Milwaukee Bucks:
In una stagione di così tante delusioni ci sono state anche delle rivelazioni, e certamente i Milwaukee Bucks sono una di queste. Grazie ad una ricostruzione basata sull’investimento su prospetti tra i più futuribili, la squadra sta crescendo sempre più e ha davanti a sè un futuro più che radioso.
Con un record di 40-40 si sono imposti come la sesta forza ad est, sicuramente l’appartenere ad una conference così poco competitiva ha agevolato e non poco la crescita della squadra, giocatori che già al secondo anno nella lega si trovano proiettati verso un palcoscenico così importante, a differenza di loro coetanei meritevoli quanto loro ma che si trovano a raschiare il fondo della western a causa dell’altissimo livello di competitività.
A meno di clamorose sorprese, il primo turno li vedrà contrapposti ad una squadra completa come i Chicago Bulls che possono alternare tanti elementi di ottimo livello, sono presenti almeno due giocatori forti per ogni ruolo e chiunque si trova in campo dà sempre il 100%. Sembra una serie alquanto proibitiva e le prospettive di essere eliminati al primo turno sono più che concrete. Il fattore dell’inferiorità può rappresentare, comunque, un’arma a doppio taglio: la pressione di far bene non è dalla parte dei Bucks che non sono costretti a dover fare una bella figura, è tutto guadagnato qualsiasi obiettivo venga raggiunto.
Il lavoro che coach Kidd ha fatto con questi ragazzi è stato a dir poco eccellente, ha saputo ottenere il meglio da ognuno non a caso in questa stagione ha ottenuto un piccolo record: essere tra i pochi allenatori ad aver portato due squadre diverse ai playoff nei primi due anni da head-coach.
Le alternative di gioco sono numerose e spesso letali, avere giocatori polivalenti come l’ala Giannis Antetokounmpo che possono fare sia la point-forward che il quattro atletico in un quintetto per giocare la small-ball agevolano e non poco le soluzioni che possono essere adottate anche a match in corso. La squadra ha dimostrato di sapersi adattare ai cambiamenti, infatti, sebbene durante la deadline Milwaukee abbia scelto di cedere un giocatore chiave come Brandon Knight sostituendolo con la point-guard di Philadelphia, Michael Carter-Williams, il team sembra non averne risentito, tantomeno la chimica di squadra, continuando la marcia inarrestabile che li ha portati dritti alla postseason.
Il reparto che sicuramente necessita un miglioramento è senza ombra di dubbio il froutcourt al quale manca un centro che possa essere il titolare inamovibile, un rim protector, una certezza nella fase difensiva. Il reparto di lunghi così assortito come quello di Chicago, potrebbe creare non pochi problemi alla franchigia del Wisconsin che si affiderà spesso e volentieri ai crossover e alla generosità di Michael Carter-Williams e l’atletismo ed esplosività della giovane ala greca, Giannis Antetokounmpo, che dovrà caricarsi ora più che mai la squadra sulle spalle, mostrando tutte le doti da leader.
Difficile pronosticare come andrà, i Milwaukee Bucks sono la vera mina vagante di questa stagione e paradossalmente la serie non dipenderà soltanto dalla squadra di windy city ma dall’approccio che i giovani Bucks adotteranno, si comporteranno da leoni orgogliosi o avranno timore proprio nel momento più importante della stagione?
Infortunati:
–Jabari Parker: la seconda scelta del draft 2014 ha purtroppo dovuto dire prematuramente addio alla stagione il quindici dicembre a causa della rottura del crociato anteriore sinistro.
– Il vero lungodegente dell’infermeria Bucks, però, è Damien Inglis fuori dal nove ottobre in seguito all’operazione all’anca destra
-In ultimo, ma non per importanza, l’infortunio del playmaker Jerryd Bayless che è out dal quindici aprile a causa di un infortunio al collo.
Team Leaders:
Il leader in punti per Milwaukee è Khris Middleton con i suoi 13.4 punti ogni match, il migliore nei rimbalzi è il centro Zaza Pachulia con i suoi 6.8 a partita mentre negli assist davanti tutti c’è Jerrid Bayless con una media di 3.0 ad allacciata di scarpe.
