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Adam Silver: “Irving non è antisemita, ma non è questo il punto”

di Michele Gibin
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Adam Silver ha dichiarato che è sua convinzione che Kyrie Irving, star dei Brooklyn Nets sospesa per ragioni disciplinari la scorsa settimana, “non sia antisemita“.

Non c’è alcun dubbio“, così Silver al NY Times, riportando in parte l’esito della conversazione avuta martedì con Irving, colloquio che il commissioner NBA ha definito “diretto e candido (…) Irving è una persona che conosco ormai da un decennio, e non ho mai sentito da lui una parola che mi facesse pensare a questo, né a un suo odio verso un qualsiasi gruppo etnico. Ma il fatto che non sia antisemita non rende meno grave il danno che ha provocato postando quel contenuto, non è rilevante“.

Come ormai noto, Kyrie Irving è stato sospeso dai Nets senza stipendio per almeno 5 partite per aver promosso sui suoi seguitissimi canali social un libro e annesso documentario pseudo-storico e dai toni smaccatamente antisemiti, e soprattutto per non aver mai voluto scusarsi pubblicamente né prendere del tutto le distanze dai contenuti. Come risultato del suo post, il libro e film in questione sono usciti dall’anonimato e balzati in testa alle classifiche dei best sellers su Amazon.

I Brooklyn Nets avevano concesso al giocatore tempo per elaborare e scusarsi, prima di agire con sanzioni disciplinari, ma alla fine con una settimana di ritardo hanno agito, sospendendo Irving e imponendogli un percorso di recupero in 6 punti da superare prima di essere reintegrato in squadra.

Al NY Times, Silver ha ammesso il ritardo con cui sia la NBA che i Nets hanno agito: “Guardando indietro, avremmo potuto essere più rapidi, accetto la critica. Ma era importante capire in che contesto quel link fosse stato postato, per valutare la risposta adatta dal punto di vista disciplinare. Non scusare, ma capire si“. Dopo aver visto in prima persona il documentario in questione, Adam Silver, che è ebreo, lo ha bollato come “odio (…) e allora assieme ai Brooklyn Nets si è deciso di agire“.

Silver ha anche chiamato in causa Amazon per non aver ancora rimosso il libro e film, entrambi autoprodotti dall’autore, dai propri cataloghi: “Amazon deve prendere una decisione, la mia impressione è che qualcosa di così odioso e vile non dovrebbe stare in vendita su Amazon Prime“.

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