La striscia positiva dei Golden State Warriors, la migliore della loro stagione, che ha cambiato la loro posizione in classifica e il loro umore, si è interrotta domenica alla Crypto.com Arena.
Ma, quindi, è arrivato il momento di farsi prendere dal panico?
Tecnicamente sì, se ci vogliamo concentrare solo sulla superficie, senza analizzare il tutto attraverso una lente più ampia.
Sì, ogni partita è importante, e ogni sconfitta è un pugno allo stomaco.
Gli Warriors hanno ancora 17 partite da giocare, e solo 2 sono le squadre da affrontare che hanno meno vittorie di loro. Dunque, perdere una partita contro i Los Angeles Lakers, non è stato proprio l’ideale.
Per gran parte della partita contro il team gialloviola, il copione è sembrato lo stesso di tante altre partite: una partenza già negativa e poi una lotta disperata per tentare di restare a galla.
E ciò che davvero fa piangere il cuore è il fatto che questa sconfitta (113-105) abbia distolto l’attenzione da tante altre buone notizie.
Innanzitutto, Stephen Curry è tornato.
Vestito quasi da supereroe, Steph è sembrato quasi il vecchio Steph nei suoi 32 minuti in campo, buoni per segnare 27 punti in totale.
“Mi sono sentito benissimo” sostiene Steph. “Mi sono sentito come se stessi diventando più forte con l’avanzare della partita”.
Gli Warriors non avevano bisogno che Steph li salvasse al ritorno dal suo infortunio. Volevano solo che fosse presente per dargli il giusto slancio in questa parte della stagione, e per aiutarli a fare il passo successivo nella realizzazione del progetto che hanno da tutta la stagione.
La serata di Curry ha rispecchiato quella della squadra. Non ha segnato nel primo quarto, segnandone poi 8 nel secondo. Nel terzo periodo, di nuovo, non ha registrato alcun punto, ma poi nel quarto è esploso con 19 punti (il massimo che ha segnato in un quarto quarto in questa stagione).
Quando la tua superstar rimane fuori dal campo per un mese, e torna una settimana prima del suo 35esimo compleanno, non puoi essere sicuro di quello che vedrai. Ma quello che gli Warriors hanno visto è stato più che incoraggiante.
Un’altra cosa incoraggiante? La ricomparsa di Andre Iguodala, che ha giocato solo 3 partite durante questa stagione, e cioè nessuna da metà gennaio. Il secondo giocatore più anziano della lega è stato uno dei misteri più grandi per gli Warriors in questa stagione.
Il suo inserimento nel secondo quarto della partita ha cambiato il tono e il flusso della squadra. Ha giocato 14 minuti e non ha segnato, ma la sola presenza ha cambiato le cose.
“Ogni volta che Andre è in campo, è una cosa positiva” ha detto Draymond Green. “È stato così per tutta la sua carriera”.
Un altro aspetto positivo: la radiografia fatta a Green non ha mostrato nulla di strano.
L’orso ballerino ha lasciato il campo in anticipo, chiaramente dolorante per un problema alla mano sinistra, e si è sottoposto ad una radiografia negli spogliatoi.
Ma non è successo nulla di strano. Green è tornato con la mano fasciata e ha giocato per il resto del match. Ha detto di sentire dolore, ma non ha dato indicazioni sul fatto che l’infortunio lo terrà lontano dal campo.
Certo, per quanto sarebbe stato fantastico vedere il livello della squadra salire alle stelle semplicemente raggiugnendo Curry e Iguodala all’equazione, sappiamo tutti che ciò non è possibile.
Bisogna ancora superare un certo periodo di adattamento.
“Il modo in cui i ragazzi hanno giocato e ciò che abbiamo passato, hanno reso il periodo molto difficile per tutti” sostiene Steph. “I ragazzi cercano di mantenere il ritmo e la fiducia. Questa è una sfida per noi come squadra. Dobbiamo mantenere la fiducia l’uno nell’altro, perché tutti puntiamo al massimo”.
Golden State non riesce a capire esattamente perché ha avuto le difficoltà che ha avuto. In più, gli Warriors possiedono un record di 27 vittorie e 7 sconfitte in casa, ma solo 7 vittorie e 24 sconfitte in trasferta.
Ma dobbiamo ascoltare il parere dell’eterno ottimista, e cioè Steph: non è stato tutto negativo.
“Anche se abbiamo perso” ha detto. “Ci sono stati alcuni punti luminosi”.
Il successo degli Warriors in trasferta sarà fondamentale per la conclusione della stagione. 10 delle ultime partite del team saranno giocate in trasferta.
Questa non è una situazione nuova per Golden State. E questo periodo dell’anno è solitamente quello in cui gli Warriors ingranano di più.
