Nella NBA è un attimo distrarsi e e poi riprendere il filo, e scoprire che squadre che davi per scontato fossero in difficoltà, non lo siano più.
E’ quello che è accaduto nell’ultimo mese agli Indiana Pacers, e dopo anni di sventure ai Detroit Pistons. Indiana ha coronato un periodo di rinascita da 13 vittorie e 3 sconfitte nelle ultime 16 partite con una vittoria illustre, sul campo dei Cleveland Cavs primissimi a Est e che arrivavano alla sfida forti di 12 vittorie in fila, gli uomini di Rick Carlisle sono tornati saldamente sopra al 50% di vittorie e in classifica nelle prime 6 della Eastern Conference, posizione preziosa per evitare gli odiosi play-in.
I Detroit Pistons li avevamo invece lasciati spiaggiato sulle coste di un’annata 2023-24 da 14 vittorie e zero prospettive, e invece eccoli qui. 10 vittorie nelle ultime 12 partite e successo di prestigio anzichenò al Madison Square Garden contro i Knicks (in back to back), guidati oltre al 50% di record da un Cade Cunningham da All-Star Game d’obbligo. Per l’ex Oklahoma State 36 punti al Garden che sanno di conferma tra il gruppo di nuove star NBA.
Per i Pacers la vittoria contro i Cavs è arrivata grazie alla difesa, Cleveland ha segnato soli 93 punti, perdipiù in casa e con soli 40 punti nel secondo tempo. E Tyrese Haliburton il secondo tempo non l’ha neppure giocato, a causa di un problema muscolare. La differenza per gli Indiana Pacers rispetto al primo mese abbondante di stagione regolare la sta facendo proprio l’efficacia nella propria metà campo, nelle ultime 15 partite Indiana è quarta per offensive rating, al livello dello scorso anno, ma ottava per defensive rating e questa è una discreta novità. Un anno fa i Pacers chiusero 24esimi in difesa giocando un basket a ritmi elevatissimi, ritmi che tali sono rimasti ma con più presenza difensiva. Un trend o solo una combinazione favorevole tra momento di forma e calendario? Da verificare, ma nella loro serie positiva Haliburton e compagni hanno battuto Celtics, Heat, Warriors, Suns e Cavs.
Sempre nelle ultime 15 uscite, Tyrese Haliburton è tornato a cifre e efficienza cui ci aveva abituati nella scorsa stagione, e non può essere un caso che il periodo migliore della squadra segua quello della sua star. 19.2 punti di media con 9.5 assist e appena 1.6 palle perse a gara, col 40% da tre e il 49% al tiro per Haliburton. “All’inizio dell’anno mi sono fatto tirare dentro da ciò che si diceva, e ho avuto dei dubbi su di me per la prima volta in vita mia. E le mie difficoltà personali si sono riflesse nella squadra (…) ci è costato delle partite” ha detto di recente. Il suo preparatore personale, Drew Hanlan, ha affermato che Haliburton abbia voluto forzare troppo il suo rientro da un problema muscolare lo scorso anno per avere il minimo di 65 partite giocate per essere eleggibile per i premi individuali NBA, e con le Olimpiadi di mezzo il tempo per recuperare è stato pochissimo. In più, si è aggiunta la pressione dopo quanto realizzato nel 2023-24. “Quest’anno l’ha sentita di più per diverse ragioni. Dopo le Olimpiadi non ha potuto poi prepararsi a dovere e guarire del tutto dall’infortunio, in estate non ci siamo potuti praticamente allenare“.
Cade Cunningham aveva invece probabilmente bisogno di giocatori migliori attorno a lui, che puntualmente sono arrivati dopo il disastro del 2023-24. Tobias Harris, Malik Beasley e Tim Hardaway Jr si sono rivelati i veterani giusti per dare più tranquillità a Cade, e trasformarlo nel leader che vuole essere per Detroit, squadra e comunità. “Le responsabilità arrivano quando sei ‘quel giocatore’, no? Tutti si aspettano tanto e c’è tanta pressione. E io non avevo ancora datoquello che sapevo avrei potuto dare. Questa città però mi ha accolto, alla sua maniera che è quella della fatica di tutti i giorni, mi ha colpito. Ci sono stati tanti anni di sconfitte e brutto basket da vedere e io voglio essere parte di un cambiamento“.
Intanto, e non è poco, è cambiato il record. Detroit non è andata giù neppure con l’infortunio di Jaden Ivey, rivalorizzato da coach JB Bickerstaff, e Cade Cunningham è diventato finalmente tutto quello che ci aspettava da lui. 24.2 punti a partita con 9.5 assist e il 45.8% dal campo e persino 7 triple doppie in stagione, qualcosa che era mancato del tutto nelle sue prime annate da pro. “Anche lo scorso anno nonostante tutto si vedeva che era un leader” ha detto di lui il presidente dei Pistons Trajan Langdon “E essere leader non è semplice (…) ha affrontato anche i discorsi poco piacevoli che ha avuto con noi, con me e con gli staff tecnici e medici, si è messo in gioco. Si vede che ha il fuoco dentro, e di avversità con gli infortuni negli anni passati ne ha avute e le ha superate“.

