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Phoenix Suns, come completare il roster dopo la trade per Beal?

di Michele Gibin
Phoenix Suns

Quando la trade per Bradley Beal sarà completata, i Phoenix Suns avranno impegnati circa 162 milioni di dollari per il 2023-24, con i soli contratti di Devin Booker, Kevin Durant, Deandre Ayton e dell’ormai ex star degli Washington Wizards.

Sempre per la prossima stagione, a oggi i Suns hanno soli 6 giocatori sotto contratto ovvero KD, Booker, Ayton e Beal oltre a Cam Payne e Ish Wainright, e di conseguenza un roster tutto da costruire attorno a quello che è da considerare a tutti gli effetti, cifre alla mano, un big four o Fab Four, fate voi.

Cifre che non hanno fatto né caldo né freddo a Mat Ishbia, iper-decisionista nuovo proprietario della squadra e che ha deciso che se spese pazze dovranno essere, che siano fatte senza badare letteralmente a spese.

Dalla stagione 2023-24, sebbene i termini non siano ancora chiari, entreranno in vigore le nuove regole salariali comprese nel nuovo contratto collettivo di lavoro, e la sua novità principale in materia di salary cap: il temutissimo “second tax apron” o upper spending limit (che funzionerà così, come abbiamo riassunto qui).

Inutile quasi sottolineare che i Phoenix Suns, se i parametri verranno confermati, si troveranno già dal 1 luglio 2023 ben sopra tale secondo tetto salariare, con soli 6 giocatori sotto contratto e quindi del tutto vincolati per i prossimi anni alle scelte “fatali” compiute tra febbraio – con l’arrivo di Durant – e giugno con la trade per un 3 volte All-Star dal contratto pesantissimo come Bradley Beal. I Suns hanno speso tutto quello che avevano, Ayton a parte, per mettere in piedi il terzetto Booker-Durant-Beal, e ora toccherà a coach Frank Vogel farlo funzionare.

4 future prime scelte ai Nets per Durant, una quantità ancora non precisata di seconde scelte e “pick swap” spedite agli Wizards per Beal hanno dilapidato il patrimonio futuro di “draft equity” come si dice in inglese, e giocatori come Mikal Bridges e Cam Johnson oltre a Chris Paul e Landry Shamet. Dopo aver giocato e perso le NBA Finals nel 2021 dopo essere stati in vantaggio per 2-0 e dopo aver mancato le finali di conference per due volte di fila tra 2022 e 2023, con il pesantissimo tracollo nel 2022 contro i Dallas Mavericks in gara 7, era lecito attendersi che Ishbia avrebbe adottato una politica aggressiva, e così è stato.

Mat Ishbia ha anche deciso, buon per lui, che i soldi non sono un problema se la ricompensa per cotanto sforzo sarà la vittoria del primo storico titolo NBA di una delle franchigie storiche della lega.

Come faranno ora i Suns a completare il roster attorno ai 5 “supertiti” più Bradley Beal? Una volta sfondato (e pure di un bel po’) il secondo tax apron o upper spending limit che sia, Phoenix non potrà più sfruttare per la prossima stagione la propria midlevel excepion salariale né mettere sotto contratto un free agent che sia stato rilasciato via buyout dalla sua ex squadra, e che avesse uno stipendio annuo superiore a 12.2 milioni. I Suns non potranno neppure cedere una futura prima scelta via trade finché resteranno in territorio di second tax apron, né inviare le cosiddette “cash considerations” sempre via trade a un’altra squadra. Dal 2024-25 le prime scelte al draft (quelle rimaste, a oggi, 2026 e 2030 oltre a quella del 2024) di una squadra al di sopra del second tax apron, come i Suns, scaleranno automaticamente in fondo al primo giro se la squadra resterà sopra tale secondo limite in almeno due delle prossime quarto stagioni. La scelta al draft 2024 di Phoenix sarà come detto in precedenza non cedibile via trade, o “congelata”.

Visto lo scenario, l’unica via per Phoenix per completare il roster sarà rimettere sotto contratto i vari Torrey Craig, Josh Okogie, Damion Lee, Jock Landale, Bismack Biyombo e Terrence Ross, i “panchinari” che non si sono esattamente distinti per rendimento dopo l’arrivo via trade di Durant a febbraio (solo Okogie e in parte Landale hanno inciso nel loro ruolo). In un roster così costruito, lo scarto tra i primi 3-4 giocatori della squadra e il resto è una sorta di canyon, la consueta “maledizione” dei superteam che in questo caso è però amplificata.

Una seconda strada per cercare di tamponare tale divario sarebbe cedere Deandre Ayton e trasformare il suo contratto da 32.4 milioni di dollari per il 2023-24 in due o tre giocatori di rotazione, per aumentare il livello medio del roster. Più facile a dirsi che a farsi, sebbene squadre come Dallas Mavericks, Portland Trail Blazers o Charlotte Hornets potrebbero essere interessate al centro bahamense. Cedere Ayton via trade prima della stagione avrebbe anche del senso tecnico: l’ex Arizona aveva particolarmente patito in attacco l’arrivo di Durant, che aveva significato per lui meno tocchi, possessi e tiri e più frustrazione, soprattutto contro coach Monty Williams, e esplosa nella serie contro i Nuggets di Nikola Jokic, di cui Ayton non ha neppure giocato gara 6, l’ultima.

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