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NBASuperheroes, il classico Supereroe a stelle e strisce: LeBron James è Captain America

di Francesco Papillo

Benvenuti ragazzi a questo nuovo appuntamento con la nostra rubrica NBA Superheroes. Riprendersi dopo le vacanze pasquali, qualche grigliata di troppo e il torneo NCAA, non è stato affatto facile, ma finalmente abbiamo smaltito l’overdose di birra e siamo pronti per tornare.

Oggi vi presenteremo due Supereroi che sono la proiezione  del Superuomo per antonomasia, ma che per arrivare ad essere ciò che sono hanno affrontato mille difficoltà. Parliamo di  Captain America e LeBron James.

Nato nel 1941, come strumento di propaganda contro i Nazisti, dalle menti di Jack Kirby e Joe Simon, Captain America è divenuto un simbolo degli Stati Uniti, tanto che dopo l’attentato del 11 Settembre 2001, i muri di New York si riempirono di murales con il Capitano Piangente. Dopo esser svanito nell’oblio a partire dal 1946, a riportare il personaggio all’antico splendore ci pensa quel genio di Stan Lee, facendo diventare Captain America un Supereroe Marvel.

Captain America

Captain America

Dietro il costume del nostro Supereroe si nasconde Steve Rogers, uomo americano dalla statura molto gracile e debole che fece di tutto per essere arruolato nell’esercito del proprio paese, venendo però scartato a causa del proprio fisico. Qualcuno però nota la grinta e il patriottismo di Steve e gli concede una chance. Quel qualcuno è il dottor Abraham Erskine, scienziato tedesco scappato dalla Germania nazista, e ideatore dell‘Operazione Rinascita che consisteva nella creazione di super soldati. Steve Rogers entra così nel progetto e, dopo aver assunto un siero speciale e dopo esser stato esposto a raggi speciale, il suo corpo subisce una totale trasformazione. Il ragazzo gracilino non esiste più, al suo posto è nato un Superuomo, dotato di un fisico marmoreo, dotato di super forza, agilità e più veloce di ogni essere umano. Steve Rogers non esiste più: è nato Captain America. Per suggellare al  meglio la propria trasformazione, la Sentinella Della Libertà, indossa un costume che rappresenti il proprio paese il costume di color blu con una zona centrale a strisce verticali bianche e rosse come la bandiera degli Stati Uniti, ed il caratteristico scudo con i colori degli USA. Subito dopo la trasformazione il nostro Supereroe inizia la battaglia contro i Nazisti e in particolar modo contro il generale Johann Schmidt, divenuto poi il temibile Teschio Rosso, e contro il Barone Zemo, scienziato nazista con il compito di bombardare e distruggere Londra. Nel tentativo di dirottare l’aereo, Captain America precipita nel Canale della Manica, scomparendo per sempre o almeno fin quando non verrà ritrovato, intrappolato in una lastra di ghiaccio e poi liberato, dagli Avengers di cui diventerà il Leader, e venendo considerato il Primo Vendicatore.

“Per costruire un mondo migliore a volte e necessario distruggere quello vecchio e questo crea nemici”

Il fulcro della storia è l’analisi psicologica del nostro Supereroe, divenuto molto più che un semplice eroe a fumetti: era un simbolo. Il vero Supereroe è quello dietro la maschera, la persona nascosta nel costume. Steve è la persona adatta per diventare un Eroe in grado di difendere il proprio paese. Dotato di gentilezza, umiltà, senso di giustizia e quella determinazione di non arrendersi mai e di combattere le ingiustizie compiute ai danni dei più deboli sono le caratteristiche fondamentali per far parte di quella ristretta cerchia di persone che noi chiamiamo Eroi, ma che in realtà non fanno altro che il proprio dovere, magari con qualche aiuto, e combattono il male proprio come piace a noi: a calci supersonici nel Sedere!

Captain James

Captain James

Il 30 Dicembre 1984 è il giorno in cui nasce colui che ha scritto la storia recente della Pallacanestro a Stelle e Strisce. Stiamo parlando di LeBron Raymone James. Nato ad Akron, Ohio il piccolo cresce allevato dalla sola madre, Gloria James. LeBron passerà l’infanzia e tutta l’adolescenza in condizioni economiche proibitive, spesso dovendo cambiare casa ogni mese, e dovendo adattarsi alla vita nel ghetto. Mamma Gloria continuerà sempre a incoraggiare il proprio figlio, che resterà molto legato sia alla madre, sia alla città di Akron. Il giovane eccelle in due sport, Football e Basket, e fino al terzo anno della St.Vincent-St.Mary High School farà parte di entrambi i team della scuola. Nei primi due anni James è paurosamente inarrestabile e porta il proprio team alla vittoria di due titoli statali consecutivi, vincendo il premio di Mr Basketball e quello di MVP. Il terzo anno purtroppo non riuscirà a rivincere il premio di MVP e nemmeno il terzo titolo statale consecutivo, ma a 17 anni, il nostro si dichiara eleggibile per il Draft NBA  2003 e i Talent Scout impazziscono letteralmente. Sport Illustrated gli dedica una copertina, dal Titolo : ” The Chosen One”, il prescelto.

