
Earl Boykins a Denver
“Sarà pur vero che tutti i nani sono bastardi, ma non tutti i bastardi sono nani”.
Battute finali dell’episodio pilota di “Game of Thrones”, il virgolettato in questione appartiene a Tyrion Lannister, la cui splendida interpretazione offerta da Peter Dinklage da lì in poi ne farà uno dei personaggi prediletti. E cosa c’entri una delle serie tv più seguite e amate del momento con la NBA è presto detto.
In due parole, Earl Boykins. Nativo di Cleveland, Ohio, point guard da sbarco che più da sbarco non si può, un metro e un barattolo di Nutella distante dal terreno. E, come la Nutella, maledettamente godibile al momento della fruizione (leggi: sul parquet). Goduria prolungata, visto che il nostro ha più zigzagato tra i campi della Lega per circa dodici anni, con dieci maglie cambiate e un minimo di continuità sono ai Nuggets, quelli che cercavano di cogliere il primo ‘Melo.
Esercizio facile, ai limiti del banale, ricordare come sir Earl abbia tenuto botta (e l’espressione non è casuale, considerate le tranvate che spesso e volentieri si vedono in NBA) tra i pro americani: scienza e incoscienza. “Scienza” intesa come tecnica: la coordinazione prodigiosa, il ballnadling in stile yo-yo, l’esitazione per guadagnare quel minimo di spazio in più che fa tutta la differenza del mondo tra due punti segnati e una mannaiata presa in pieno, il repertorio di finte e piroette, i passaggi immaginifici, il tiro mortifero, il palleggio elettrico, nervoso. “Incoscienza” come coraggio di buttarsi dentro nel pitturato, senza timori, a contro gente che in linea teorica se lo sarebbe dovuto togliere di torno come noi faremmo con i moscerini della frutta in primavera, facendo valere una volta di più la sensibilità dei polpastrelli, il controllo, i movimenti da cobra, con quelle rapide e secche a sostenerlo sempre malgrado la perenne impressione di giocare in bilico, come un funambolo, dando sempre l’idea di essere lì lì per scivolare, e scivolando poi sì, ma tra gli avversari. Sgusciando.

Earl contro Allen
Così, quando siamo accorti che Earl Boykins qualche giorno fa ha scritto 40 sulla sua carta d’identità non abbiamo farci voluto sfuggire l’occasione di celebrarne le gesta e ravvivarne il ricordo. Boykins ha finito i trascendere i confini che il gioco fisico moderno impone, lui tutto cuore, come d’altronde ha fatto anche quell’Allen Iverson con cui, a causa dell’umorismo del fato, condivide anche il segno zodiacale, nella fattispecie i Gemelli (che è anche quello di chi scrive, peraltro, ma questo è solo un dettaglio). Più si ripercorre la carriera di entrambi e più tornano in mente le parole con cui il Tyrion Lannister di cui sopra sferza un giovane Jon Snow: “Trasforma chi sei nella tua forza, così non potrà mai essere la tua debolezza. Fanne un’armatura, e non potrà mai usata contro di te”. Non potremmo trovare modo migliore per descriverli sul parquet.
PS: se vi avanza tempo e voglia, provate a indovinare poi di che segno è Peter Dinklage. Facile, dai…
Per NBA Passion,
Luigi Condor Ercolani
Fourth Quarter