La sfida: Duello decisivo
La sfida decisiva sarà senza dubbio tra due delle rivelazioni di questa stagione: la guardia di Chicago Jimmy Butler e l’ala greca di Milwaukee, Giannis Antetokounmpo, fondamentale per la franchigia dell’illinois sarà la difesa del primo e per gli avversari di vitale importanza sarà l’approccio alla serie del greco che dovrà essere in grado di guidare la squadra.
Chicago Bulls
Per com’era cominciata la stagione, forse il terzo posto all’epoca sarebbe stato un po’ stretto ai Chicago Bulls. Le aspirazioni al titolo erano più che realistiche e legittimate da un organizzazione precisa e un roster profondo, che poteva contare sull’arrivo di un futuro Hall of famer come Pau Gasol e il ritorno di Derrick Rose. Gli infortuni, però, erano dietro l’angolo: a rotazione, infatti, durante l’anno Thibodeau ha perso quattro quinti del quintetto titolare, dovendo reinventare le rotazioni con una frequenza inauidita, senza riuscire a dare mai veramente continuità ai ruoli che erano stati inizialmente stabiliti; Dunleavy ha saltato 19 partite, Rose 31, Noah 15, McDermott addirittura 52. Insomma, la fortuna, in questo senso, non ha girato neanche quest’anno. La gestione della squadra e di una situazione del genere è obiettivamente stata meravigliosamente orchestrata da Thibodeau e il suo staff, rinunciando un po’ a quell’organizzazione difensiva maniacale, che aveva caratterizzato la franchigia dell’Illionis negli ultimi anni, per dare un po’ più di ossigeno ad un roster che non è mai stato veramente completo. Il genio di Thibodeau, però, da solo serve a poco: la certezza della regoular season si è chiamata Pau Gasol: una seconda rinascita è dire poco: il catalano ha infatti chiuso la stagione guidando la speciale classifica NBA per doppie doppie con 54 partite (a 34 anni, il più “anziano” della storia Nba a esserci riuscito), con 18.5 punti e 11.8 rimbalzi di media. Senza mezzi termini, Gasol è stato anche il leader spirituale e tecnico della squadra; con tutti questi infortuni, però, una stagione del genere di un singolo giocatore non basta a giustificare un record di 50 vittorie e 32 sconfitte; Jimmy Butler ha giocato la sua miglior stagione della carriera (Most Improved Player senza neanche passar dal via), chiudendo la stessa con medie fantastiche: con 20.0 punti è il cannoniere della squadra – sintomo comunque che la palla gira, eccome se gira – in quasi 39 minuti di utilizzo e un’intensità in tutto quello che fa – compresa la difesa, che non va sulle statistiche – fuori dal comune. Insomma, la cessione di Deng è stata bilanciata a livelli eccelsi. Inoltre, l’arrivo di Aroon Brooks ha anche portato quest’anno più punti dalla panchina prima e – quando non c’è stato Rose- sul campo poi. L’ex Rockets chiude con 11,6 di media testimoniando ancora una volta che quando c’è da segnare per il piccolo grande uomo non esiste una parola chiamata problema. Gli apporti di Noah (miglior centro passatore con 4,7 assist per gara),Gibson e Hinrich (66 partite giocate, 22 da titolare) dalla panchina rimangono sugli standard a cui ci hanno abituati nel recente passato dei Bulls: energia, lavoro sporco a tanta fisicità, roba che non si riesce a quantificare. Per Dunleavy e Rose non la miglior stagione, anche se c’è da dire che per quest’ultimo ritrovare una sorta di continuità è stato sicuramente importantissimo, dopo aver saltato tutta la stagione scorsa: le 51 partite disputate quest’anno sono più di quelle delle ultime due stagioni sommate. Un passo alla volta, comunque, i lampi del vecchio Mvp si vedono ancora, per fortuna sua (e anche nostra). Mirotic ha trovato la sua dimensione tardi, nell’ultima parte di stagione dove ha fatto vedere le cose a cui ci aveva abituato al Real Madrid; forse non vincerà il Rookie of the year – cosa che non credo gli importi molto – ma di certo in questo momento è in uno stato di forma e di fiducia nei suoi mezzi invidiabile.