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Tra una partita trasmessa su ESPN,

https://www.youtube.com/watch?v=aKntK1LsHQM

 

( con il secondo miglior sharing di sempre, secondo solo al ritorno di MJ sul parquet),la sera del 26 Giugno 2003, l’allora Commissioner David Stern pronuncia il suo nome, con la prima chiamata assoluta. Chi è a chiamarlo è scontato, sono i suoi Cleveland Cavaliers, squadra dello stato dell’ Ohio, vera e propria casa del Prescelto.

Quel Draft è storia, come lo sono gli anni a Cleveland ( molto spesso travagliati) , dove un 17enne è la stella assoluta. Il primo anno è un successo individuale, dato che James vince il premio di Rookie dell’anno con medie assurde (20.9 punti, 5.5 rimbalzi e 5.9 assist di media, citofonare Jordan e Oscar Robertson), ma è un fallimento di squadra, poichè dopo un finale di Regular Season orrendo i Cavs non disputano i Playoffs. James vola così ai giochi olimpici con gli USA, venendo eliminato dall’Argentina di Manu Ginobili, vincendo però il bronzo olimpico. Il secondo anno vede ancora LeBron a dominare l’intera lega, mantenendo un media di 27.2 punti, 7.4 rimbalzi e 7.2 assist, ma i Cavaliers non volano da nessuna parte. La stagione 2005/2006, sembra quella della svolta, perchè James riesce a trascinare il proprio Team ai Playoffs, grazie a prestazioni che segnano la storia della lega come i 56 punti rifilati ai Raptors all’Air Canada Center. Al secondo turno arrivano i vice campioni NBA, i Detroit Pistons, che la spuntano incredibilmente a Gara 7. Le medie stagionali del prescelto crescono ancora,  31.4 punti di media, conditi da 7 rimbalzi e 6.6 assist…roba da ALIENI! Nell’Estate 2006  arriva un’altra delusione con la nazionale USA, vincitrice di una medaglia di bronzo ai mondiali in Giappone.

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James è frustrato e decide di cambiare il proprio stile di gioco, coinvolgendo di più i propri compagni e ponderando meglio le scelte nei momenti chiave delle partite. Così nella stagione 2006/2007 i Cavs arrivano alle Finals NBA dopo aver eliminato i Detroit Pistons alle Eastern Conference Finals. Alle Finals  NBA arrivano i San Antonio Spurs di coach Greg Popovich e del trio di stelle Duncan-Parker-Ginobili. E’ massacro Spurs, che si portano l’anello a casa Sweppando i Cavs di James. La stagione successiva vede James vincere il secondo premio di MVP dell’All Star Game, ma porta ancora in grembo una cocente delusione ai Playoffs, visto che i Boston Celtics riescono a spuntarla a gara 7, giocando in casa al TD Garden. Nella stessa Estate arriva finalmente il primo successo di squadra della carriera del Prescelto. Finalmente il Team USA vince l’oro alle Olimpiadi 2008 a Pechino. Il 6 Settembre arrivano le lacrime: Kristopher Belman, realizza un documentario sulla vita del Chosen One intitolato ” More Than A Game”.

”Ho molto da imparare e tanti anni davanti a me per farmi un nome e per vincere un titolo. Non devo aver fretta. Sento che attorno a me si è creata molta attenzione, mi piace, mi stimola, quando faccio un bel numero e la gente si esalta è bello. Ma so bene che senza i compagni, il coach e l’organizzazione non sarei nessuno. Devo mantenermi coi piedi a terra. Trarre vantaggio dal fatto che ogni sera affronto i migliori al mondo, rubare qualcosa a ciascuno di loro. Giocare a basket mi fa sentire bene, non credo che mi monterò la testa.“

Incitato dall’oro Olimpico, la stagione 2008/2009 vede LeBron James in versione Supereroe . Vincitore del primo premio di MVP della Regular Season,  James si carica i Cavs sulle spalle, conducendoli al miglior record della stagione ( 66 W 16 L) e spazzando via ai Playoffs gli Atlanta Hawks e i Detroit Pistons. Alle Finals di Conference arrivano gli Orlando Magic di Superman, Dwight Howard e per James arriva ancora una cocente eliminazione. Entrato nell’ultimo anno di contratto, la dirigenza dei Cleveland Cavaliers tenta il tutto per tutto, aggiungendo al Roster  Shaquille O’Neal e Antawn Jamison. Il motto è Win a Ring For The King. Altro MVP della regular season per Mr LeBron James e altro miglior record NBA per i Cavs ( 61 W 21 L ). A peggiorare il rapporto tra James e i Cavs arriva puntualmente l’eliminazione al secondo turno dei Playoffs, contro i Boston Celtics. Tutti attaccano il giocatore, considerandolo un perdente, uno che non da nulla quando la palla scotta per davvero.

