NBA Finals, Warriors battuti ed a pezzi, Kerr: “Squadra irripetibile, un privilegio allenarli”

warriors battuti

Warriors battuti ed a pezzi nel fisico e nella mente dopo una gara 6 risoltasi solo all’ultimo possesso.

L’ultima recita della Oracle Arena di Oakland, California, si rivela ancor più drammatica della partita precedente, quella dell‘infortunio di Kevin Durant. Con circa 2 minuti da giocare sul cronometro del terzo periodo e la gara in perfetto equilibrio, il fin lì letale Klay Thompson va al ferro di potenza in contropiede, ricade dopo il fallo di Danny Green e nel ricadere il ginocchio destro cede.

L’arena si ammutolisce, Thompson rimane a terra disperato per il dolore e per la consapevolezza di aver chiuso la sua finale NBA, ma come un guerriero si rialza, guadagna gli spogliatoi sulle sue gambe per poi tornare indietro e segnare i due tiri liberi.

Steve Kerr chiede il fallo ai suoi per fermare il gioco e riportare Klay Thompson negli spogliatoi per il verdetto crudele: rottura del legamento crociato del ginocchio destro, partita e serie ovviamente finite ed infortunio che terrà fuori il prodotto di Washington State per almeno 6-8 mesi.

E nonostante tutto” Mastica amaro Steve Kerr nel post gara “Abbiamo avuto un’opportunità di andare a gara 7“. Gli Warriors resistono persino ad un colpo duro come l’infortunio di un giocatore che in 3 quarti di gioco aveva segnato 30 punti con 8 su 12 al tiro e trascinato i suoi, coach Kerr pesca dal fondo della sua panchina e si affida a Quinn Cook, a DeMarcus Cousins, a Shaun Livingston e ad un commovente Andre Iguodala, e con 9 secondi da giocare Golden State ha il possesso per vincere la partita.

Warriors battuti, Green e Curry: “Non è finita per questa squadra”

La rimessa è per Draymond Green (tripla doppia da 11 punti, 19 rimbalzi e 13 assist a fine gara) che riceve in emergenza ma trova Steph Curry in uscita dai blocchi, per un tiro difficile ma realizzabile per lui. Secondo ferro, ottavo errore dalla lunga distanza per Curry e Toronto Raptors campioni NBA 2019, con una vittoria esterna per 114-110 dopo i tiri liberi finali.

Quando mi è stato riferito che Klay (Thompson, ndr) era fuori” Prosegue Steve Kerr “Ho pensato ad uno scherzo… insomma, non poteva essere vero. Ed invece è andata così, non so se gli infortuni siano il prodotto di 5 stagioni giocate al massimo, con 100 partite all’anno, di tutte le fatiche… so solo che è una cosa devastante da subire“.

Steph Curry veste come di consueto i panni del leader dopo una gara da 21 punti (6 su 17 al tiro), 7 assist e tanta, tanta corsa contro una difesa decisa a toglierlo dalla partita: “Questa partita ce la ricorderemo a lungo, ma conoscendoci, conoscendo questa squadra, il nostro carattere, il nostro DNA, so che non è finita per noi, io non scommetterei contro di noi già dal prossimo anno, e più avanti. Sono davvero orgoglioso di come abbiamo lottato, e di questi 5 anni di vittorie“.

L’ultimo tiro? Lo avrei preso 10 volte su 10, siamo riusciti a creare un buon tiro, vedevo il ferro e ci ho provato… un tiro possibile da mettere, lo riprenderei assolutamente

Warriors battuti, Steve Kerr, il più abbattuto: “Grato di aver allenato questo gruppo”

Gli infortuni di Durant – che come riportato da Steve Kerr salterà per intero la stagione NBA 2019\20 dopo l’operazione per rottura del tendine d’Achille della gamba destra – e di Klay Thomspon avranno delle ripercussioni enormi sull’intera lega. Thompson e Durant potranno diventare free agent dal prossimo 1 luglio, i Golden State Warriors vorranno di certo premiare Klay con un contratto al massimo salariale, pur mettendo in preventivo la possibilità che anche il figlio di Mychal possa rimanere fuori per l’intera prossima stagione.

Tutti penseranno ad oggi come alla fine di un’era” Draymond Green nel post gara “Ma non è così, non è una cosa saggia da dire. Questo non è stato il nostro anno, decisamente, ma non tutte le ciambelle riescono col buco, come si suol dire (…) noi torneremo“.

Non si può descrivere ciò che penso di questa squadra” Steve Kerr è decisamente il più deluso in casa WarriorsCosa ho avuto modo di vedere in questi 5 anni è stata una combinazione incredibile di talento, carattere e dedizione totale, qualcosa di irripetibile (…) ed io sono stato un uomo fortunato ad aver avuto la possibilità di allenare un gruppo del genere, come ho detto anche ai ragazzi

La mia gratitudine nei confronti dei miei giocatori non ha limiti, sono stato messo nella posizione di aiutare ed allenare questi ragazzi tutti i giorni, vederli competere, dare tutto quello che avevano. Questa serie e questi playoffs lo dimostrano“.

Warriors battuti, 5 anni da ricordare

Nell’ultima decade, i Golden State Warriors si sono imposti come la squadra più forte e vincente della pallacanestro mondiale. Dal 2014\15 – anno del primo titolo – ad oggi, gli uomini di Steve Kerr hanno vinto il 77% delle partite disputate (399 vittorie totali, il massimo NBA in un periodo di 5 anni), le 5 finali NBA consecutive sono la seconda striscia di finali di fila giocate da una singola squadra (alle spalle degli storici Boston Celtics di ormai 50 ani fa).

Solo San Antonio Spurs, Chicago Bulls e Los Angeles Lakers (all’epoca ancora Minneapolis Lakers) hanno vinto più titoli NBA degli Warriors in un periodo di 5 anni.

Kerr, Klay, Embiid, Drake, le reazioni del mondo NBA all’infortunio di Kevin Durant

Kevin Durant tempi di recupero-kevin durant operazione

Tante le reazioni, tra compagni di squadra e colleghi, alla notizia dell’infortunio di Kevin Durant.

