Durante i colloqui per il lavori di rinnovo del contratto collettivo CBA di lavoro tra la NBA, il sindacato dei giocatori e i proprietari, la lega avrebbe proposto l’introduzione del sistema dell’hard cap in alternativa alla luxury tax.
Un sistema che in teoria permetterebbe di risolvere la discrepanza e la differenza tra le squadre che, come al momento Golden State Warriors, LA Clippers o Brooklyn Nets, possono e vogliono accollarsi luxury tax sempre più corpose per costruire roster più competitivi, e le squadre più “parsimoniose”, per scelta o necessità in mercati spesso minori rispetto a East Coast e California.
E proposta che, come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, avrebbe incontrato la netta opposizione del sindacato NBPA, che non accetterebbe neppure come principio di discussione tale svolta, in sede di colloqui.
Le trattative per il rinnovo del Collective Bargain Agreement sono alle primissime fasi, il contratto andrà rinnovato entro il 2024 e le parti hanno un’opzione per uscire in modo unilaterale dal contratto in essere a oggi entro il 15 dicembre. Al momento NBA e sindacato stanno solo evidenziando quali siano i punti fermi di negoziazione per ciascuna parte.
L’obiettivo della NBA sarà quello di tendere a un maggior bilanciamento del livello di competitività per le 30 squadre, con accorgimenti che possano livellare la differenza tra chi può spendere di più e quindi accollarsi luxury tax importanti, e chi non può farlo. Elemento che combinato a un regime di soft cap come quello attuale e adottato ormai da decenni dalla lega, ha inciso in maniera negativa sulla disparità di “rango” tra i 30 team e sbilanciato il “competitive balance”.
E’ opinione della NBA, scrive Wojnarowski, che “una NBA più equilibrata” avrebbe maggiori benefici in termini di dividendi per tutte le squadre, e quindi salari progressivamente sempre più alti per gli atleti.
La bozza di proposta della NBA si basa sull’innalzamento del tetto salariale, definito “spendig limit“, margine oltre il quale non è possibile andare con la somma dei salari per ogni squadra. Meccanismo che eliminerebbe la luxury tax i cui proventi, va ricordato, sono distribuiti ogni anno alle squadre “virtuose” e che si trovano al di sotto della soglia della tassa di lusso. Al 2022 sono 20 su 30 totali le squadre che non pagano la luxury tax, il cui ammontare totale al termine della stagione è calcolato in 697 milioni di dollari complessivi.
Di questi, il 61% è a carico di sole tre squadre, Golden State Warriors, LA Clippers e Brooklyn Nets.

