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Poco talento, tanto cuore
Miami Heat hanno appena battuto i Detroit Pistons per 109-102, mettendo in fila la quinta vittoria consecutiva tra le mura amiche (miglior striscia della stagione), nonostante una serie imbarazzante di infortuni. Partiamo proprio da qui. Non fanno ormai più notizia le assenze di Josh McRoberts e Chris Bosh (entrambi out for the season), alle quali si sono recentemente aggiunte quelle di Whiteside (ha saltato le ultime 3 per un taglio molto profondo alla mano destra) e Andersen (anche lui fuori nelle ultime 3). Sporadicamente Miami ha dovuto rinunciare anche a Napier (assenza non molto rilevante, visto lo scarso utilizzo) e Wade (sempre alle prese con il solito ginocchio). Spoelstra ha dovuto quindi spesso inventare le rotazioni quasi dal nulla. Pensiamo, ad esempio, alla vittoria di inizio mese contro i Kings, con Beasley schierato da centro in una zona 2-3. O anche ai tanti quintetti con Dragic-Chalmers-Johnson contemporaneamente in campo. Gli Heat, dunque, hanno giocato sempre con un solo lungo, spesso con 5 esterni. Nell’ultima vittoria contro Detroit, per 14 minuti coach Spo ha dovuto utilizzare Herny Walker da centro (contro Drummond…) e James Ennis da numero 4 (con Wade, Dragic e Chalmers a completare il quintetto). Questo perchè, come se non bastasse, sia Beasley (problema ad una spalla), sia Deng (ginocchio) hanno dovuto lasciare la contesa già nel primo tempo. La partita è stata l’ennesima prova del grandissimo cuore della squadra, a cui si può rimproverare tutto, ma non di aver dato l’anima ogni singola partita. Come al solito sono stati i due capitano a suonare la carica anche per gli altri, con un Dwyane Wade ancora fantastico, con 40 punti (con 14\27 dal campo e 12\13 ai liberi), 6 rimbalzi e 4 assists, e Haslem a battagliare con Drummond, portando a casa la seconda doppia-doppai stagionale (18 punti e 13 rimbalzi), dopo quella di Boston. Nel prepartita entrambi si sono fatti “trattare” per poter stare in piedi; un bel drenaggio al ginocchio per il signor Wade e un’infiltrazione ad entrambe le caviglie per il signor Haslem.
Il fenomeno Dwyane Wade
Se la stagione di Wade si poteva definire più che buona fino ad un mese fa, ora quella definizione non vale più. La campagna 2014\2015 del numero 3 di Miami è semplicemente straordinaria. Non sono tanto i numeri (21,8 punti e 5,1 assists in meno di 32 minuti) a dare la dimensione delle sue prestazioni, quanto la sua influenza su compagni e avversari. A 33 anni e con continui infortuni con cui fare i conti, Wade resta il miglior playmaker della squadra e l’unico in grado di costruirsi il tiro dal palleggio. Nel quarto periodo è sempre lui a gestire i possessi decisivi (è primo nella NBA per punti nell’ultimo quarto). Ieri, nella sfida ai Pistons, ne ha messi 19 negli ultimi 12 minuti, segnando tutti i liberi sotto pressione, quando Detroit tentava l’ultimo sforzo per la rimonta. Se le sue percentuali dal campo sono un po’ calate (dopo 4 anni con almeno il 50%, in questa stagione è al 48%), sopratutto a causa del calo di quelle nel tiro dalla media (da un eccellente 42,9% al 37,7%), lo stesso non si può dire di quelle al ferro, sempre nell’elitè della Lega, al 64%. Migliorate anche le prestazioni in lunetta, dove va di più (6 volte, contro le 4,8 dell’anno scorso) e meglio (77% contro 73%). Anche nei back-to back (situazione che preoccupava molto lo staff di Miami ad inizio stagione) Wade ha fatto più che bene: nelle seconde partite le sue media ricalcano perfettamente quelle stagionali; 21,9 punti, 5,1 assists con il 48% dal campo. Ad inizio mese ha anche infilato una serie di 7 partite consecutive sopra i 25 punti (la striscia più lunga dal 2011). Uomo in missione.
Una settimana che può valere una stagione
La prossima settimana sarà probabilmente decisiva per le sorti dei Playoffs ad Est. Miami avrà un calendario difficilissimo, dovendo ospitare San Antonio, per poi far visita a Cleveland, Detroit e Indiana (ultime due in B2B). L’unica partita che gli Heat devono vincere per forza è quella contro i Pacers, diretti contendenti. Se poi si riuscisse a spuntare anche una delle altre 3, sarebbe un mezzo miracolo, considerando le condizioni fisiche del roster. Miami è attualmente settima (34-39) con 2 partite di ritardo dai Bucks sesti (36-37) e 1,5 di vantaggio sui Nets (32-40). Attualmente fuori dalla “playoffs picture” troviamo Boston (32-41), Indiana (32-41) e Charlotte (31-41). La situazione è estremamente complessa, considerando i numerosi scontri diretti da qui al termine della stagione; Miami affronterà Indiana fuori casa (serie stagionale sul 2-1 per i Pacers) e Charlotte tra le mura della Triple A (Heat sotto 1-2 nella serie). Anche il destino dei Pacers si deciderà nella prossima settimana, dove avranno 4 scontri diretti, con Nets, Celtics, Hornets e Heat, appunto. Altro faccia a faccia sarà quello tra Boston e Charlotte di stanotte. Miami, oltre che nelle proprie vittorie, dovrebbe sperare in quelle di Nets e Celtics, squadre contro le quali ha vinto la serie stagionale, che gli garantisce il vantaggio in caso di arrivo in parità. La corsa sui Bucks resta un miraggio, anche se con questo Wade, e il recupero degli infortunati, nulla è precluso, a 9 partite dalla fine della stagione regolare.