La star dei Golden State Warriors rischia seriamente di pagare un prezzo salatissimo per la sua rincorsa alle finali NBA 2019, iniziate in panchina per via di un problema muscolare e durate solo 12 minuti dell’eroica e drammatica gara 5 a Toronto.

Come anticipato dai vertici della squadra, Durant ha riportato con ogni probabilità una lesione al tendine d’Achille della gamba destra, in attesa della risonanza magnetica che verrà effettuata nella giornata di martedì. Nel post partita un mix di orgoglio e comprensibile scoramento per i compagni di KD, che tra due giorni toneranno in campo alla Oracle Arena di Oakland per forzare una gara 7 in trasferta.

Le reazioni all’infortunio di Durant: Klay e Steph

Klay Thompson raggiunge nel post partita la crew di NBA TV, ed incoraggia il suo compagno: “Nessuno di noi è mai stato arrabbiato con Kevin, dover giocare senza il nostro miglior giocatore è stata una cosa pessima per noi, in passato abbiamo visto tante squadre perdere il loro giocatore di riferimento per infortunio, quest’anno è successo a noi (…) è una sensazione strana, siamo carichi per la vittoria ed allo stesso tempo, una cosa così è davvero dura da accettare, ti lascia quasi svuotato. Io conosco bene Kevin, so che è un combattente e so che tornerà più forte di prima. Ha ancora tanta pallacanestro da giocare e tantissimo da dare“.

Solo tanto rispetto per Durant, ha messo la sua salute fisica al secondo posto per la squadra, questo la dice lunga su di lui, ci mancherà. Il solo rivederlo in campo con ci aveva dato fiducia, e ora…

Steph Curry: “Anche in un contesto super competitivo come le finali NBA, la vita di tutti i giorni rimane la cosa più importante. Abbiamo visto tutto l’impegno, tutta la dedizione che (Durant, ndr) ha impiegato per esserci, tutto ciò che è stato detto su di lui per tutto l’anno. Kevin ci ha dato quello che poteva, si è sacrificato (…) mi dispiace davvero tanto per lui“.

La reazione del pubblico? (i tifosi dei Raptors hanno inizialmente gioito nel vedere Durant a terra, per poi tributare il giusto applauso al giocatore, ndr) Ho vissuto qui per anni, ed amo questo pubblico, la loro reazione mi ha lasciato un po’ confuso, non me lo aspettavo. Kyle Lowry e Danny Green sono stati bravi a chiedere rispetto per la persona. Non è questa la Toronto che mi ricordavo, spero non ci siano altri episodi del genere più avanti

Le reazioni all’infortunio di Durant: Nurse e Kerr

Nick Nurse, head coach dei Toronto Raptors: “Si è fatto male da solo, e non è mai un buon segno quando accade. Kevin Durant è uno dei mie giocatori preferiti, personalmente, vedere un infortunio così ti lascia sempre triste”.

Coach Steve Kerr fatica a trovare parole consone per il momento: “Come ho detto ai ragazzi prima, non ci sono parole. Sono davvero orgoglioso di loro per il cuore e la volontà di soffrire che hanno dimostrato, e sono davvero devastato per Kevin (Durant, ndr), mi sento davvero male per lui. Una grande vittoria ed una perdita terribile allo stesso tempo, per noi“.

Le reazioni all’infortunio di Durant: i giocatori NBA su Twitter

Tante le reazioni, i commenti ed i messaggi a Kevin Durant via social network, da tanti colleghi ed avversari NBA.

Warriors-Raptors, una gara 5 drammatica, Curry: “Siamo ancora vivi, Durant si è sacrificato per la squadra”

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Warriors-Raptors, Gara 5 delle finali NBA 2019 è una partita drammatica, dal primo all’ultimo secondo di gioco.

I Golden State Warriors sopravvivono in trasferta, sopravvivono al nuovo infortunio del rientrante Kevin Durant (sospetta rottura del tendine d’Achille della gamba destra per KD), e sopravvivono a 10 punti consecutivi nel quarto periodo di Kawhi Leonard per allungare la serie e tornare ad Oakland, alla Oracle Arena per un’ultima partita.

Alla ScotiaBank Arena di Toronto, Ontario, gara 5 tra Warriors e Raptors termina 106-105 per i campioni in carica.

Dura appena 12 minuti il ritorno in campo dopo più di un mese di assenza di Kevin Durant. Dopo aver segnato 11 punti e ridato vitalità all’attacco degli Warriors con la sua sola presenza, Durant deve abbandonare definitivamente la serie nel secondo quarto. Dopo aver messo palla a terra contro Serge Ibaka, il tendine d’Achille destro cede, KD si lascia cadere a terra e con sguardo vitreo lancia un’occhiata alla sua panchina: è finita, e lui lo sa.

Lo sfortunato Durant torna negli spogliatoi sul punteggio di 39-34 Warriors, sorretto da Andre Iguodala e Steph Curry, lascerà l’arena un’ora più tardi con un vistoso tutore applicato alla gamba e la sensazione di un infortunio grave.

I suoi compagni in campo non cedono, DeMarcus Cousins – che nei piani di coach Steve Kerr non avrebbe dovuto giocare – viene gettato nella mischia e risponde con 7 punti, tenendo a galla i suoi in un momento tra più emotivi mai vissuti dai bi-campioni in carica.

I Golden State Warriors soffrono a rimbalzo (43-37 a fine gara), soffrono in difesa quando DeMarcus Cousins viene coinvolto in un pick and roll dopo l’altro, soffrono le tante palle perse (15), ma replicano con una prova balistica da campioni (20 su 42 al tiro da tre punti in trasferta, cose da pazzi).

Sono incredibiliSteve Kerr non riesce a dire molto altro dopo una partita estenuante “Sono incredibili, sono competitivi, sono dei grandi tiratori“. Klay Thompson e Steph Curry chiudono la loro partita con rispettivamente 26 e 31 punti (12 su 17 al tiro da tre punti complessivo), Curry sfiora la tripla doppia (8 rimbalzi, di cui uno decisivo a 37 secondi dal termine, e 7 assist), Thompson rimane in campo per 43 minuti.

