I Golden State Warriors hanno ripreso a macinare e dopo lo schiaffo interno di giovedì contro Indiana, è arrivato l’attesissimo riscatto contro i Rockets. Una vittoria sofferta, maturata solo grazie a un capolavoro finale firmato da Curry.
Un partita che ha nuovamente confermato i limiti difensivi dei californiani, palesati soprattutto dopo lo stop forzato che ha colpito Draymond Green, e che lo terrà fuori per almeno due settimane.
Nondimeno dalle parti del Chase Center si fa i conti anche con il reintegro di Klay Thompson, apparso abulico in queste prime uscite.
D’altronde era lecito aspettarselo. L’ex asso di Washington State è reduce da una duplice operazione a ginocchio e tendine d’achille, che lo ha tenuto fuori dai parquet americani per ben due stagioni. La condizione verrà giocoforza ricostruita con il tempo, e non è escluso che il giocatore possa tornare a pieno regime solo con l’avvento della prossima annata.
Fin qui, nelle 6 partite a cui ha preso parte, Thompson ha giocato una media di 21.3 minuti, impostando una schema di gara ciclico, che lo vede disputare, dalla palla a due, 5 minuti del primo quarto e gli ultimi 5 del secondo. Stessa cosa una volta terminato l’intervallo lungo.
Ciò che traspare dal campo però è una tassa che gli Warriors devono ineluttabilmente pagare.
A fronte di qualche sprazzo di classe, mai realmente tramontata, al cestista losangelino sembra mancare ritmo, tipico difetto di chi viene da interminabili infortuni.
Ne è un esempio lo 0-7 da tre punti, conseguito nella sconfitta interna di giovedì contro i Pacers. A Kerr il compito di trovare la giusta formula, in una situazione diventata scottante per tutto l’ambiente Warriors. Le difficoltà sono tangibili, ma non insormontabili. Ai microfoni di Ron Kroichick del San Francisco Chronicle, coach Kerr ha esaminato con lucidità la questione.
“Penso che l’intera situazione sia complicata visto che inizia ma poi uscendo resta in panchina per parecchio. Non ho mai fatto parte di qualcosa di simile, in termini di essere fuori per 2 anni e mezzo e poi tornare e cercare di riprendere il ritmo.
In aggiunta, viste le criticità palesate con il minutaggio finora disposto, il tecnico dei californiani non esclude possibili variazioni che possano agevolare il giocatore: “È sicuramente qualcosa da considerare: staremmo meglio se dividessimo i minuti in modo diverso? Ripeto credo sia una soluzione da dover esaminare“.
Kerr come al suo solito non si dà per vinto, confidando nella speranza di ritrovare presto, lo splendido atleta ammirato per anni. “È uno dei migliori tiratori al mondo perciò vogliamo che ritrovi il suo ritmo e lo vogliamo aggressivo (…) Sono molto fiducioso che troverà il ritmo di cui ha bisogno, e la nostra squadra farà lo stesso“.

