Povero, come s’offre è un vecchio gioco di parole che però trova spesso nuovi campi d’applicazione, anche nel mondo NBA se si guarda a certe dinamiche di e tra squadre e giocatori. E sul Joel Embiid di questi tempi, che dà la netta impressione a vederlo che desidererebbe essere ovunque ma non a Philadelphia, calza a pennello.
I Sixers (2-11) hanno perso per 106-89 a Miami contro gli Heat, non esattamente i Lakers dello Showtime, dopo essere stati in vantaggio anche per 46-28 nel secondo quarto di gioco. Embiid ha fatto un piccolo passo in avanti rispetto al nulla che aveva mostrato nelle prime due inquietanti uscite stagionali, segnando 11 punti con 8 rimbalzi e 5 assist, con 5 su 11 al tiro e 0 su 0 ai liberi, una rarità. Il vero Joel Embiid è lontano anni luce.
Il vero Paul George pure, per lui 18 punti con 1 su 7 da tre e tanta fatica a trovare ritmo, e senza ancora Tyrese Maxey infortunato, l’unico motivo per sorridere è Jared McCain che prosegue con la sua annata da rookie sorprendete, per lui altri 20 punti, con 8 su 16 dal campo.
Jimmy Butler ha giocato la sua prima, forse la sua seconda partita di livello in stagione con 30 punti, 10 rimbalzi, 5 assist e 13 su 13 in lunetta. Solo grazie a lui Miami si è issata sopra i 100 punti, nonostante le mattonate di Bam Adebayo e Tyler Herro. Abbastanza perché Embiid potesse sbrodolare nostalgico nel post partita: “Jimmy è Jimmy, lui sa fare tutto. Segna, la sa passare, guida la squadra quando è in campo. E’ uno dei migliori giocatori della lega, tra i primi 5, ma magari anche il più forte. Per marcarlo serve tutta una squadra“. Parole leggendo le quali vale la pena ricordare che Embiid e Butler sono stati compagni di squadra in passato, per una sola stagione nel 2018-19 prima che Jimmy decidesse di lasciare per Miami. Allora, Philadelphia si fermò ai playoffs al secondo turno in gara 7 contro i futuri campioni NBA Toronto Raptors, e eliminati solo dalla carambola d’angolo di Kawhi Leonard allo scadere della settima partita.
E secondo quando riportato da Shams Charania per ESPN, quella di Joel Embiid non sarebbe solo nostalgia ma insofferenza. Dopo la sconfitta contro Miami, i Sixers avrebbero tenuto un meeting, chiesto dal superveterano Kyle Lowry per parlare a viso aperto della situazione. Una seduta di squadra in cui Tyrese Maxey, tra gli altri a prendere la parola, avrebbe rimproverato Joel Embiid “per essere sempre in ritardo” in tutte le attività del gruppo. Un rimprovero che nascerebbe dal rapporto di amicizia tra i due giocatori, ma che la dice lunga sul momento delicato in squadra. Embiid era in forse anche per la partita di lunedì, per un non meglio precisato stato di malessere, e i suoi compagni “non lo avrebbero visto per tutto il giorno” prima della palla a due quando si è appreso che Joel avrebbe poi giocato. Un partecipante al meeting, citato da ESPN, avrebbe rivelato che la questione dello scarso coinvolgimento di Embiid in gruppo sia “l’elefante nella stanza al momento” per i 76ers.