L’altro infortunato di casa Warriors, Kevon Looney, alza bandiera bianca nel terzo quarto per un aggravarsi dell’infortunio al costato rimediato in gara 2, e difficilmente potrà prender parte alla sesta partita della serie: “Kevon non poteva giocare, ho dovuto dirgli di non giocare piùAndre Iguodala parla da veterano “La gente non credo si renda davvero conto di che coesione questa squadra abbia, che legame abbiamo l’uno con l’altro… siamo dei fratelli… le persone da fuori non ne hanno idea“.

In qualche modo i Golden State Warriors non cedono terreno, il primo vantaggio del secondo tempo per i Raptors arriva solo a 4 minuti dal termine dopo una raffica devastante di Kawhi Leonard (103-97 il massimo vantaggio Toronto a 3 minuti dalla sirena finale). Thompson fa -3 da dietro l’arco, la difesa nega il possesso a Kawhi Leonard e Kyle Lowry (18 punti e 6 assist in 42 minuti) sbaglia un tiro da tre punti con spazio, poi Curry reagisce ad un quarto periodo difficile con la tripla del pareggio (103-103).

L’ultimo minuto di gioco è selvaggio. Gli Warriors perdono banalmente l’ennesimo pallone della loro partita (infrazione di campo di Green, in “società” con un pigro Curry), Lowry fa -1 (105-106) di nuovo attaccando Cousins dal palleggio, sull’ultimo possesso offensivo Warriors Cousins commette fallo in attacco (blocco irregolare). Kawhi Leonard gestisce la potenziale ultima palla della stagione per i suoi Raptors, e sul raddoppio della difesa trova Kyle Lowry dall’angolo, che sbaglia.

106-105 Warriors, Steph Curry scappa verso gli spogliatoi esultando e ripetendo ad alta voce: “Siamo ancora qui, siamo ancora vivi“.

Era vincere o tornare a casa, nel secondo quarto è stato davvero un brutto momento, ma Klay (Thompson, ndr) ha segnato tanti tiri pesanti, DeMarcus (Cousins, ndr) ci ha dato tanti buoni minuti, Draymond… abbiamo trovato il modo di vincere. KD ha dato tutto quello che poteva, ha sacrificato il suo fisico per la squadra, sono veramente dispiaciuto per lui“.

Warriors, Kevin Durant aumenta il ritmo in allenamento, status incerto per gara 5

Kevin Durant warriors

Kevin Durant torna finalmente ad allenarsi con la squadra, nelle ore in cui alcune fonti parlano di “malumori” diffusi tra i compagni di squadra per la lunga e pesante assenza del due volte MVP dell finali NBA, ed alla vigilia di una gara 5 da dentro o fuori per i Golden State Warriors.

Steve Kerr ha precisato che lo status di Durant per la partita della notte italiana tra lunedì e martedì rimane incerto. Gli Warriors annunceranno solo prima della palla a due la decisione dello staff atletico della squadra su KD.

Kevin Durant prenderà parte all’allenamento di domenica, un miglioramento rispetto ai giorni scorsi: “Farà del lavoro extra con le riserve” Così Kerr ai reporter “Per la prima volta potrà svolgere u allenamento più completo”.


Ad ormai un mese esatto dall’infortunio, uno stiramento al polpaccio della gamba destra, pare profilarsi una luce in fondo al tunnel per Durant. Gara 5 a Toronto potrebbe essere l’ultima partita stagionale dei Golden State Warriors, e la gara 5 della semifinale della Western Conference contro gli Houston Rockets potrebbe alla fine risultare l’ultima partita disputata da Kevin Durant in maglia Warriors.

Non il finale che ad inizio stagione una squadra lanciata verso il primo “three-peat” della storia NBA dai tempi dei Los Angeles Lakers 2000-2002 aveva immaginato. La presenza di un Durant in condizioni fisiche accettabili potrebbe bastare da sola ad allungare– se non cambiare – una serie di finale NBA finora a senso unico.

Lo riaccoglieremmo a braccia aperteKlay Thompson su Kevin DurantDirei che è abbastanza chiaro quanto ci sia mancato finora, assieme abbiamo vinto due titoli, sarebbe una bellissima storia se tornasse e ci aiutasse con il terzo. Gli infortuni sono la parte più dura per uno sportivo, bisogna giocarci sopra – se si è in grado di farlo. Tutti l’abbiamo fatto, l’infortunio di Kevin è serio, e sappiamo che lui è il primo a voler essere in campo“.


I Golden State Warriors di gara 4, affaticati e “sgonfiati” dal terzo quarto magistrale di Kawhi Leonard e dei Toronto Raptors, avranno ben poche possibilità di spuntarla in Canada. Un rientro dell’ultimo minuti di Durant potrebbe funzionare da scarica di adrenalina per gli uomini di coach Kerr, chiamati a diventare la seconda squadra nella storia NBA a rimontare uno svantaggio di 3-1 in una finale NBA.

Dopo gara 4 c’era tanta delusione negli spogliatoiSteph Curry in conferenza stampa “Perdere due partite di fila in casa non piace a nessuno, nelle finali poi… dovremo correggere tante cose prima di gara 5, per non ‘morire’. Non direi che fossimo depressi o scoraggiati, anzi siamo ansiosi di scendere in campo domani e giocare. Siamo fiduciosi, possiamo farcela se ci concentreremo, oggi in allenamento c’era tanta energia e voglia di fare“.

Possiamo farcela, sappiamo di potercela fare” Chiude Curry “Dimostriamolo a tutti“.

Warriors ad un passo dal crollo, Raptors sul 3-1, Curry: “Non è finita, ci siamo già passati”

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I Golden State Warriors sono ufficialmente ad un passo dal crollo, i Toronto Raptors passano ancora alla Oracle Arena di Oakland battendo i bi-campioni NBA in carica sul loro stesso terreno, il “famoso” terzo quarto di gioco, marchio di fabbrica degli uomini di Steve Kerr.

37-21 Raptors il parziale della terza frazione, ispirato da Kawhi Leonard e chiuso da Serge Ibaka, Toronto prende il largo e non si volta più indietro dopo un primo tempo equilibrato ed a basso punteggio.

9 delle 10 triple mandate a bersaglio per i Raptors arrivano nel secondo tempo, dopo il misero 1 su 15 della prima metà, i Golden State Warriors di un impreciso Steph Curry non riescono ad invertire la tendenza nel quarto periodo e la partita si chiude sul 105-92 Toronto, che si porta in vantaggio per 3-1 nella serie e si giocherà tra 3 giorni il primo match point in casa, alla ScotiaBank Arena.