Infortunati:
–Taj Gibson: solito fastidio alla spalla, è rimasto a sedere nella seconda metà dell’ultima partita stagionale contro gli Hawks, ma si è detto pronto e sicuro di esserci già da gara 1.
–Derrick Rose: anche per lui situazione analoga, nella partita sopra citata ha sentito un piccolo dolore al ginocchio operato e ha preferito rimanere seduto nel terzo e quarto quarto; si è detto però ottimista per quanto riguarda gara 1.
–Kirk Hinrich: iperestensione del ginocchio sinistro gli hanno fatto saltare le ultime partite di regoular season, in via precauzionale per i Playoffs.
–Joackim Noah: tendine del ginocchio un po’ infiammato per il francese, ma non dovrebbero esserci dubbi che sarà in campo per gara 1.
Punti di forza:
– Controllo dei rimbalzi: artisti della specialità come Gasol, Noah e Gibson renderanno senz’altro dura la vita a una squadra come i Bucks, piena di ottimi atleti ma nessuno in grado di competere veramente in questo senso; più rimbalzi catturati significano più possessi e più opportunità di tiri: da qui ad avere il controllo della partita il passo è breve ma complicato, se saranno bravi a sviluppare questo concetto, per i Bulls comincerà una serie in discesa.
– Profondità di roster: sappiamo tutti quanto sia più alta l’intensità, soprattutto difensiva, nei Playoff rispetto alla stagione regolare. Avere la possibilità di contare su tanti giocatori per ruolo che possano giocare ad alto, altissimo livello per più minuti su una partita, alla fine andrà a fare la differenza; una panchina che vanta nomi come quelli di Mirotic, Brooks e Gibson è una cosa rara nell’NBA.
-Fame di vittoria: negli ultimi 10 anni i Playoffs sono sfuggiti ai Bulls solo una volta (2007/2008); sei volte eliminati al primo turno e solo una volta in finale di Conference, spazzati poi via nel 2011 da quegli Heat che poi avrebbero perso contro le famosi Finals contro i Mavericks di Nowitzki e Kidd. La marchiatura di “first round team” deve cominciare a bruciare parecchio. Se saranno bravi a tramutare questa pressione – che sicuramente la città di Chicago incute direttamente e non (grazie a quello che ha lasciato il numero 23)- in energia positiva, allora Milwaukee sarà solo una comparsa, ma per farlo dovranno prima di tutto non sottovalutare una squadra che non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare.
Punti deboli:
-Fragilità fisica: lo abbiamo detto, ma è doveroso ribadirlo. Le probabilità di infortunio in una stagione come questa sono dietro ogni angolo, vuoi per l’inerzia che ha preso la squadra quest’anno, vuoi per l’età media (con 28.5 anni è la sesta squadra più “vecchia” della lega) della stessa. Questo aspetto potrebbe condizionare i Bulls anche da un punto di vista mentale.
-Palle perse: Chicago è una squadra nella media da questo punto di vista (14.0 palloni persi a partita), ma nelle quattro gara disputate contro Milwaukee quest’anno la media si alza a quasi 17, sintomo che i Bulls, un minimo, subiscono la difesa più che discreta dei Bucks, in certi momenti oserei dire eccellente; la squadra di Kidd chiude la stagione regolare al primo posto per palle recuperate a partita con 9.6, a pari merito coi 76ers. La grande differenza? Milwaukee è terza per punti da contropiede, dietro solo a Goldenstate e Dallas, con 19,2 punti a partita.
Sfida giocatori chiave:
Micheal Carter Williams – Derrick Rose.
Khris Middleton – Jimmy Butler.
Per Nba Passion,
Nicola Siliprandi
Francesco Tarantino

