Quando pensi che anche Joel Embiid abbia finito le scuse per giustificare un’eliminazione prima del tempo ai playoffs, il neo MVP sa sempre tirare fuori – almeno qui – un capolavoro tecnico che, con un termine che a Philadelphia non possono conoscere, non sarebbe eccessivo definire “supercazzola”.
Dopo una gara 7 al TD Garden di Boston persa per 112-88 e scomparendo dal campo nel secondo tempo, Embiid si è presentato per la processione al podio delle interviste avvicendandosi con James Harden e coach Doc Rivers, gli altri coimputati sportivi della faccenda, e tra un “devo fare meglio” e l’altro ha dato la sua personale lettura del finale di stagione dei suoi Philadelphia 76ers.
“Se vogliamo dirlo, diciamo che è colpa mia questa volta. Devo fare meglio di così. Se sono il miglior giocatore di questa squadra, allora ogni fallimento e ogni sconfitta ricade sempre su questi. E lo accetto. Ma è dura vincere da soli, io farò meglio perché è così che faccio sempre. Lo dico e lo faccio, ogni anno (…) a me importa solo vincere, lo voglio così tanto e chi sta accanto a me lo sa benissimo. Perdere fa sempre male e io odio perdere“.
“Qui abbiamo un lavoro da finire, non abbiamo ancora vinto niente e penso che avessimo una chance. Harden? Non so cosa accadrà, ha una decisione da prendere, la player option, e può rifirmare, ma non spettano a me queste cose. Io ne resto fuori ma penso che possiamo ancora vincere assieme anche se ci vorrà di più dei soli io e lui. Penso che tutti dovremmo tornare e trovare ancora un modo per crescere come squadra. Non si vince da soli, io non vinco da solo, io e James (Harden, ndr) non vinciamo da soli, a basket si gioca in 5“.
Parole che sanno di auto assoluzione, pronunciate a caldo dopo una sconfitta brutale per come e è arrivata. E sconfitta che a propria volta si aggiunge alla personale collezione di KO ai playoffs di Embiid, che nel 2019 fu eliminato di carambola da Kawhi Leonard, nel 2020 non giocò contro Boston nella bolla di Orlando per infortunio e che nel 2021, dopo l’incredibile crollo contro gli Atlanta Hawks trovò in Ben Simmons il capro espiatorio perfetto.
Nel 2022, lo scorso anno, la situazione fu parzialmente salvata dal fatto che la sua partnership con James Harden, arrivato solo a febbraio di quell’anno, era da considerarsi ancora giovane e da esplorare.
Quest’anno però? A poche ore dalla sirena finale di gara 7, l’attenzione si sta spostando su coach Doc Rivers, che come Mike Budenholzer e Monty Williams prima di lui, potrebbe pagare per tutti e “salvare l’anima” a Joel Embiid e James Harden ancora per un anno. Nel post gara, Embiid si è premurato di assolvere il suo capo allenatore: “Penso che abbia fatto un lavoro fantastico qui, e che anche lui sia migliorato nel suo periodo qui. Il suo lavoro è stato ottimo e per il resto non sono io che decido, ma penso che non rischi. Io e lui abbiamo un ottimo rapporto. La serie? Abbiamo avuto l’occasione di chiuderla in casa, non l’abbiamo fatto“.
In gara 7 Joel Embiid ha chiuso con 15 punti e 8 rimbalzi, sparacchiando dal campo con 5 su 18 e rinunciando del tutto dal terzo quarto in poi a prendere posizione in post basso spalle a canestro, dove ha sempre ottenuto le cose migliori in attacco nella serie, per giocare al gomito contro tutta la difesa dei Celtics ad attenderlo, rallentando la già lenta circolazione di palla dei Sixers. Poca decisione, che unita all’atteggiamento rinunciatario di James Harden, ha contribuito a sgonfiare la squadra.
Il tutto mentre Jayson Tatum prendeva possesso della partita e volava verso i 51 punti, nuovo record per una gara 7 di playoffs NBA e il TD Garden lo investiva come “vero MVP”.
James Harden dopo gara 7: “Bravi i Celtics” e glissa sul futuro
James Harden non ha fatto altro che inserire un’altra penna nel suo tutt’altro che invidiabile copricapo dei flop in post-season. Se gara 1 e gara 4 della serie avevano fatto addirittura pensare a un riscatto, gara 6 e soprattutto una gara 7 orrida per atteggiamento hanno riportato sulla terra chi si era fatto illudere. 9 punti, 7 assist, 5 palle perse, 3 su 11 dal campo e in generale la tendenza a fare esattamente quello che la difesa di Boston “pretendeva” da lui, ovvero scaricare palloni su palloni negli angoli ai vari PJ Tucker, De’Anthony Melton e Tobias Harris.
“Loro hanno fatto un ottimo lavoro in difesa” ha detto il Barba dopo gara 7 “C’era Robert Williams III sotto canestro, all’inizio abbiamo cercato di far pagare loro quella scelta e poi abbiamo smesso di fare quello che stava funzionando, rallentando tutto“. Sul suo futuro, che arriverà presto con la decisione sulla player option da 35 milioni di dollari per il 2023-24 e un nuovo contratto da eventualmente discutere, Harden ha glissato: “Non ho ancora neppure iniziato a pensarci. Che cosa cercherò? Una situazione in cui competere. Qui era solo il secondo anno e il primo intero, e abbiamo giocato contro una squadra che sta assieme da anni, e che lo scorso anno ha fatto le finali NBA“.
“Gara 7? Davvero deludente, ci sarebbero tante cose da dire ma è stato soprattutto frustrante, si“.
Anche guardare lo è stato.