Dei 37 punti del Raptors, sono 16 quelli del solo Leonard. Dalla panchina, Ibaka sopperisce alla cattiva serata di tiro di Kyle Lowry, Danny Green e Fred VanVleet e chiude con 20 punti e 9 su 12 al tiro in 22 minuti di gioco.

Dall’altra parte, il rientrante Klay Thompson non vuol sentire parlare di minutaggio limitato, rimane in campo per ben 42 minuti nonostante una zoppia a tratti evidente e segna 28 punti, e 6 delle 8 triple segnate dalla sua squadra (8 su 27 il totale).

Klay è stato incredibile” Steve Kerr ha solo parole di ammirazione per il suo giocatore a fine gara “Giocare come ha fatto, in quelle condizioni… lui e Kevon Looney (rientrato a sorpresa, ndr) sono due veri guerrieri, non si arrendono mai ed io sono estremamente orgoglioso di loro. Purtroppo per noi non è bastato“.

Hanno finora pesato come un macigno sulla serie dei Golden State Warriors gli infortuni. Il rientro in campo di Kevin Durant appare sempre più lontano, e la fine della serie sempre più vicina. Kevon Looney è mancato in gara 3, così come – ovviamente – l’impatto offensivo di Klay Thompson: “L’infortunio? Non mi ha condizionato. Stagione lunga, 100 partite alle spalle, siamo tutti un po’ infortunati arrivati a questo punto. Bisogna scavare per trovare energie supplementari, si va in campo e si gioca, perché nessuno ti compatirà“.

I Golden State Warriors sono naturalmente troppo esperti per premere ora il bottone del panico. Due sconfitte casalinghe consecutive in una finale NBA sono qualcosa di inedito per Steph Curry e compagni, sebbene in questa stagione più di un passo falso commesso dai campioni NBA 2018 è avvenuto proprio tra le mura amiche: “Scioccati? No” E’ il commento di Curry “Non è cosa che ci appartenga, non si arriva fino a qui con una mentalità del genere. Finché nessuna delle due squadre non ne vince quattro, la serie non è finita, nel terzo quarto, quando le cose sono precipitate per noi, abbiamo comunque tenuto duro e tentato di rimediare. Da lunedì si riprende, vedremo se saremo in grado di reagire o no, si tratta di questo“.

Partita difficile per Stephen Curry, che chiude con 27 punti in 43 minuti ma con 9 su 22 al tiro (2 su 9 al tiro da tre punti): “La serie non è finita, è certo una situazione complicata… in passato ci siamo trovati sia in questa situazione che in quella diametralmente opposta, abbiamo ancora la possibilità di ribaltare la serie. Può sembrare scontato ma è davvero l’unica cosa che possiamo fare. Ci crediamo, ci affideremo alla nostra esperienza“.

Gara 4 potrebbe essere stata l’ultima partita giocata dai Golden State Warriors alla Oracle Arena, prossima alla pensione dopo oltre 40 anni di onorato servizio. L’unico modo per dare ai tifosi ed alla città di Oakland un’ultima cavalcata assieme alla sua squadra è allungare una serie complicatissima per gli Warriors: “Andiamo a Toronto e proviamo a vincere la partita“, è la semplice ricetta di coach Steve Kerr.

Warriors spuntati in gara 3, Green: “Tutti vogliono vederci perdere, e noi vinceremo”

warriors gara 3

Il forfait di Klay Thompson si dimostra un ostacolo troppo grande da superare per i Golden State Warriors in gara 3, già costretti a rinunciare a Kevin Durant e Kevon Looney.

I Toronto Raptors non si deconcentrano, giocano una partita accorta guidati da Kykle Lowry, Danny Green e naturalmente Kawhi Leonard e si assicurano gara 3 delle finali NBA 2019 alla Oracle Arena di Oakland.

123-109 il risultato finale tra Raptors e Warriors. Toronto manda 6 uomini in doppia cifra e conduce sin dalla palla a due, Leonard è il top scorer (30 punti a fine gara), Kyle Lowry, Pascal Siakam e Marc Gasol gli ispiratori della vittoria degli uomini di coach Nick Nurse ad inizio partita.

Fuori Thompson, cambiato ma inattivo e letteralmente seduto su di una griglia rovente per 48 minuti, coach Steve Kerr schiera Shaun Livingston in quintetto assieme a DeMarcus Cousins.

Il Cousins brillante di gara 2 lascia spazio ad un giocatore appesantito, poco a suo agio con il ritmo alto della gara ed in difesa contro un Marc Gasol più mobile, che lo attacca sin dall’inizio e lo toglie sostanzialmente già dalla partita. Steph Curry è naturalmente costretto a “cantare e portare la croce” in attacco, mentre i diligenti Raptors sono bravi a non reagire troppo alle esplosioni offensive del numero 30 degli Warriors, invitando Draymond Green, Andre Iguodala e Cousins a pendere decisioni rapide in attacco.

Steph Curry chiude la sua gara con il massimo in carriera personale per punti (47 con 14 su 31 al tiro) ai playoffs, ma gli spuntati Warriors non vanno oltre il 39% al tiro laddove gli avversari chiudono con ben 17 tiri da tre punti segnati, e 30 assist su 43 canestri realizzati.

Curry è stato incredibile stasera” Draymond Green chiude la sua partita con 17 punti, 7 rimbalzi e 4 assist, ma paga l’evidente mancanza di ricevitori ad allargare il campo, che lo costringe a prendersi più responsabilità offensive dirette “Ed io devo giocare assolutamente meglio per dargli una mano. Credo che se avessi giocato una partita migliore, stasera avremmo finito per vincere: abbiamo bisogno che (Curry, ndr) continui ad essere così aggressivo in attacco, ma tutti noi dobbiamo fare meglio“.

Green analizza poi la percezione attorno alla squadra, in difficoltà sin dall’inizio della serie a causa dei tanti infortuni, e la inconsueta posizione di sfavoriti dei suoi Warriors: “Tutti vogliono vederci perdere, ci sono persone che sono contente dei nostri infortuni, e nessuno ci compatirà. Ciò che dobbiamo fare è lottare e vincere la prossima partita, tornare a Toronto, vincere gara 5, poi tornare qui, vincere gara 6 e festeggiare“.

