Lo sport ci ricorda continuamente che essere un giovane con un talento fuori dal comune non è assolutamente abbastanza per affermarsi e diventare un grande giocatore. Ne sono la prova le svariate storie di talenti apparentemente sul punto di esplodere, ma che alla fine si sono persi a causa di infortuni, di vicende extra-sportive o semplicemente di contesti inadatti. In generale si può dire che ogni volta che ci si affida ad un giovane talento si tratta sempre e comunque di un’autentica scommessa, perché la crescita di un singolo giovane è un processo delicatissimo, influenzabile da un’enormità di incognite e perciò dall’incalcolabile difficoltà. Ma se si deve crescere praticamente un’intera squadra? Ecco, lì il discorso si complica ulteriormente.
E’ il caso dei Portland Trail Blazers, squadra giovanissima (età media di appena 24 anni) e completamente rinnovata durante la passata off-season, che sta ottenendo risultati molto migliori rispetto alle aspettative, continuando però ad alternare momenti positivi e negativi nel giro di una singola partita, o addirittura di un singolo quarto.
Nella notte tra mercoledì e giovedì la squadra di Coach Stotts ha ospitato gli Atlanta Hawks, subendo una bruciante sconfitta per 104-98, in una partita in cui è parsa evidente la “bipolarità” cestistica dei padroni di casa, capaci di alternare momenti di ottima pallacanestro a veri e propri periodi di vuoto mentale in cui la squadra sparisce dal campo. Basti pensare al parziale di 22-11 subito tra primo e secondo quarto, nel quale i Blazers hanno tirato un rivedibile 4/21 dal campo, e al controparziale di 13-2 avvenuto subito dopo e che ha riaperto una partita che sembrava indirizzata verso la squadra capitanata da Paul Millsap.
A questo punto la domanda è lecita: quali sono i veri Portland Trail Blazers? Ovviamente la verità sta nel mezzo, e non poteva essere altrimenti in uno sport come il basket, nel quale parziali positivi e negativi si alternano continuamente. Nessuna squadra è in grado di mantenere lo stesso livello di intensità per 48 minuti a sera, men che meno una composta da giocatori così poco navigati. Adesso non è (ancora) il momento di tirar le somme, perché la pazienza è probabilmente l’ingrediente più importante per la realizzazione di un progetto costruito intorno a giovani talenti.
Solo il futuro potrà rivelare a tutti noi la verità, nel frattempo questa notte i Blazers hanno vinto e convinto contro i Kings, agguantando momentaneamente l’ottavo posto ad ovest nonostante un roster a dir poco inesperto. In tutto questo i miglioramenti sono evidenti, ma si tratta del proverbiale “fuoco di paglia” o dei primi frutti della scommessa fatta quest’estate dal front-office dei Blazers? Ai posteri, o meglio al campo, l’ardua sentenza.
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