Zach Lowe di Grantland ha voluto classificare tutti i loghi delle franchigie NBA, dal peggiore al migliore. Al quattordicesimo posto c’è quello dei New Orleans Pelicans che sono riusciti a creare un logo ricco di riferimenti alla propria città e tradizione, anche se il risultato è un pò troppo pieno di elementi
15. NEW ORLEANS PELICANS
Tutti si aspettavano che questo logo fosse un bust. Lo stesso Richardson, il designer che lo ha progettato: “Mi sono detto ‘Santo cielo, come si fa a chiamare una squadra Pelicans?’ ” commenta ridendo “‘E’ stato Mr Benson (il proprietario) a volerlo’ “.
Anche il creative services director dei Golden State Warriors, Jason Lim, conferma la difficoltà per i designer di trovare un logo rappresentativo per un nome del genere “Quando hanno annunciato che si sarebbero chiamati Pelicans, ogni designer che conoscevo ha detto ‘Oh mio dio, questo è davvero difficile da realzzare’ “.
Richardson però ce l’ha fatta. L’uccello è immediatamente identificabile come un pellicano e lo sguardo minaccioso con il becco rosso sangue trasmette quella giusta aggressività che deve mostrare una mascotte NBA. Questo è uno degli unici due loghi in cui il nome della città è scritto a caratteri più grandi di quello della squadra: Richardson ha inserito “New Orleans” sopra le ali per riuscire a creare l’effetto di un pellicano che vola sopra una città rinata dopo l’uragano Katrina.
“Sono rimasto sorpreso e colpito dalla soluzione trovata” afferma Lin. La fleur-de-lis, simbolo di New Orleans, è posizionato d in cima al logo come un tappo perfetto. La franchigia inoltre è stata intelligente a scegliere colori legati alla città e un font che richiama la festa del Mardi Gras, evento noto anche a chi non vive in Louisiana. Ogni cosa trasmette lo stesso messaggio: questa squadra appartiene a questa città.
L’unico difetto di questo logo è dovuto al fatto che è un po’ troppo pieno. Anche il pallone è composto da due colori diversi: il disegno crolla su sé stesso quando viene compattato per le patch “E’ qui che entra in gioco il logo secondario” spiega Richardson “e il risultato è che si tratta di due loghi grandiosi. Soprattutto la fleur-de-lis”.