Basteranno sole 48 ore di pausa per recuperare Klay Thompson? La scelta di non rischiarlo già in gara 3 è arrivata solo nelle ore precedenti la gara, come confermato da coach Kerr: “Il punto era, non rischiare di peggiorare e perderlo per l’intera serie, questa è la decisione che abbiamo preso ed è stata la decisione giusta. Non me lo sarei mai perdonato se l’avessi (Klay Thompson, ndr) fatto giocare e si fosse infortunato. Si prende una decisione, la si persegue e si va avanti“.

La buona notizia è che (Thompson, ndr) ha mostrato miglioramenti negli ultimi due giorni. Ora avrà altri due giorni per lavorare, guarire e tornare in campo, se possibile

Steph Curry appoggia totalmente la scelta dell staff di coach Kerr: “La saggezza, la prudenza hanno prevalso, questa potrebbe essere una serie lunga anche sette partite. La salute a lungo termine dei giocatori è più importante della partita singola, non si può correre il rischio di mandare a monte l’intera serie. Speriamo di riavere Klay per gara 4“.

Steph Curry torna alle finals 2016 e a “the stop” di Kevin Love: “Sbagliai io”, lui: “Sicuro?”

steph curry kevin love

Come solo i veri appassionati sanno, dopo “the block” e dopo “the shot”, le due giocate che decisero per i Cleveland Cavaliers le finali NBA 2016, venne “the stop“, la grandissima difesa uno vs uno di Kevin Love su Steph Curry, che con circa 40 secondi sul cronometro della partita di gara 7 tentava di liberarsi per il tiro da tre punti del possibile pareggio.

In quell’azione, Love – più alto, lento e pesante di Steph – riuscì a rimanere per 10 secondi davanti all’MVP in carica, negandogli per due volte un buon tiro e forzandolo ad un tentativo fuori equilibrio allo scadere dei 24 secondi.

E su quell’azione è tornato il diretto interessato, tre anni più tardi ed in questi giorni di NBA Finals per i Golden State Warriors.

Ogni volta che riguardo quell’azione mi dico che avrei facilmente potuto girare attorno a LoveCosì Curry a Jackie McMullan di ESPNAvrei potuto segnare due punti facili e poi avremmo potuto difendere sul possesso successivo, riavere il pallone, e poi avrei potuto segnare un altro tiro per vincere il titolo“.

Invece mi sono accontentato, ho voluto fare l’eroe con un tiro che ero convinto di poter segnare. Un tiro fuori controllo, e che ci è costato un titolo NBA

Steph Curry chiuse quella gara 7 con soli 17 punti a referto (6 su 19 al tiro), ed i pur leggendari Golden State Warriors diventarono la prima squadra nella storia delle finali NBA a perdere una serie dopo essere stati in vantaggio per 3-1.

Il secondo protagonista della storia, Kevin Love, non ha esitato a replicare in maniera ironica ma comunque “piccata” a Steph Curry, via Twitter. Love ha isolato e postato sul proprio account una clip di “the stop”, commentata dalle parole di Steph “avrei potuto facilmente segnare due punti…“, e sottolineando il passaggio “facilmente”:

NBA Finals, Golden State Warriors male la prima, Kerr: “Bravi loro, noi in serata no, bene Cousins”

Kyle Lowry

Territori inesplorati per i Golden State Warriors dopo la sconfitta di gara 1 delle Finali NBA per mano dei Toronto Raptors di uno scatenato Pascal Siakam.

I bi-campioni NBA in carica cedono alla Scotiabank Arena di Toronto per 118-109, contro dei Raptors per nulla intimiditi dal grande palcoscenico, decisi a difendere le mura amiche ed il fattore campo e guidati dai 32 punti (14 su 17 al tiro) del camerunense Pascal Siakam, esordiente assoluto a certi livelli.

Coach Steve Kerr ritrova come preannunciato DeMarcus Cousins, che a meno di due mesi dallo strappo muscolare patito nella seconda partita di primo turno contro i Los Angeles Clippers riesce nell’impresa di esordire nelle sue prime finali NBA in carriera.

Kerr decide di inserire in quintetto base Jordan Bell, preferendo utilizzare Kevon Looney nel consueto ruolo di back-up contro il consolidato starting five dei Toronto Raptors, che prevede Marc Gasol in mezzo all’area.

Il piano difensivo degli Warriors è subito chiaro: togliere la palla dal emani di Kawhi Leonard, in prima battuta marcato da Klay Thompson e sistematicamente raddoppiato e “blitzato” su ogni situazione di pick and roll centrale. Gasol, Siakam e Danny Green sono dunque costretti a creare gioco dai raddoppi su Leonard, e l’attacco di coach Nick Nurse non delude: i Raptors chiudono il primo tempo in vantaggio di ben 10 lunghezze (59-49).

Se l’attacco dei padroni di casa non trema, grazie alle giocate decise di Marc Gasol (20 punti e 7 rimbalzi a fine gara), Fred VanVleet (15 punti in 33 minuti) e di un Danny Green che non tradisce mai nei momenti caldi (11 punti e 3 pesanti tiri da tre punti), è la difesa di Toronto la vera chiave di volta.


Kyle Lowry, Marc Gasol e Kawhi Leonard riescono a rendere difficile come non mai in questa post-season la vita a Steph Curry. Il lungo catalano è bravissimo nell’impedire a Curry di girare velocemente l’angolo sui tanti pick and roll giocati dal figlio di Dell Curry (grande ex Raptors, celebrato durante la partita assieme a Chris Bosh, Tracy McGrady e Morris Peterson) in assenza Kevin Durant.

Curry è costretto a macinare chilometri e lavorare per trovare spazio, guadagnandosi ben 14 tiri liberi e chiudendo con 34 punti, 5 rimbalzi e 5 assist (e 3 palle perse).

