All’AT&T Center di San Antonio, Texas, si sono affrontate due squadre agli antipodi: i padroni di casa, gli Spurs, desiderosi di vincere per continuare la serie positiva di 3 vittorie consecutive, seppur senza due dei loro uomini più importanti come Kawhi Leonard e Manu Ginobili, assenti per dei piccoli problemi fisici e, quindi, tenuti fuori precauzionalmente; gli ospiti, i Philadelphia 76ers, che, per scelte dirigenziali (discutibili o no) stanno disputando un’altra stagione di tanking, cercando di ottenere una scelta più alta possibile e, quindi, senza ambizioni di vittoria.
Nonostante ciò, lo spettacolo che va in scena rischia di mischiare tutte le carte, con gli ospiti che nel finale di partita, mettono in seria difficoltà i texani super favoriti.
Gli Spurs, infatti, dopo un ottimo primo e terzo quarto, dove con un gran ball movement e un’alta percentuale al tiro, riescono a realizzare un parziale che li porta sul +19. Pensando di aver già vinto la partita, la squadra di Gregg Popovich si rilassa e getta nella mischia le seconde e terze linee. Come già successo svariate volte in questa stagione, c’è un totale blackout mentale che permette agli avversari di rientrare in partita e mettere a serio rischio la vittoria: i Sixers mettono in campo una forte grinta e una forte voglia di evitare l’umiliazione e, grazie anche ai 21 punti e 12 rimbalzi finali del rookie Jahlil Okafor, riescono a tornare sul -4 quando mancano una manciata di minuti al termine dell’ultimo periodo.
Il pubblico dell’AT&T Center si spazientisce e inizia a volare anche qualche fischio dalle tribune, con lo scopo di dare la scossa ai giocatori in campo. La reazione, anche se non molto convincente dal punto di vista del gioco, avviene e gli Spurs riescono, in un modo o nell’altro, a portare a casa la vittoria per 92-83, molto più sofferta di quanto immaginato alla vigilia.
I trascinatori dei nero-argento sono stati LaMarcus Aldridge, autore di 17 punti e ben 19 rimbalzi, e, inaspettatamente, Kyle Anderson. L’ex rookie di UCLA è stato schierato a sorpresa da Popovich nello starting five per sostituire Leonard ed è riuscito a ripagare a pieno la scelta del suo allenatore. Anderson, infatti, ha giocato la miglior partita della sua carriera, riuscendo ad essere efficace su entrambe le metà del campo e tirando, anche dalla lunga distanza (2-2), con una buona percentuale (4-9 dal campo), che gli hanno permesso di segnare 10 punti, conditi da 7 rimbalzi, 3 assist, 3 rubate e 1 stoppata. Si è visto anche un buon Tony Parker, il quale sembra che stia tornando quel giocatore capace di portare la sua squadra a vincere ben quattro anelli NBA. Anche il giovane Ray McCallum si è messo in mostra nella partita di oggi, dimostrando di essere un buon sostituto nello spot di playmaker.
Tra i Sixers, invece, ha colpito molto Okafor. Il rookie di Duke ha mostrato tutto il suo repertorio di movimenti dal post, seppur fosse marcato da un grandissimo difensore come Tim Duncan (sempre immenso, con i suoi 15 punti, molti dei quali nel finale caldo di partita). Il giovane lungo ha saputo reggere il confronto con il suo avversario diretto mettendolo in grandissima difficoltà e mostrando anche discreti miglioramenti sul suo range di tiro (si è preso con successo anche qualche jumper dalla lunetta). Buona prova anche da parte di Jerami Grant, che con le sue triple ha permesso alla sua squadra di rientrare in partita. Hanno deluso molto, invece, le prestazioni di Nick Stauskas e di Nerlens Noel. Il primo ha giocato 18 minuti, conclusi con 0 punti (0-6 al tiro), 0 rimbalzi, 0 assist e 2 turnovers, risultando un danno per la sua squadra, mentre il secondo, tenuto in campo da coach Brown per ben 31 minuti, è risultato impalpabile sin dalle prime battute del match, senza riuscire a imporre il proprio fisico all’interno del pitturato.
MVP DELLA PARTITA: LaMarcus Aldridge.
PEGGIORE IN CAMPO: Nick Stauskas.
MENZIONE SPECIALE: Tim Duncan ha superato il suo maestro e amico David Robinson nella classifica all-time per stoppate in carriera, raggiungendo il 5 posto in questa speciale classifica. L’ennesimo record per questo grande campione.
TABELLINI
Per NBA Passion,
Giuseppe Fagnani (@dartfagnans)


