Sta tornando la free-agency e ogni anno nuove situazioni la rendono sempre più scottante, soprattutto quest’anno che molti nomi importanti saranno disponibili, oltre a giocatori che hanno influenzato la lega nell’ultimo decennio, dei fuoriclasse legati con un cordone ombelicale alle proprie franchigie, legame che però potrebbe traballare proprio quest’estate.

E’ il caso di Dwyane Wade  e Miami, infatti, la guardia da quando è stata draftata nel 2003, non ha mai cambiato maglia, anzi ha giurato amore eterno ad una città che lo accolto nel proprio cuore fino ad ergerlo quasi come una divinità per ogni abitante, addirittura Dwyane ha rinunciato a molti soldi e a parte del proprio ego per continuare a vincere, dimostrando a volte anche umiltà.

Miami, l'attacco non gira: 28esimi nella lega con 94.4 punti di media. Troppo pochi per sperare nei PO

Dwyane Wade

Quest’anno però, probabilmente infastidito da alcuni atteggiamenti della dirigenza, il giocatore ha detto di volere quaranta milioi in due anni, venti a stagione e non sarebbe disposto a scendere, accendendo i rumors di una sua possibile clamoroso partenza, un addio amaro che lascerebbe tutti a bocca aperta, il figlio che abbandona la madre che lo ha cullato, accudito e portato alla gloria solo per soldi. 

Questo però è il business e Miami non sembra essere nemmeno l’ombra della contender temuta da tutti e la voglia insaziabile di vincere al numero 3 non manca mai e sinceramente rendere giustizia ad una carriera come la sua non ha nulla di sbagliato.

Il mercato parte dal primo luglio ma il termine della relazione tra Wade e gli Heat sarebbe come la brutta fine di una fiaba che ci ha reso sempre fieri di questo sport.

Per NBA Passion,

Francesco Tarantino

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