Diamo il giusto credito alla loro difesaKlay Thompson (21 punti e 5 rimbalzi a fine partita) accusa in attacco la fatica di marcare Kawhi Leonard, giocatore incredibilmente fisico “Non siamo riusciti a crearci opportunità in transizione, dove siamo al nostro meglio. Possiamo correre, bloccare per i tiratori e creare ritmo, oggi lo abbiamo fatto ma troppo poco. Il nostro obiettivo rimane comunque quello di vincere una partita qui a Toronto, ora abbiamo del materiale su cui lavorare e prepararci, domenica (per gara 2, ndr) andrà molto meglio“.


Gara 2 che gli Warriors giocheranno ancora senza Kevin Durant, i cui lenti progressi non consentono ancora all’MVP delle ultime due finali NBA di tornare in campo: “KD è uno dei più grandi, potremmo parlare per giorni di quanto sia importante per noi” Così Curry a fine gara “Abbiamo finora dimostrato di sapere colmare il vuoto, altri giocatori sono saliti di livello in sua assenza, continueremo a farlo finché (Durant, ndr) non tornerà“.

8 minuti di gioco per DeMarcus Cousins, l’altro infortunato eccellente in casa Golden State Warriors. Steve Kerr getta Cousins nella mischia nel secondo quarto di gioco, in campo con Klay Thompson, Quinn Cook, Alfonzo McKinnie e Jonas Jerebko: “DeMarcus ci ha dato qualcosa, buoni passaggi, qualche tocco in attacco” Steve Kerr sul lungo ex Pelicans “E’ ancora presto, oggi ha fatto bene in pochi minuti di gioco, a questo livello è davvero difficile rientrare dopo 6-8 settimane di assenza. Vedremo quale potrà essere il suo ruolo andando avanti“.

La sconfitta di giovedì è al prima in una gara 1 di playoffs per i Golden State Warriors dopo 12 vittorie consecutive, serie iniziata nel lontano 2015: “Sono stati superiori in tutto, c’è poco da dire” Steve Kerr sui Toronto Raptors “La loro difesa è stata efficace ed in attacco non è stata la nostra miglior serata, pensiamo a gara 2“.

Steph Curry: “L’MVP delle finali? Verrà da sé, conta solo la vittoria”

nba finals 2019

Wardell Stephen Curry inizierà nella notte tra giovedì e venerdì la sua caccia al quarto titolo NBA in carriera, ed abbastanza curiosamente, al primo titolo di MVP delle serie finali, riconoscimento mai ottenuto nei precedenti tentativi.

Nel 2015 fu Andre Iguodala ad essere premiato, grazie ad una serie di altissimo livello su entrambi i lati del campo. L’anno successivo, la rimonta dei Cleveland Cavaliers vanificò la stagione da record dei Golden State Warriors, e nel biennio successivo Kevin Durant si impose quale giocatore decisivo a suon di tiri pesanti.

Steph Curry non ha mai dato troppo peso al singolare dato. Il prodotto di Davidson sa che il titolo di miglior giocatore della serie finale è un riconoscimento che verrà solo in base alle prestazioni, ma la conta dei Larry O’Brien Trophies è l’unica cosa ad avere davvero importanza.

So che per vincere un altro titolo ci sarà bisogno di una prestazione di alto livello, sia da parte mia che di squadra. Se questa poi dovesse risultare in un titolo di MVP della serie, lo si vedrà di conseguenza (…) so che sarebbe un grandissimo riconoscimento per me, tutto quello che ho fatto in ogni singola partita di playoffs in carriera, il mio stesso stile di gioco… tutto solo per vincere la prossima partita

Il numero di anelli, e di stendardi celebrativi è l’unico che conti davvero… qui non è concesso barare” Prosegue Curry.

L’assenza di Kevin Durant è certamente un problema per coach Steve Kerr, che da stanotte affronterà una delle migliori difese dell’intera post-season, una delle più versatili e “massicce” dell’intera NBA.

Lo Steph Curry apprezzato nelle quattro partite della serie di finale contro i Portland Trail Blazers ha dimostrato di non poter temere alcun tipo di pressione difensiva, la condizione atletica del due volte MVP stagionale è apparsa in crescita dopo un inizio di playoffs caratterizzato da alcuni problemi fisici.

Warriors, Steph Curry e Steve Kerr su Drake: “Non è un problema”

steph curry drake

Contrariamente a quanto sostenuto dai Milwaukee Bucks e dal loro head coach Mike Budenholzer, la presenza in campo del rapper canadese Drake, ambasciatore a livello globale dell’universo Raptors, non rappresenterebbe un problema per Steph Curry ed i Golden State Warriors.

Tra pochi giorni infatti, Steph Curry e compagni saranno impegnati ad affrontare la prima partita delle NBA Finals alla Scotiabank Arena, casa dei Toronto Raptors.

Secondo quanto riportato da Nick Friedell di ESPN, coach Steve Kerr ha affermato di non essere minimamente preoccupato dell’impatto del rapper sulle partite in campo nemico. Anche Steph Curry, da sempre in ottimi rapporti con Drake, ha minimizzato le numerose polemiche riguardo il tifo “sopra le righe” del rapper di Toronto durante le Eastern Conference Finals contro i Milwaukee Bucks.

“Vedere Drake tifare è sempre molto divertente. Essere in campo in situazioni del genere è davvero molto complicato per lui, che interpreta il tifo alla sua maniera. Alla fine si sta solo godendo il momento. Non posso provare rancore se qualcuno si diverte guardandoci. In questa vita, in troppi se la prendono con le persone solo perchè queste si divertono a fare ciò che amano” Ha aggiunto il giocatore degli Warriors.

Appuntamento per gara 1 fissato questo venerdì alle 3.00 ora italiana.

Warriors-Blazers, Steph Curry di nuovo letale dopo le secche di Houston

warriors blazers

Al netto del diverso peso, dell’abisso di esperienza e chilometraggio a certi livelli che separava alla vigilia della prima palla a due della serie i Golden State Warriors ed i Portland Trail Blazers, le finali della Western Conference 2019 hanno dimostrato quanto poco una squadra “canonica” come i Blazers di Terry Stotts possa contro una squadra di atipici, campioni ma atipici come Steph Curry e compagni.

Dopo le prime due partite della serie avevamo brevemente analizzato quanto fosse ampio il divario di esperienza tra le due squadre: i Golden State Warriors non hanno mai vacillato contro dei Trail Blazers sempre al massimo della concentrazione, quella tensione che pretende quantità inusitate di energia e 48 minuti giocati su di un filo sottilissimo.

