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NBA, i quintetti all-time per Yahoo!: Brooklyn Nets

di Luigi Ercolani

Un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata da Yahoo Sports! ai migliori giocatori delle varie franchigie NBA. Questa volta andiamo alla scoperta di quali siano stati gli uomini che hanno segnato la storia dei Nets. Tra gli assenti spicca su tutti Drazen Petrovic, che disputò con la maglia dei Nets due stagioni e mezzo in cui registrò una media di 19,5 punti a partita.

Ecco il quintetto:

  • Jason Kidd
  • Vince Carter
  • Julius Erving
  • Buck Williams
  • Billy Paultz

PG: JASON KIDD

Jason Kidd contro i Mavs

Non si scampa, sempre lui. Chi scrive lo ha già trattato nella puntata dedicata ai Mavericks e il fatto che l’attuale coach dei Bucks sia il point man titolare di entrambi i team riesce a dare una vaga idea sul suo impatto nel basket pro made in USA. In ogni caso, per non correre il rischio di cadere nel banale o nel retorico, questa volta la teniamo più corta: Kidd arriva ai Nets dopo qualche annata a Phoenix in cui poteva essere più felice. Da un lato le cifre erano andate in crescendo rispetto al periodo di Texas, riuscendo a conquistare anche la leadership negli assist per tre anni di fila; ma dall’altra i Suns peccavano dei grossi limiti di mentalità che lo costrinsero sostanzialmente a predicare nel deserto. Nel 2001 poi arriva ai Nets, dove trova Richard Jefferson, Kenyon Martin e un coach competente (lo è tuttora, lo è sempre stato anche se nessuno gli ha mai dato una vera grande occasione) come Byron Scott. Risultato? Arrivano due Finals di fila, perse sì contro i Lakers di Bryant e O’Neal e gli Spurs di Ginobili e Duncan, ma pur sempre giocate. In seguito sono arrivati Vince Carter e Joe Johnson, ma i livelli di inizio millennio non sono stati più toccati e, piano piano, è sopraggiunta la mediocrità. Tuttavia non è un caso se con Kidd in cabina di regia i Nets hanno brillato come poche volte nella loro storia.

SG: VINCE CARTER

Vince Carter in palleggio

Cosa dire di lui? Uno avrebbe voglia di mangiarsi le mani per il talento che aveva e che ha sfruttato solo in parte. A Toronto era l’uomo simbolo contro la sua stessa volontà, mentre ai Nets ha diviso l’onere con Jefferson e Kidd potendo così dedicarsi a quello che amava fare di più, ovvero predicare basket in lungo e in largo alle genti assiepate solo vederlo. Atletico e tecnico, le sue giocate sono come un quadro di Goya, in cui chi si trova davanti allo schermo o alla tela non può non rimanere con qualcosa dentro, nel petto, anche quando non ce l’ha più sotto gli occhi. Ai Nets ha ballato tra i 27 punti di media del primo anno e i 20 dell’ultimo, oltre a contare circa 4 assist, 6 rimbalzi e una rubata a partita. Dopo il New Jersey, si traferisce un anno e mezzo a Orlando e mezzo a Phoenix, prima della riunione con il sodale Kidd ai Mavs. Considerato l’erede di Jordan per un momento, lui in realtà è semplicemente Vince Carter: Half Man – Half Amazing.

PF: BUCK WILLIAMS

Williams e il suo atletismo

Un dato: Williams è il primo realizzatore di tutti i tempi dei Nets, oltre ad essere stato un notevole smazzatore di assist e catture – rimbalzi (12.5 il suo massimo, numero ottenuto per ben due volte). Dopo il suo arrivo, la sua squadra vinse venti partite in più della stagione precedente. Tre volte all–star, rookie dell’anno nel 1982, due volte nel primo quintetto difensivo e altrettante nel secondo, fu all–NBA Second Team nel suo anno da sophomore.  Nelle sue prime sei stagioni ha giocato sempre tutte e ottantadue le partite di regular season esclusa quella del 1983-1984, dove ne disputò solo una in meno. Buck Williams è stato, negli anni ’80, l’uomo al servizio segreto dei Nets.

SF: JULIUS ERVING

Con quale invenzione avrà chiuso questa azione Julius Erving?

Con quale invenzione avrà chiuso questa azione Julius Erving?

“Doctor, doctor, can’t you see I’m burning, burning”. Per parlare di una tale leggenda abbiamo addirittura scomodato il brano dei Thompson Twins, uscito nel 1984 ad opera di un gruppo che faceva parte della cosiddetta “new wave”. Il fatto è che, da molti anni a quella parte, chi ha visto bruciare il Dottore sono stati soprattutto gli appassionati di pallacanestro di tutta America. Ovviamente non in senso letterale, ma metaforico, inteso come sacro fuoco agonistico. E se proprio vogliamo tenerci sul paragone, fu Erving stesso a rappresentare la “new wave” del basket statunitense: atletico ai limiti del funambolismo, Doctor J era in grado di fare quello che voleva, oltre a sapersi muovere in campo con una elasticità mista a determinazione mai vista prima e dopo, Micheal Jordan a parte. Diabolico nella capacità di inventare ogni volta numeri d’alta scuola, ha proliferato sia in campo che nella vita, dove ha avuto ben nove figli e due matrimoni. Se è nota la storia che la NBA rinacque dalla sua pessima reputazione grazie all’azione visionaria di David Stern, capace di cavalcare fin da subito (e con ottimi margini) la rivalità Bird–Magic, è altrettanto noto che i protagonisti della vicenda indichino Erving come il precursore del loro successo. Il Dottore che aveva tenuto caldi i pazienti.

C: BILLY PAULTZ

Paultz in azione contro i Lakers

Forse Kenyon Martin non avrebbe guastato, ma anche Paultz in fondo come scelta è condivisibile. Prima vera stella polare dei Nets, raggiunse 15.6 punti di media a cui bisogna sommare 11 rimbalzi. La sua sembra una storia scritta: nativo del New Jersey, college a St John’s e prima esperienza pro a due passi da casa: un po’ di romanticismo in un mondo sempre più commerciale ci vuole.

Per NBA Passion

Luigi “Condor” Ercolani

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