DeMar DeRozan ha sbottato ancora, dopo l’umiliazione per mano dei Minnesota Timberwolves: la star dei Chicago Bulls è infelice della situazione attuale, la squadra non difende, ha perso la zona playoffs e al momento si trova a convivere con l’altro primo violino della squadra, Zach LaVine, che dopo la firma del max contract in estate, sembra aver perso le giuste motivazioni per ripetersi.
I Chicago Bulls navigano in brutte acque e il fatto di non avere la scelta 2023 se cadesse dopo le prime quattro, sta portando la dirigenza a valutare bene la strada da percorrere. A 33 anni, dopo una stagione sbalorditiva, DeRozan potrebbe allora essere il sacrificato per tirare i remi in barca, perdere il maggior numero di gare possibile, per arrivare con un buon piazzamento alla lottery, e per ottenere scelte al draft.
2 anni di contratto, con il secondo totalmente garantito da 28.6 milioni di dollari e l’attuale a 27.3 milioni. Nel 2024 sarà Unrestricted free agent all’età di 35 anni, motivo per cui DeMar DeRozan vuole sfruttare le sue attuali chance per giocare ancora nei playoffs e farlo da protagonista. PS nel contratto nojn è prevista una clausola trade bonus per cui non riceverà un bonus o aumento di contratto in caso di scambio.
Andiamo a vedere quali squadre hanno mostrato fino ad ora un interessamento nei confronti dell’ex Raptors e Spurs.

Ma a maggio, mentre i Playoff entravano nel vivo, da qualche parte a Chicago, un ragazzo stava piangendo mentre le sue mani tenevano con presa salda il trofeo più agognato di tutta la NBA. Aveva lo sguardo rivolto a sua madre, seduta in prima fila, e le stava dedicando quel trofeo. A lei che lo aveva ispirato. Derrick Rose ne aveva viste di cose nella sua vita. Padre assente, mamma che come per Isiah Thomas allontanava le gang col fucile e nonna ai fornelli a fargli il pollo per cena. Il southside di Chicago non teme nulla e nessuno, anzi. Per Derrick però le cose divennero presto diverse: stella splendente del firmamento a Simeon HS e poi si segue John Calipari a Memphis.
Ci si stupisce dell’impresa di Westbrook delle due triple doppia di fila, che se vogliamo ben guardare, vediamo anche quanto è favorito dai compagni, soprattutto a rimbalzo dove a volte fanno proprio finta di non andarci nemmeno. Ma quello che erano i Bulls in quegli anni rendeva Rose ancora più forte e lui era il motore irrefrenabile di Coach Tom Thibodeau. La velocità di movimenti, l’hang time, le scelte. Era spaziale, irriverente in certe frazioni di gara, i playmaker avversari il più delle volte lo vedevano prendere l’apertura, tempo di sbattere le palpebre ed era al ferro contro un lungo che nulla poteva fare per stopparlo. Non c’era storia con lui. Ed era una persona di statura “normale” che affrontava “cristoni grandi e grossi per 48 minuti”. Come Iverson.