Ad ogni fisiologico calo d’intensità di Portland è corrisposta in questa serie la spallata decisiva – una per partita – dei bi-campioni NBA in carica. La fiducia dei tre All-Star “superstiti”, e la consapevolezza di poter disporre a piacimento di avversari inferiori hanno fatto il resto.

Come riportato da ESPN, i Blazers sono diventati l’unica squadra nella storia dei playoffs NBA a perdere tre partite nella stessa serie dopo aver condotto per almeno 15 punti in ciascuna di queste. In gara 4, gli Warriors hanno rimontato uno svantaggio di 17 punti e vinto ai tempi supplementari.

La difesa dei Portland Trail Blazers è stata smontata pezzo per pezzo dall’impossibilità di marcare i giochi a due che coinvolgessero Curry e Draymond Green. La poca abitudine dei Blazers ai cambi difensivi (Terry Stotts non ha mai amato tale tipo di approccio difensivo) ha sortito effetti nefasti (ergo, un mare di tiri da tre punti non contestati):

Com’è possibile, dopo 3 partite, subire un canestro del genere? Lillard e Aminu non si capiscono, entrambi inseguono il taglio forte di McKinnie e lasciano libero… Steph Curry!

Al termine di una sfida tra pesi massimi, quella contro gli acerrimi rivali Houston Rockets, Steve Kerr aveva parlato dei suoi prossimi avversari e del duo di Portland Damian Lillard-C.J. McCollum: “Due giocatori che preferirei guardare, piuttosto che doverli marcare“. Rispetto per una squadra tosta come i Blazers, ma consapevolezza di affrontare una sfida molto meno complicata di quella appena vinta.

WARRIORS-BLAZERS: UN CURRY RIPOSATO È UN CURRY PRODUTTIVO

Steph Curry ha chiuso la sua serie di finale di conference a 36.5 punti di media, con il 47.1% al tiro ed il 42.5% al tiro da tre punti… su 15.3 tentativi a partita. Oltre metà dei suoi punti sono arrivati da dietro l’arco (19.5 a partita), un miglioramento di 10 punti netti rispetto ai 9.3 della serie precedente, quella contro i Rockets (su 11.3 i tentativi a partita).

L’assenza di Kevin Durant spiega naturalmente la mole di possessi e tiri a disposizione (+5), su due serie giocate a ritmi pressoché identici (99.4 contro 98.07 di pace) per Steph. L’attacco degli Warriors è passato quasi esclusivamente dalle mani di Curry e di un fantastico Draymond Green, (7.3 assist a partita in quattro gare per il figlio di Dell Curry).

Uno Stephen Curry leggero come una piuma ha viaggiato inoltre a 8.3 rimbalzi a partita. L’assenza forzata di Kevin Durant ha per un attimo riconsegnato al mondo dei canestri il Curry due volte MVP, quello che “fa le finte a 8 metri dal canestro e la gente salta”, come spiegò con estrema chiarezza un Flavio Tranquillo di qualche anno fa.

Relocation: Lillard si rilassa a metà del taglio di Curry, che prosegue mentre Jacob Evans (!) serve Green. Ricezione, piedi a posto, finta su un Damian Lillard passivo e 3 punti

Quello dei tagli “random”, della relocation che nessuno a parte lui pare in grado di mettere in pratica tra i pariruolo, nonostante l’apparente semplicità (seriamente, fate caso a quanto le altre grandi point guard NBA, Lillard, Kyrie Irving, John Wall, Kemba Walker, Kyle Lowry, tendano a restare immobili o quasi, braccia lungo i fianchi, dopo essersi disfati del pallone).

Niente Kevin Durant significa dunque per Curry praterie a disposizione dove correre libero. La presenza di un playmaker aggiunto come Green e di una minaccia totale come Klay Thompson in campo facilitano le cose, l’impossibilità di inseguirlo sul pick and roll centrale, pena un facile assist per Green, maestro delle letture veloci, dei pocket pass e dei passaggi back-door ha aperto per Steph tiri fin troppo semplici per uno come lui.

Curry guida la transizione, cede a Draymond “Arvydas Sabonis” Green, McCollum e Meyers Leonard si precipitano terrorizzati contro Steph, Kevon Looney appoggia 2 punti facili

La libertà di movimento è tutto. Ma la freschezza? Che fine ha fatto lo Steph Curry “mattonaro” della serie di semifinale contro gli Houston Rockets? Le condizioni fisiche sono le stesse, il dito lussato è sempre lì e rimarrà lussato fino all’ultimo secondo delle finali NBA. Le caviglie di Curry sono sempre in fiamme, anche se non sembra.

I canonici (ergo, prevedibili) Portland Trail Blazers di cui sopra, sia per motivi tattici che per giocatori a disposizione, non hanno potuto nemmeno tentare di mettere in scena un’imitazione del trattamento difensivo che gli Houston Rockets hanno riservato nelle ultime due stagioni a Steph Curry.

Contro i Rockets, Stephen Curry è sempre stato costretto a marcare uno tra James Harden (in emergenza), Chris Paul (di norma), o Eric Gordon. Tre bulldozer, ed un attacco disposto a perdere secondi preziosi pur di forzare un isolamento (e che isolamento) sistematico con l’uomo di Curry.

Un lavoro difensivo immane per Steph, tosto fisicamente ma leggero. Contro i Blazers, un Curry abituato ad un trattamento simile non ha potuto che trarre giovamento da un attacco – quello di coach Stotts – incentrato sull’esecuzione a metà campo, sui pick and roll di Lillard (molto meno efficaci senza il roller di fiducia Jusuf Nurkic) e su principi di motion offense – e  molto meno perfido nello sfruttare i vantaggi ed i mismatch, al contrario dei Rockets.

Dopo gara 1, Steve Kerr ha definitivamente dirottato Curry sull’esterno meno pericoloso appena possibile (il fratello Seth, Evan Turner), togliendolo dalla marcatura di Lillard e “nascondendolo” su Moe Harkless. Klay Thompson è stato l’uomo speciale per Damian Lillard.

