L’allarme per il picco di infortuni raggiunto dopo appena un mese di stagione regolare lo ha lanciato Steve Kerr, head coach dei Golden State Warriors che in realtà sono stati risparmiati in questo primo mese abbondante, a parte un problema per Jonathn Kuminga.
Golden State ha perso per 121-113 in trasferta contro gli Orlando Magic privi di Paolo Banchero, una partita in cui Steph Curry e Jimmu Butler hanno combinato per 67 punti e il resto della squadra, da Draymond Green in giù, non ha cavato un ragno dal buco mentre invece Orlando ha mandato 7 uomini in doppia cifra con 23 punti di Desmond Bane e 21 punti dalla panchina di Anthony Black.
Prima della partita, Steve Kerr ha commentato l’ondata di infortuni che ha colpito tanti giocatori e star NBA dall’inizio della stagione. In due giorni ad esempio, i San Antonio Spurs hanno perso Victor Wembanyama e Stephon Castle per almeno 2-3 settimane, Giannis Antetokounmpo ha schivato guai peggiori con un leggero stiramento inguinale ma resterà fermo due settimane. Altri giocatori come Ja Morant, Banchero stesso, OG Anunoby, Anthony Davis, Jrue Holiday, Dylan Harper e Jalen Green sono tutti ai box per problemi muscolari.
“Il mio staff mi dice che il ritmo a cui si gioca, la velocità e i viaggi sono tra i fattori che aumentano il rischio di farsi male” ha detto Kerr “In tutta la NBA s’è ormai capito che è molto più facile segnare se batti il tuo avversario in velocità, in transizione. E ora siccome lo fanno tutti, i ritmi sono forsennati, in difesa bisogna coprire tutta la metà campo perché tutti tirano da tre, i giocatori corrono di più e più veloci che mai. E c’è praticamente una partita ogni sera, non è semplice da gestire“.
Steve Kerr incolpa in parte il calendario troppo fitto e le troppe partite, che sono e resteranno 82 per il futuro, senza alcuna riduzione neppure da discutere dice la NBA. “Noi non abbiamo potuto ad esempio fare un singolo allenamento in tutto questo giro di trasferte (5 partite, ndr) in 8 giorni. Niente allenamenti, solo partite e partite e ancora partite. Non c’è tempo per allenarsi e non c’è tempo per recuperare. Quando giocavo capitava che ci fossero anche 4 partite in 5 giorni e già allora non andava bene, però poi avevi 4 giorni senza partite, c’era il tempo di avere un giorno libero e poi due di allenamento“.
Quindi il vero nodo che impedisce anche solo discutere di una riduzione delle partite: i soldi, gli interessi in ballo e i contratti TV astronomici. “Tutte le parti in causa dovrebbero mettersi d’accordo e prendere di meno. Auguri, nell’America del 2025. Figuratevi una compagnia quotata in borsa che dica, sapete, non ci interessa più di tanto delle nostre azioni, ci interessa di più di creare lavoro e rendere il nostro prodotto migliore. Non accadrà mai e lo sapete benissimo“.