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La soluzione? Arriva l’8 Luglio su ESPN, quanto attraverso ” The Decision ” LeBron Raymone James annuncia l’addio ai Cleveland Cavs, per portare il proprio talento a South Beach, Florida dove giocherà con i Miami Heat. Insieme al Prescelto arriva Chris Bosh, formando i Big Three insieme a The Flash Dwyane Wade. Le polemiche scoppiano in tutti gli USA, tanto che il proprietario dei Cavs, Dan Gilbert , condanna la ” buffonata” nazionale di James dichiarando che la propria franchigia vincerà un titolo prima di LeBron. Dopo un avvio non proprio eccitante e con un chimica di squadra latitante ( vedere i vari Timeout chiamati da Coach Spoelstra nella stagione 2010/2011), James abdica al trono di MVP (tiene 26.7 punti, 7.5 rimbalzi e 7 assist medie comunque stratosferiche )  in favore di Derrick Rose, playmaker  dei Chicago Bulls detentori del miglior record NBA. LeBron, che nel frattempo ha cambiato numero di maglia passando dalla 23 alla 6, spazza via il più giovane MVP di sempre alle Eastern Conference Finals, piazzando un 4 a 1 a favore dei Miami Heat. Dietro l’angolo però ci sono i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki. Il risultato delle NBA Finals è una ancora un  delusione, e Dallas conquista il titolo NBA. Piove sul bagnato, ma tranquilli l’orgoglio del Supereroe lo porterà finalmente ad esplodere. La stagione 2011/2012 parte in ritardo, causa Lockout e vede LeBron James in formato Captain America. Prende botte e soprattutto le restituisce, riprendendosi il trono di MVP ( terzo per lui), mantenendo  27,1 punti a partita, 7,9 rimbalzi e 6,2 assist a sera. Dopo delle Eastern Conference  Finals combattutissime contro i Boston Celtics, chiuse solo a Gara 7, i Miami Heat sono inarrestabili e nelle Finals NBA gli Oklahoma City Thunder non hanno scampo. 4 a 0 e primo anello per il Re, che si porta a casa anche l’MVP delle Finals.

MVP

MVP

Arriva l’Estate 2012 e James farà parte della spedizione di Londra, con risultato Oro Olimpico. Questa squadra verrà considerata al pari del Dream Team del 1992. La stagione 2012/2013 vede i Miami Heat rinforzarsi con gli arrivi di Ray Allen e Chris Andersen, ed un LeBron James sempre più al comando della lega, scrivendo altre pagine di storia, vincendo il 4 MVP della propria carriera e stabilendo record personali registrando 26.8 punti, 8 rimbalzi, 7.3 assist, 56,5% al tiro e 40.6% da oltre l’arco a partita (record in carriera nei rimbalzi, nella percentuale dal campo e dalla linea dei tre punti). Gli Heat ottengono il miglior record dell’NBA  ( 66 W 16 L) e arrivano alle Finals NBA dopo una ECF molto sudata contro i Pacers di Paul George. Alle Finals arrivano i San Antonio Spurs, che significano molto per il nostro Captain America. La serie tra Heat e Spurs è tra le più belle di sempre, portata a gara 7 da una magia di Ray Allen e conclusa da un duello epico tra Supereroi: Tim Duncan vs LeBron James. A spuntarla è il nostro, che si porta a casa il secondo anello consecutivo e il titolo di MVP delle Finals. Gli Heat sono caldissimi e la stagione successiva vogliono il Three Peat, dopo aver dominato l’intera Regular Season, ( MVP Kevin Durant) e arrivando ancora alle Finals NBA, dove ad aspettarli ci sono dei San Antonio Spurs in missione, che interpretano una pallacanestro che definire divina è eufemismo. I Miami Heat sono piegati in due dalle giocate del nuovo che avanza, Kawhi Leonard, vincitore dell’MVP delle Finals. La squadra si disunisce e James decide di tornare a casa. L’estate del 2014 vede una Decision 2.0, con il Prescelto che torna a Cleveland insieme a Kevin Love e Kyrie Irving. L’inizio non è dei migliori e James si infortuna saltando 10 partite. Al suo ritorno è vera poesia e i Cavs sono di nuovo tra le Contender con l’attuale secondo posto nella Eastern Conference.

Back in Cleveland

Back in Cleveland

Statistiche, riconoscimenti e record a parte, LeBron James è il simbolo dell’NBA proprio come Captain America è il simbolo degli USA. The Chosen One lo chiamavano, Messia di pallacanestro è diventato ,cambiando il gioco radicalmente. Dopo aver affrontato una giovinezza molto difficile e dopo aver sconfitto i fantasmi delle molte delusioni, il principe è diventato Re, anche se in giro ci sono molti Heaters. Perchè un personaggio così non può che spaccare in due le platee di appassionati, che però son costretti a stropicciarsi gli occhi davanti ogni sua giocata. Non c’è ne vogliano James Harden o Steph Curry ma l’MVP lo darei sempre a LeBron James . E attenzione perchè i paragoni con MJ non esistono, lui è LBJ, lui è Captain America!

per NBA Passion,

Francesco Papillo 

 

 

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