Steph Curry dirottato su Moe Harkless: il #30 degli Warriors non guarda nemmeno il suo avversario, che gli passa alle spalle e segna dopo rimbalzo offensivo

Nel quarto periodo ed in piena siccità offensiva, Portland non sfrutta il mismatch Curry-Turner: Steph accoppiato con ET in transizione ed in difficoltà, Leonard non azzarda il passaggio facile e serve Lillard, che segna da 8 metri

WARRIORS-BLAZERS, STEPH CURRY UN REBUS INSOLUBILE

I Trail Blazers non hanno saputo sfruttare quasi per nulla i piccoli vantaggi che le deficienze difensive di Curry rendono esplorabili, a causa della scarsa pericolosità offensiva degli Harkless, Turner, Seth Curry (appena superiore).

Dopo le prime due partite della serie, Doc Rivers mise sulle piste di Curry il veloce Landry Shamet e le braccia infinite di Shai Gilgeous-Alexander, riuscendo a limitare Steph a soli 20 punti a partita nelle restanti quattro gare.

Coach Stotts ha spesso invece impiegato Damian Lillard su Steph Curry, e Seth (autore di due-tre recuperi tutti orgoglio sul fratello maggiore) nei pochi minuti concessi all’ex giocatore dei Dallas Mavericks.

Steph Curry ha punito con regolarità – e con estrema facilità –  i Blazers su ogni situazione di pick and roll, riacquistando fiducia nel suo tiro minuto dopo minuto dopo le secche della serie contro gli Houston Rockets, rispolverando le “care vecchie” triple da distanza siderale (di cui una – incredibile – a fine terzo periodo di gara 4, raccogliendo il palleggio con una “scucchiaiata” di mano sinistra e tirando in controtempo sul povero Meyers Leonard per lanciare la rimonta Warriors), e trasformando la finale di conference dei Portland Trail Blazers in un rebus insolubile.

Estasi Warriors, ancora Finals! Curry e Green in coro: “Consapevoli di noi stessi”

Warriors-Trail Blazers.

Aria estatica nella Baia di San Francisco. I Golden State Warriors, forti di una super prestazione di Steph Curry e Draymond Green, liquidano la questione Portland Trail Blazers nella quarta gara della serie. La squadra di Coach Steve Kerr ha superato gli avversari per 119-117 dopo un supplementare, sul loro parquet. Western Conference archiviata, ora la compagine di Oakland avrà 10 giorni di pausa prima dell’inizio delle Finals. Per Curry e compagni si tratta della quinta partecipazione di fila, i primi a riuscirci dopo i Boston Celtics, che ne giocarono 10 tra il 1957 e il 1966.

Dopo il primato di Finals consecutive in tempi moderni, Golden State fa registrare un altro record nella partita valsa l’eliminazione di Portland. Steph Curry e Draymond Green sono stati infatti la prima coppia nella storia dei playoff a far registrare due triple doppie. Curry ha chiuso con 37 punti, 12 rimbalzi e 11 assist, mentre Green con 18, 14 e 11. Il numero 30 ha giocato ben 47 minuti, mentre il 23 si è fermato a 43. Contribuisce anche Klay Thompson, che in 46 minuti segna 17 punti nonostante la serata no al tiro (3/10 da tre). Fondamentale, invece, dalla panchina, Kevon Looney: 12 punti, 14 rimbalzi e tanta energia.

Il traguardo degli Warriors acquisisce ancora più valore se si pensa che Curry, Green e compagni l’abbiano raggiunto privati di pezzi fondamentali della rotazione. In questa gara 4 hanno dovuto fare a meno di Andre Iguodala, Kevin Durant e DeMarcus Cousins. Jordan Bell e Alfonzo McKinnie, che a inizio playoff probabilmente non si aspettavano nemmeno di giocare, sono partiti in quintetto. Situazione di emergenza che è servita a Steph Curry per ricordare al mondo delle sue abilità di leader e di marcatore, e a Draymond Green per elevarsi, responsabilizzarsi e giocare il miglior basket della sua carriera.

L’esterno ha viaggiato, in questa serie, a 37 minuti giocati, 16.5 punti, 11.8 rimbalzi, 8.8 assist, 2.8 stoppate e 2.3 rubate a partita. Incredibilmente leader.

Curry e Green: “Warriors consapevoli di se stessi”

Il gruppo centrale della squadra di Oakland ha lottato e conquistato, insieme, le ultime 5 Finals NBA. Insieme ne hanno viste davvero di ogni tipo, e ora, raggiunto questo traguardo, è il momento di guardarsi indietro ed essere orgogliosi di se stessi. Come riporta Nick Friedell, per ESPN, i detentori di 3 degli ultimi 4 anelli hanno commentato il tutto così.

Per Draymond Green:

“Semplicemente siamo consapevoli di cosa siamo capaci da entrambi i lati del campo. Non ci tiriamo mai indietro, è semplicemente il nostro modo di pensare. (…) Le 5 finali di fila? E’ speciale! I primi dopo Boston! Abbiamo avuto i nostri momenti, le nostre montagne da scalare, non è stato mica tutto rose e fiori. Ma, per questo gruppo, rimanere insieme e raggiungere l’impensabile, è davvero speciale. Comunque, l’obiettivo non è solo arrivarci alle Finals, ma vincerle!”

Steph Curry ha rimarcato il concetto:

“Siamo già stati in questa situazione. Ne abbiamo vissute di tutti i tipi, qualsiasi cosa tu possa immaginare. Abbiamo fatto affidamento su quello. (…) Comunque, sebbene siamo stati qui già molte volte, non diamo nulla per scontato. Sappiamo quanto sia difficile vincere a questo livello, anche se in vantaggio per 3-0.”

Infine, Coach Steve Kerr ha lodato i suoi ragazzi, con i quali ha condiviso tutti questi anni di successo:

“Spero che questo traguardo non passi inosservato. Insomma, se non ci era riuscito nessuno dagli anni ’60 ci sarà un motivo: è molto, molto difficile. Davvero non posso dire abbastanza sulla fame di vittoria e la cultura vincente che questi ragazzi hanno costruito qui negli ultimi anni. Insomma, anche giocare con tutti questi problemi di infortuni. Stare senza Kevin Durant in queste ultime 5 partite ci ha messi in una situazione molto complicata, ma tutti si sono fatti avanti e siamo riusciti a trionfare.”