Allenare i Los Angeles Lakers in questo periodo storico non dev’essere proprio un compito facile, per usare un eufemismo. La prestigiosa franchigia gialloviola viene da diverse stagioni disastrose, in cui è stato toccato il fondo, inanellando diversi record negativi. Così, per rianimare una piazza pervasa dal pessimismo cosmico e rattristata dal ritiro del totem Kobe Bryant, è servita una netta inversione di marcia, un autentico cambio di guardia.

Luke Walton a confronto con Steve Kerr.
Dato il benservito a Byron Scott (anche se qualcuno ci ha pensato due volte), il front office si è subito messo alla ricerca del nuovo head coach: Ettore Messina, Kevin Ollie, David Blatt e molti altri nomi sono stati accostati alla autorevole quanto ‘scomoda’ panchina, ma alla fine solo uno dei tanti candidati ha avuto la meglio. Trattasi Luke Walton, assistente allenatore del condottiero dei Golden State Warriors, Steve Kerr. Un vecchio cuore lacustre, visto che da giocatore ha militato nella Città degli Angeli per ben 9 anni vincendo due titoli, un timoniere che dovrà risollevare le sorti di una squadra da troppo tempo stagnante in un mare di disgrazie.
Con questa mossa i Lakers hanno voluto imprimere alla rebuilding una nuova impronta, a spasso con i tempi che corrono. Walton è giovane (ha solo 36 anni) è molto apprezzato dall’ambiente e ha lavorato accanto al rivoluzionario Kerr, prendendo per un certo periodo le sue redini. Ma soprattutto, è uno che ha in testa idee moderne e fresche che potrebbero portare al tanto sospirato rinnovamento.
Lo stesso allenatore ha già fatto capire di non voler applicare il famigerato triangle offense, sistema d’attacco del suo ‘mentore’ Phil Jackson. Walton cercherà invece di impartire ai suoi uno stile di gioco di marchia Warriors. Sicuramente D’Angelo Russell non è Stephen Curry e Julius Randle è un altro giocatore rispetto a Draymond Green: tuttavia mettendo insieme diversi ingredienti si può creare una ricetta che potrà portare dei benefici. Walton imporrà ai suoi ritmi alti, si impegnerà molto nell’indicare i movimenti giusti da fare e nel creare spaziature per per agevolare il giro-palla, Sicuramente verrà data più importanza al tiro dal perimetro e allo stesso tempo bisognerà mettere in piedi un sistema difensivo valido, visto che quello messo in scena finora è stato nullo.
Per realizzare tutto ciò però servirà ovviamente un roster adatto. Tutto passerà dal draft, dove i Lakers possono ottenere la scelta protetta (è una top 3): se pescheranno la 1 o la 2, i californiani potranno beneficiare del talento emergente di Ben Simmons o Brandon Ingram, mentre tutto è da vedere se beccheranno la terza scelta. In seguito nella free agency si cercherà di pescare gli elementi utili per concretizzare la corrente di pensiero del coach. Molto dello spazio salariale a disposizione verrà impiegato per rinforzare il pacchetto esterni. Se Russell verrà impiegato come playmaker, verrà cercata una guardia tiratrice pura, specializzata nella difesa e brava nell’infilare triple quando servirà; al contrario potrebbe essere ingaggiato un regista in caso di utilizzo del giovane nella posizione di SG. Sarà importante trovare anche un centro in grado di dare un gran supporto alla retroguardia e in possesso di doti di passatore. Per aggiungere alla squadra pedine che serviranno, non è affatto da escludere delle ipotesi di trade.
Per plasmare i nuovi Lakers tuttavia ci vorrà del tempo, tanta pazienza e un progetto ambizioso, studiato nei minimi dettagli. Il buon Luke non ha la bacchetta magica, sicuramente commetterà qualche errore dovuto alla ‘gioventù’, ma la fiducia nei suoi confronti è tanta. Tutto l’ambiente crede in lui, anche se la strada è piena di ostacoli: la spinta dell’effetto Walton è realmente in grado di poter agevolare la risalita.

