Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsChicago BullsQuando il richiamo della terra natia è troppo forte

“Home is where your heart is”.

Sì, in un certo senso la propria casa, la propria dimora, è quella dove si lascia un pezzo di cuore. Dwyane Wade, ad esempio, è rimasto legato visceralmente ai Miami Heat, franchigia che lo ha fatto entrare in NBA, che lo ha fatto crescere, che lo ha fatto vincere. Almeno fino a quando il richiamo della terra natia non è stato così forte da non poter essere ignorato: Flash, dopo un lunga tira e molla, ha ceduto alle tentazioni dei Chicago Bulls, lasciando la Florida dopo 13 anni.

Dwayne Wade con la casacca dei Miami Heat.

Dwayne Wade con la casacca dei Miami Heat.

Il richiamo della terra natia, sì, quello a cui non si può dir di no. Quando una persona viene al mondo e matura umanamente in una determinata città, è normale che si affezioni, che ci metta le radici: è stato così per Wade che a 34 anni ha deciso di far ritorno in patria, dove aveva lasciato l’altro pezzo del suo cuore. Ha sempre dato tutto per gli Heat, mostrando grande professionalità, grande attaccamento alla maglia e ad un’intera comunità, senza mai dire uscire fuori dai binari. Dalla franchigia voleva un po’ di riconoscenza, una sorta di ricompensa per tutti i ‘sacrifici’ che lui stesso ha fatto per venire incontro alle esigenze di squadra: Pat Riley è stato fermo sulle posizioni, non alzando l’asticella.

A quel punto di fronte a questo scenario, ha ascoltato le proposte provenienti dalle altre franchigie: Milwaukee Bucks, Denver Nuggets e appunto Bulls. Ma come è noto, non c’è stata partita. La guardia ha deciso di fare una vera e propria scelta di vita, rispondendo alla chiamata alle armi del team dell’Illinois. Chi non vorrebbe giocare per la squadra del proprio posto d’origine? Vero, l’offerta in termini economici è più vantaggiosa rispetto a quella di Miami, ma non troppo: se avesse voluto monetizzare, avrebbe accettato la proposta dei Nuggets, la più remunerativa (contratto biennale da 52 milioni di dollari). Semplicemente, ha voluto accettare una nuova, intrigante ed affascinante sfida.

Insieme a Jimmy Butler e all’altro nuovo arrivato Rajon Rondo, Wade formerà un buon ‘big three’ che dovrà trainare i Bulls nel corso dell’intera stagione, cercando di fare quanto bene possibile. Il classe 1982 darà una mano con dei lampi del suo sconfinato talento in quella che sarà la sua ultima avventura. Fare bene quest’anno in modo da attirare qualche grosso free agent nella offseason 2017, per rinforzare ulteriormente il roster: questo presumibilmente sarà l’obiettivo primario.

Ovviamente i tifosi degli Heat saranno delusi, tristi ed un po’ arrabbiati. Ma non devono disperare: sarebbe stato pesante per il futuro della squadra accollarsi un altro contratto oneroso, perchè prima o poi bisognerà rifondare. Riley, con la sua sapienza e la sua diligenza, avrà sicuramente in testa le mosse da apportare per dar via ad un nuovo corso. Quindi, in fin dei conti, la dolorosa separazione porterà benefici ad entrambi.

Insomma, il concetto è chiaro. Wade ha chiuso l’esperienza nella sua amata East Coast riabbracciando la ancora più cara Windy City perchè, come ha dichiarato: “Non ho mai dimenticato da dove vengo”. Tutto perfettamente comprensibile.

 

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