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Timberwolves, Edwards carico: “Abbiamo un vantaggio non avendo scambiato nessuno”

di Simone Massari

Un’estate insolitamente tranquilla ha accompagnato i Minnesota Timberwolves verso il training camp, con Anthony Edwards stella della squadra e nessuno scambio clamoroso, nessuna rivoluzione in dirigenza. Solo la conferma dei contratti di Julius Randle e Naz Reid, con l’unica uscita di Nickeil Alexander-Walker in free agency. Sette degli otto giocatori principali della squadra finalista della Western Conference nel 2024/25 sono ancora a roster: una rarità per un’organizzazione che negli anni scorsi aveva spesso vissuto turbolenze.

La parola d’ordine è stata stabilità, come ha sottolineato Donte DiVincenzo. “L’anno scorso sono arrivato all’ultimo momento, ora invece ho vissuto un’estate intera qui con la mia famiglia. È stato bellissimo, una sensazione di benessere e continuità”. Una continuità che il presidente Tim Connelly ha voluto rimarcare: “È difficile essere produttivi quando fuori dal campo non c’è stabilità. Noi invece ci crediamo, e questo conta”.

Sul parquet, Randle ha ricordato con ironia le prime difficoltà di convivenza tecnica con Anthony Edwards, quando entrambi finirono nello stesso spazio in post durante una delle prime azioni della scorsa stagione: “Ci siamo guardati e abbiamo detto: ‘Amico, cosa stiamo facendo?’. Poi abbiamo imparato a darci spazio, a capire quando essere aggressivi e come rendere la vita più facile ai nostri compagni. Entrambi sappiamo segnare e passare, e la nostra alchimia è cresciuta strada facendo”.

Ed è proprio Edwards ad aver fissato l’obiettivo per l’avvio della nuova annata: “Credo che abbiamo un vantaggio per partire forte. Altre squadre hanno fatto tanti scambi e useranno la preseason per adattarsi, mentre noi siamo insieme dall’anno scorso. Tutti siamo arrivati presto al training camp, e devo ringraziare i miei compagni per la serietà con cui ci stiamo preparando. È stato bellissimo vederli già in palestra”.

Il coach Chris Finch, alla quinta stagione consecutiva sulla panchina, si prepara a guidare un gruppo maturo e rodato, con l’ambizione di trasformare la stabilità in un trampolino per tornare subito tra le prime della Western Conference.

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