Non è tutto oro ciò che luccica. Lo sanno bene i protagonisti di Le Storie Maledette del Basket, l’ultima opera di Salvatore Malfitano edita da Diarkos. Il giornalista napoletano classe 1994, collaboratore de La Gazzetta Dello Sport, articola il suo lavoro sul racconto delle vite di numerosi cestisti che, più nel male che nel bene, hanno tracciato la storia della palla a spicchi.
Il libro vede protagonisti giocatori coinvolti in omicidi, depressione, suicidi mettendo al centro storie di tragedie ma anche di redenzione. Il mondo NBA che noi vediamo da fuori è un mondo fatto di enormi guadagni, dove le persone sono protagoniste 24 ore al giorno. Queste due cose però non sono sempre positive. Non a caso l’NBA forma continuamente i suoi esordienti sulla “psicologia” della lega e sulla gestione di denaro, fama e tutto ciò che comporta il giocare nel campionato più ambito al mondo.
L’apertura del libro è dedicata a Bill Robizine, compianta ala grande degli allora Kansas City Kings, suicidatosi nel 1982. Spazio anche a Rick Berry, Drazen Petrovic, Malik Sealy e Bobby Phills. Fra le storie di redenzione, vi è quella di Paul Pierce, protagonista dei Boston Celtics campioni NBA nel 2008. Il filo rosso che lega le anime descritte dal libro, porta a Bryce Dejean-Jones e Delonte West. Per quest’ultimo, si apre un’altra parentesi: quella della sottovalutazione della salute mentale.
L’NBA, dagli anni Ottanta ad oggi, ha sempre dovuto con convivere con la torbida ombra di scandali e morti. Non per nulla, vi è Kobe Bryant, accusato di stupro nel 2003 e morto 17 anni più tardi in un incidente in elicottero. Il talento di Malfitano è quello di creare un filo rosso che tiene uniti tutti questi giocatori, mediante una scrittura semplice e comprensibile anche a chi non è pratico di pallacanestro.
Non va dimenticato che prima del giocatore c’è la persona. Le persone sono fatte di sogni, emozioni, aspirazioni. Ma anche di incubi, momenti no, scelte che determinano la propria vita. Basta una scelta sbagliata, un effetto farfalla che condiziona nel modo sbagliato una circostanza, e l’epilogo può essere tragico. A Malfitano va dato credito anche per il modo in cui tratta queste storie. Approfondito, certo, ma sempre con un occhio obiettivo, critico, e mai giudicante.
Scrivere un’opera del genere richiede molto tatto e una spiccata sensibilità. Se Storie Maledette del Basket è un libro molto ben riuscito, è anche grazie all’uso di questo approccio. La scrittura poi è coinvolgente e tiene il lettore incollato. Il libro si rivela essere un grande prodotto che rende omaggio a tutti i suoi protagonisti.

