle domande di un giornalista del New York Post: “Ma voi davvero credete che la ventesima partita di stagione regolare sia decisiva? Siamo primi a Est, oggi abbiamo perso, ma abbiamo tentato in tutti i modi di vincerla. Dobbiamo solo ritrovare maggiormente fiducia in noi stessi e la nostra identità. Le altre speculazioni che fate lasciatele per voi.”

Lo sappiamo, James Harden quando rilascia un’intervista è sempre molto ondivago e cerca continuamente di sviare gli argomenti scomodi, (ricorderete tutti in tal senso l’ultima conferenza stampa in maglia Rockets, nella quale, dicendo con altre parole di voler lasciare la squadra ma facendolo intendere ai giornalisti, abbandonò all’improvviso la sala stampa) ma è evidente nelle sue affermazioni un forte grado di frustrazione e imbarazzo che rendono bene l’idea di come anche lui stesso non sia per nulla soddisfatto della situazione attuale. Siamo ad inizio stagione e c’è decisamente tempo per far cambiare a tutti opinione su di lui, ed il barba deve dimostrarlo se vuole riprendersi la fiducia da parte dei tifosi.

Dov’è Kyrie?

Ma la situazione sicuramente più delicata e che grava pesantemente sulle spalle della dirigenza Nets è quella riguardante Kyrie Irving, che continua a rimanere lontano dai riflettori per la sua scelta di non vaccinarsi. Le famose parole pronunciate da Sean Marks (general manager dei Nets) a metà ottobre non lasciano alcun dubbio e hanno fatto si che Kyrie prendesse sempre più le distanze da tutto il gruppo squadra. Dopo una breve diretta Instagram di fine ottobre in cui ha spiegato bene la situazione, Irving ha deciso di tenersi fuori da ogni radar, e da allora di lui non si sa più nulla.

DeAndre Bembry, con cui ha un gran bel rapporto, in una recente intervista ha spiegato i motivi di questa improvvisa scelta: “Se conoscete Kyrie, saprete anche che ama molto godersi la sua vita privata. Dobbiamo lasciarlo stare su questo fronte. La decisione è sua e tutti ovviamente ci auguriamo che torni presto, ma al momento tranne pregare per lui non possiamo fare nulla”. Steve Nash afferma di sentirlo regolarmente, ma la situazione non cambia. Tuttavia i tifosi e i compagni di squadra non lo hanno mai lasciato solo e, come afferma Brian Lewis del New York Post, tutti si preoccupano più del suo benessere che di argomenti legati al basket. Infatti la comunità di Brooklyn lo riaccoglierebbe a braccia aperte, indipendentemente da come si evolverà la situazione

Ma se la speranza che il nuovo sindaco di New York Eric Adams potesse alleggerire le restrizioni per i non vaccinati si è col tempo notevolmente affievolita , fino a esaurirsi del tutto, adesso l’unica strada da intraprendere per il 7 volte All-Star sembra essere davvero soltanto quella di vaccinarsi. Ma lui continua prepotentemente a rimanere sui suoi passi. E questa sua cocciutaggine ha anche influito sulla decisione della squadra di non rinnovare il suo contratto, che al termine di questa stagione prevede una player option da oltre 36 milioni di dollari. L’ipotesi di trade a Philadelphia in cambio dell’altro protagonista di questa off-season, cioè Ben Simmons, non è mai decollata e adesso i Nets devono davvero decidere in fretta il da farsi, per non compromettere la loro stagione e la carriera di Kyrie. 

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