Home NBA, National Basketball AssociationDentro gli Harlem Globetrotters: intervista a Zeus McClurkin

Dentro gli Harlem Globetrotters: intervista a Zeus McClurkin

di Luigi Ercolani
Zeus a Cremona, una delle tante città toccate nel tour

Zeus a Cremona, una delle tante città toccate nel tour

Tempo fa, in occasione del tour italiano degli Harlem Globetrotters, tutta la comunità BSL ha avuto una piacevolissima sorpresa. Grazie alla mediazione di coach Fabrizio Baffetti, (Baffo, per tutti) alla palestra Rodriguez è venuto a far alla famiglia del Basket Save my Life San Lazzaro visita Julian “Zeus” McClurkin, che da qualche stagione milita stabilmente nel roster della leggendaria formazione statunitense.
L’atleta a stelle e strisce, modi molto cortesi e sensibilità unica, nell’arco della giornata come locailità aveva già toccato prima Milano e poi Pistoia. Nonostante ciò, inizialmente si è fermato sul nostro parquet, deliziando il pubblico presente con qualche esibizione con la palla a spicchi in mano e coinvolgendo varie volte anche i piccoli e le piccole BSL che erano presenti, e successivamente si è concesso per qualche domanda di rito. Presenti anche il presidente e l’addetto stampa del progetto che ininterrottamente da undici anni porta la squadra americana in tournée in Italia, e il cronista del Resto del Carlino Giacomo Gelati.

Per cominciare, una curiosità: perché il soprannome “Zeus”?
Per la mia schiacciata: sembra una saetta, per cui al momento di scegliere un soprannome (i Globetrotters non scendono in campo con il loro nome di battesimo, scelgono un soprannome, ndr) mi sono ispirato alla mitologia e ho scelto Zeus, che era il nome del dio del tuono.

Quante partite prevede il vostro tour?
Sono 310 partite. È stressante, certo, ma non tanto come si potrebbe credere. E poi siamo tanti giocatori, per cui c’è ricambio.

È la tua prima volta a Bologna?
Sì. Gli Harlem Globetrotters sono venuti varie volte, ma a Bologna è la prima volta. Penso che l’ultima sia stata nel 2012 o nel 2013, ma io non c’ero.

Come ti trovi a giocare in Italia?
Benissimo! Gli italiani conoscono il buon basket, per cui noi tutti dobbiamo impegnarci e sforzarci per rendere lo spettacolo all’altezza.

Il tour con la tua squadra che paesi tocca, oltre all’Italia?
Regno Unito, Turchia, Germania, Danimarca, Francia, Olanda, Russia… Giocando tante partite è difficile che ci sia un paese in cui ci esibiamo.

Come sei entrato negli Harlem Globetrotters?
Ho fatto due anni all’università di North Carolina A&T State, poi, come succede per le squadre NBA, sono venuti a vedermi degli scout e ho fatto dei try-out.

Questo ci dà uno spunto. Ci racconti di te, della tua storia?
Io sono nato in Ohio, in una piccola cittadina. A scuola ho fatto tanti sport, dal football al calcio, dal baseball al nuoto fino al tennis, e mi sono avvicinato al basket relativamente tardi. Quando ho preso in mano la prima volta la palla da basket, nessuno credeva potessi farcela, non ero molto bravo e dicevano che non avevo killer instinct e che non giocavo duro. Ora invece sono qui: per questo tutti possono potenzialmente degli Harlem Globetrotters, anche qualcuno dei ragazzini che erano in palestra poco fa.
Chi è il tuo giocatore preferito?
Nessun dubbio: mio fratello maggiore, Robert McClurkin.

Dopo l’intervista, Julian (pardon, Zeus) si è fermato altri dieci minuti per firmare autografi e fare foto, non negandosi a nessuno. Il suo fare gentile, coinvolgente e disponibile, malgrado lo stress del viaggio, ha positivamente segnato il pomeriggio dei piccoli e delle piccole BSL che hanno partecipato. I tanti sforzi (da entrambe le parti) per favorire questo incontro sono stati decisamente ben ripagati.

Luigi Ercolani

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